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Il ruolo del cuore nella psicologia sociale

Secondo recenti ricerche il cuore non è solo fondamentale per la sopravvivenza, ma anche per il modo in cui le persone si relazionano l'una con l'altra.

cuore psicologia socialeIl cervello ha goduto a lungo di uno status privilegiato come organo corporeo preferito dalla psicologia.

Questo ovviamente non sorprende visto che il cervello rappresenta l'istanza virtuale di tutte le operazioni mentali, dalla comprensione del linguaggio, all'apprendimento, alla memoria, alla categorizzazione degli elementi, alla previsione del futuro e via dicendo.

Discutere del cervello in psicologia è, metaforicamente, come discutere dell'importanza del denaro in economia.

Sorprendentemente, tuttavia, è il ruolo dell'intero corpo ad interessare la psicologia e la capacità delle parti interne ed esterne del corpo di influenzare e regolare le operazioni più intime della vita emotiva e sociale.

L'attività gastrica dello stomaco, ad esempio, corrisponde a quanto intensamente le persone provano sentimenti come la felicità ed il disgusto.

La manipolazione manuale di oggetti che variano in termini di consistenza e temperatura influenza i giudizi su quanto siano “calde o ruvide” le persone.

In aggiunta a questo la produzione di progesterone e testosterone da parte di ovaie e testicoli modellano i comportamenti di preferenza e di scelta nei diversi contesti e situazioni quotidiane.

Il riconoscimento da parte della psicologia dell'influenza del corpo sulla mente coincide con una recente attenzione al ruolo del cuore nella psicologia sociale.

Si è scoperto che il cuore non è solo fondamentale per la sopravvivenza, ma anche per il modo in cui le persone si relazionano l'una con l'altra.

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In particolare, la variabilità della frequenza cardiaca ( Heart Rate Variability, HRV), ossia la variazione dell'intervallo dei battiti del cuore, gioca un ruolo chiave nei comportamenti sociali che vanno dal prendere decisioni, regolare le proprie emozioni, far fronte allo stress e persino le performance accademiche.

La diminuzione di tale valore sembra essere correlata alla depressione e all'autismo e può essere collegata al pensare deliberatamente le informazioni.

L'aumento della variabilità della frequenza cardiaca, d'altra parte, è associato a maggiori abilità sociali come riconoscere le emozioni altrui e aiutare le persone a fronteggiare situazioni socialmente stressanti, come, ad esempio, pensare di tenere un discorso pubblico.

Questa vasta gamma di risultati riflette un interesse crescente tra la psicologia clinica, la neuroscienza, la psicologia sociale e la psicologia dello sviluppo nello studio del ruolo del cuore nella vita sociale.

Un momento chiave pe tale settore arrivò intorno al 1995, quando Stephen Porges, attualmente Professore di psichiatria all'Università dell'Illinois a Chicago, elaborò la Teoria Polivagale, una teoria che enfatizza il ruolo del cuore nel comportamento sociale.

La teoria chiama in causa il nervo vago, o nervo pneumogastrico o nervo X del cranio, ossia il decimo delle docici paia di nervi cranici che partono dal tronco encefalico. Questo parte dal midollo allungato e si porta, attraverso il foro giugulare, verso il basso torace e nell'addome. 

All'interno della teoria si afferma che tale nervo fornisce input al cuore per guidare un comportamento complesso come formare relazioni con altre persone e disimpegnarsi dagli altri.

Una caratteristica distintiva della Teoria Polivagale è il porre l'importanza non sulla frequenza cardiaca di per sé, ma sulla variabilità della frequenza cardiaca, precedentemente considerata una variabile non interessante.

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Dal 1995, un ampio spettro di ricerca è emerso a sostegno di tale teoria, dimostrando l'importanza del cuore nel funzionamento sociale.

Nel 2001, Porges ed i suoi colleghi hanno monitorato i bambini quando erano impegnati in una interazione sociale con lo sperimentatore (parlare, sorridere).

La variabilità della frequenza cardiaca non solo è aumentata durante l'interazione sociale, ma aumentava l'impegno all'interno della interazione, con una maggiore attenzione e partecipazione attiva dei bambini.

Anche negli adulti, tale valore sembra essere associato al successo nel regolare le proprie emozioni durante l'interazione sociale, l'estroversione ed un umore generale positivo.

Un certo numero di scoperte recenti convergono anche sul ruolo della variabilità della frequenza cardiaca nel funzionamento sociale adattivo.

Uno studio di Bethany Kok e Barbara Frederickson, psicologi dell'Università della Carolina del Nord, ha chiesto a 52 adulti di riferire quanto spesso hanno sperimentato emozioni positive come felicità, soggezione e gratitudine e come si sentivano nelle loro interazioni sociali ogni giorno per un periodo di nove settimane.

I ricercatori hanno anche misurato la variabilità della frequenza cardiaca di ogni individuo all'inizio e alla fine dello studio, misurando la frequenza durante una sessione di due minuti di respirazione normale.

All'inizio dello studio, tale valore aveva predetto quanto rapidamente le persone avessero sviluppato sentimenti ed esperienze positive di connessione sociale per tutto il periodo delle nove settimane.

Inoltre, le esperienze di connessione sociale prevedevano aumenti della varibilità della frequenza cardiaca alla fine dello studio, dimostrando una relazione reciproca tra frequenza cardiaca ed esperienze sociali soddisfacenti.

Sebbene l'elevata variabilità della frequenza cardiaca sembra avere effetti largamente positivi sullo stato emotivo delle persone e sulla loro capacità di adattarsi al loro ambiente sociale, la storia potrebbe presto divenire più complicata.

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Ad esempio, in alcune ricerche ancora non pubblicate, Katrina Koslov e Wendy Berry Mendes dell'Università di Harvard, hanno recentemente scoperto che la capacità delle persone di alterare – e in un certo senso regolare - la variabilità della frequenza cardiaca (HRV) predice le loro abilità sociali.

In tre studi, le due ricercatrici hanno misurato questa capacità di alterare l'HRV durante un'attività che prevedeva la localizzazione di forme sullo schermo di un computer (completamente estranee a qualcosa di sociale), dimostrando che la capacità delle persone di modificare l'HRV durante questo compito prevedeva sia la loro capacità di giudicare accuratamente le emozioni degli altri, nonché la lor sensibilità al feedback sociale.

Queti risultati suggeriscono che anche se l'alta variabilità della frequenza cardiaca a riposo può essere adattiva per l'impegno sociale, la capacità di modularla promuove anche la sensibilità sociale.

Gli scrittori, a partire da Ovidio fino Stevie Wonder, hanno usato il cuore come una comoda metafora per trasmettere risposte emotive verso gli altri.

La ricerca emergente suggerisce, tuttavia, che questa metafora è una semplificazione eccessiva. Il cuore ha interazioni complesse con il modo in cui trattiamo e valutiamo gli altri, come affrontiamo lo stress sociale e come gestiamo le nostre emozioni, e la ricerca ha solo iniziato ad esplorare la relazione tra i processi cardiovascolari e la vita sociale.

Sebbene il filosofo Blaise Pascal abbia osservato che “il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”, è chiaro che la ricerca psicologica sta iniziando ad illuminare tale mistero.

 

Tratto da ScientificAmerican

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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