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Il fenomeno del déjà vu

Il fenomeno del déjà vu è complesso quanto affascinante. Nel presente articolo verranno delineate le teorie che hanno cercato di analizzarlo e comprenderlo.

il fenomeno del déjà vuQuasi due terzi di noi hanno sperimentato il déjà vu almeno una volta nella vita. E l'incontro, a volte, è così inquietante, da non riuscire a dimenticarlo.

Visiti la casa del tuo amico per la prima volta. Mentre entri nella sala da pranzo, tutto sembra stranamente familiare. La particolare disposizione dei tavoli e delle sedie, il profumo della torta di mele appena sfornata, anche la vista dell'ornamento appeso al muro sembra richiamare uno strano senso di familiarità, come se fosse già stato visto in passato.

Percepire questo sembra strano perchè sembra coreografato, ma in realtà sai che tutto sta accadendo per la prima volta.

Déjà vu è un termine francese che significa letteralmente “già visto”. È definito, colloquialmente, come una sensazione soggettiva che porta l'individuo a percepire la situazione come già vissuta anche se, effettivamente, si sta verificando per la prima volta.

La familiarità è, infatti, la pietra angolare di questo fenomeno.

Una breve storia del déjà vu

Storicamente, il più antico racconto dell'esperienza di déjà vu è riferito a Sant'Agostino nel 400 d. C., che lo chiamò “falsae memoriae”.

Il termine déjà vu fu usato per la prima volta da Emile Boirac nel 1876 sulla sua rivista “Philosophique”, in cui menzionava “le sensation du déjà vu” per ricordare questa esperienza nella sua lettera al direttore.

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Tuttavia, il termine déjà vu non fu riconosciuto nella comunità scientifica fino a 20 anni dopo, nel 1896, quando F.L.Arnaud, un neurologo francese ha proposto di utilizzarlo nel contesto medico.

Ha presentato un caso in un incontro scientifico della Societe Medico-Psychologique, descrivendo il caso di Louis, un ragazzo di 34 anni che soffriva di amnesia dopo essere stato infettato da malaria cerebrale.

Dopo essersi ripreso dalla malattia, fu riferito che Louis aveva un vago senso di familiarità con tutto ciò che incontrava, compresi gli eventi che erano chiaramente unici e mai accaduti in passato.

Le numerose teorie per spiegare questo fenomeno vanno da un chiaroveggente “messaggio proveniente da Dio” alla “trasmissione neurale ritardata”.

La questione però rimane, questa esperienza è normale o patologica?

In realtà nulla è scientificamente dimostrato per spiegare il suo verificarsi.

Poiché è descritto come una sensazione che si verifica improvvisamente e dalla durata breve, gli scienziati hanno difficoltà a studiarlo. È stato collegato alla memoria, alla demenza e persino all'epilessia.

I recenti progressi nell'imaging cerebrale e nella psicologia cognitiva hanno ristretto le teorie che tentano di spiegare questo fenomeno. Adesso ne verranno presentate alcune più nel dettaglio.

Le teoria della doppia elaborazione

La teoria della doppia elaborazione ha luogo quando due percorsi cognitivi che dovrebbero verificarsi simultaneamente vanno fuori sincronia.

Due percorsi cognitivi comuni, che dovrebbero essere ben coordinati, sono la familiarità ed il recupero. Questo in pratica significa che qualcosa deve essere familiare per poterlo ricordare.

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Ad esempio, mentre stai visitando la casa del tuo amico, il suo cane abbaia improvvisamente mentre entri nella sala da pranzo.

Mentre senti il cane abbaiare, il tuo cervello elabora anche altre informazioni che percepisci, come il profumo della torta di mele, la disposizione dei tavoli e delle sedie e l'ornamento appeso al muro.

Tutte queste informazioni vengono elaborate dal cervello in un singolo momento di accadimento. Tuttavia, nella teoria della doppia elaborazione, si sostiene che vi sia un leggero ritardo nell'elaborazione di una delle informazioni che vengono fornite al cervello.

A causa di questo ritardo, le informazioni vengono elaborate come se gli eventi non avvenissero nello stesso momento. Il risultato finale è un falso senso di familiarità con uno degli eventi, come se fosse già successo.

Teoria degli ologrammi

Si ipotizza che la memoria sia immagazzinata nel nostro cervello sotto forma di ologrammi, in cui un frammento è necessario solo per ricordare l'intera immagine.

Ad esempio, il tuo cervello ha identificato l'ornamento nel muro della casa del tuo amico come un qualcosa che richiama situazioni, cose o persone del passato.

Forse te lo ricordi dalla casa di tuo cugino. Tuttavia, il tuo cervello ha già elaborato l'intero ricordo dell'ornamento, senza identificarlo, lasciandoti con un vago senso di familiarità senza ricordarlo veramente.

Nonostante tu non sia mai stato in questa casa, hai visto quell'ornamento, ma non riesci a identificare chiaramente da dove proviene la sensazione di familiarità.

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Questa teoria evidenzia pertanto che il déjà vu sia il risultato di una confusione di memorie passate piuttosto che un errore del presente.

Teoria dell'attenzione divisa

Questa teoria si basa sul presupposto che le percezioni simultanee di un singolo momento potrebbero suscitare il fenomeno del déjà vu.

Ciò si verifica quando il nostro cervello assume subliminalmente un certo aspetto dell'ambiente, un'osservazione particolare che distrae, distogliendo tutta l'attenzione dagli altri aspetti del momento o situazione che stiamo vivendo.

Quando la nostra piena attenzione ritorna, otteniamo quella sensazione di una vaga familiarità che si osserva nel fenomeno del déjà vu.

Come nel precedente esempio, la tua attenzione si sposta sulla torta di mele, ma non hai preso nota del cane che abbaia o dell'ornamento appeso al muro.

Sebbene il tuo cervello percepisca prontamente ciò che è evidente nella visione periferica, lo ha fatto al di sotto dei normali livelli di consapevolezza cosciente.

Quando finalmente allontani la tua attenzione dalla torta di mele, ti senti come se fossi stato lì prima perchè non stai prestando la massima attenzione.

Trasmissione neurale ritardata

Questa teoria afferma fondamentalmente che c'è un problema tecnico nella trasmissione di informazioni da un nervo all'altro.

A tal proposito, vengono descritti due tipologie di percorso.

Nel singolo percorso, c'è un leggero ritardo nell'arrivo di una singola informazione al cervello; questo si traduce in un falso senso di familiarità quando la trasmissione viene effettivamente consegnata.

Nel doppio percorso, uno dei percorsi viene rallentato dando come risultato una vaga sensazione di predizione. Un rapido cambiamento di messa a fuoco tra questi due percorsi potrebbe dare un senso dell'esperienza di déjà vu.

Questa teoria può essere testata scientificamente misurando le velocità di trasmissioni neurali, ma poiché il déjà vu è un'esperienza soggettiva breve, trovare soggetti da sottoporre al test è stato molto difficile.

Nonostante tutte queste teorie, il concetto moderno di déjà vu rimane elusivo. Sebbene i progressi della medicina moderna abbiano contribuito a respingere le teorie che tentano di spiegarlo, sono ancora necessarie ulteriori ricerche cliniche per spiegare la causa di questo fenomeno ampiamente diffuso e molto curioso.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

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