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Immigrati e psicosi

Secondo recenti ricerche la retorica anti-immigrazione, la discriminazione e l'esclusione sociale possono rappresentare il fulcro di una psicosi che colpisce la popolazione degli immigrati.

psicosi immigrati psicologiLa psicosi, a volte chiamata schizofrenia, è uno stato psicologico caratterizzato da sintomi come la paranoia e le allucinazioni.

In Inghilterra, una persona su 100 sarà diagnosticata con un disturbo psicotico ad un certo punto della sua vita.

Inaspettatamente, le prove raccolte dalle nazioni occidentali suggeriscono che gli immigrati sperimentano la psicosi da due a cinque volte in più rispetto ai 'residenti'.

Una recente ricerca e teorizzazione suggerisce che la discriminazione e l'esclusione sociale possono rappresentare il fulcro di una psicosi che colpisce questa popolazione specifica di individui.

La psicologia sociale insegna che impariamo a definire chi siamo, sulla base dei gruppi di appartenenza di cui facciamo parte.

Questa internalizzazione dei membri del gruppo prende il nome di “identità sociale”.

I gruppi sociali possono ruotare intorno ad interessi e credenze comuni, come i partiti politici o particolari club come quello sportivo, culturale e così via, ma possono anche emergere da categorie sociali come il genere, la cultura e l'etnia.

Possedere identità sociali significative e positive è stato collegato ad una serie di risultati positivi della salute.

La mancanza di una forte identificazione sociale è anche associata a tassi più elevati di depressione e ansia.

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, le recenti elezioni e referendum sono stati vinti da partiti la cui politica, rispetto alle tematiche di immigrazione, è apparsa molto più severa rispetto alle precedenti.

Frasi come “Muslim ban” o “immigration Ban” o “Refugee Ban” risultano come notizie riluttanti.

Indipendentemente dalle motivazioni sottostanti tali politiche, tali messaggi sembrano particolarmente dannosi per gli immigrati.

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I sentimenti anti-immigrazione, ad esempio, è stato collegato a sentimenti di isolamento e depressione nelle famiglie Messicane che vivono negli Stati Uniti.

Esistono prove convincenti per un'associazione tra questo tipo di discriminazione razziale e la psicosi.

Tuttavia, altre ricerche suggeriscono che la forte identificazione con una cultura particolare, come quella musulmana, possa contrastare gli effetti dei sintomi psicotici correlati alla retorica anti-immigrazione e alla discriminazione.

I deliri paranoici, ossia un insieme di credenze fisse e false di essere perseguitati da una persona o un gruppo, rappresentano i sintomi più comuni della psicosi.

L'attuale ricerca suggerisce che la debole identificazione con un determinato gruppo culturale porta ai primi segnali di deliri paranoici, tra cui una bassa autostima ed un senso ridotto di controllo sulla propria vita.

La ricerca condotta da Richard Bentall, Docente di psicologia clinica presso l'Università di Liverpool, utilizzando i dati provenienti da 208 donne bilingue (inglese e arabo) che frequentano l'università negli Emirati Arabi Uniti, forniscono una dimostrazione empirica del legame tra identità culturale e paranoia.

I partecipanti allo studio hanno completato un sondaggio che ha misurato il loro livello di paranoia, nonché la loro abilità linguista ed identificazione con la comunità araba.

Le persone che erano più paranoiche tendevano ad accordarsi con dichiarazioni come “credo che alcune persone vogliono ferirmi deliberatamente”.

Le persone con forti identità arabe si sono invece accordate con dichiarazioni del tipo “sento un legame con gli arabi”.

Essi hanno anche effettuato un compito computerizzato che ha valutato la loro preferenza implicita sia per la cultura americana che quella araba: veniva cioè chiesto di indicare se le parole erano positive (ad esempio, divertimento) o negative (ad esempio, dolore) il più rapidamente possibile.

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Prima della presentazione di ogni parola, si illuminava sullo schermo un'immagine associata all'identità araba o americana.

Tra le immagini poteva essere presentata un'immagine araba tradizionale, o un mantello, o la statua della libertà e via dicendo.

Se le persone si sentivano maggiormente appartenenti alla cultura araba, avevano tempi di reazione più rapide verso parole positive precedute da immagini di identità arabe, e tempi di reazione più lente a parole negative precedute da immagini arabe.

Si è scoperto che i partecipanti con una maggiore conoscenza della lingua araba e preferenze intrinseche per questa cultura erano meno paranoiche.

I partecipanti più paranoici erano invece coloro che indicavano che l'inglese era la loro lingua dominante e che mostravano una preferenza implicita per la cultura americana.

Questi risultati suggeriscono che le persone più legate alla loro cultura e pratiche tradizionali erano meno probabili di divenire paranoiche.

Il lavoro che attualmente si sta facendo nei quartieri del Regno Unito, sta indicando un effetto simile: le persone che si identificano più con il loro quartiere locale denunciano meno credenze paranoiche.

Quindi, se forti identità culturali possono proteggere la gente dalla psicosi, è meglio che le persone mantengano la loro identità culturale originale dopo l'immigrazione in un nuovo paese o identificarsi con la cultura ospitante? O entrambi?

L'evidenza suggerisce che gli immigrati che vivono vicino a persone della propria cultura abbiano tassi inferiori di psicosi.

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Conosciuto come “effetto di densità etnica”, questo suggerisce che il mantenimento dei legami con la cultura originaria protegge dai sintomi psicotici.

Questo potrebbe quindi sottolineare che distanziarsi dalla cultura ospitante a favore di quella originale potrebbe essere utile.

Tuttavia, se, come sostenuto precedentemente, il rischio di psicosi è aumentato in una persona che si sente isolata o discriminata, una strategia migliore potrebbe essere quella di lavorare per aumentare la tolleranza e accogliere gli immigrati in più gruppi sociali.

Detto questo, la ricerca ha indicato che la discriminazione in alcuni casi aumenta l'identità culturale ed il benessere.

Tuttavia, altre ricerche hanno dimostrato che i livelli più elevati di discriminazione sono associati ad una maggiore psicosi, suggerendo che gli effetti positivi della discriminazione siano inondati dai suoi effetti negativi.

Possedere diverse identità sociali è stata associata con minore depressione e maggiore resilienza di fronte alle sfide.

Ciò implica che l'identificazione con la cultura originale e la cultura ospitante dopo l'essere immigrato – attraverso l'integrazione – produrrà maggiori benefici per la salute mentale.

Tutto ciò significa che se si vuole ridurre l'onere della psicosi che colpisce gli immigrati, i governi ed i cittadini devono aumentare i loro sforzi per rendere tutti partecipi e accolti all'interno dei diversi gruppi sociali.

Le diverse evidenze suggeriscono che la retorica anti-immigrazione è suscettibile di favorire sentimenti di isolamento e di discriminazione e, a loro volta, di aumentare i tassi di psicosi negli immigrati.

Tuttavia, se gli immigrati si sentono collegati alla loro cultura originale e ospitante e sono in grado di aderire a più gruppi sociali, è probabile che possano contrastare questo problema.

 

Tratto da The Conversation

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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