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L'esperimento della prigione di Stanford

L'esperimento della prigione di Stanford: Quali sono gli effetti del vivere in un ambiente senza orologi, nessuna visione del mondo esterno ed una minima stimolazione sensoriale? Quali trasformazioni avvengono quando le persone vestono il ruolo di guardie e prigionieri?

esperimento prigione Stanford ZimbardoPhilip George Zimbardo è uno psicologo statunitense, formatosi presso la Yale University.

Gran parte del suo lavoro si concentrò nel tentativo di confutare la fondatezza di una credenza assai diffusa, secondo la quale i comportamenti degradanti e violenti osservati all'interno dell'istituzione carceraria fossero dovuti a disfunzioni della personalità, innate o apprese, dei carcerati e delle guardi.

L'obiettivo di Zimbardo era quello di dimostrare che tali condotte dipendessero dalle specifiche caratteristiche della situazione contestuale.

Più nello specifico, era interessato a scoprire se la brutalità riportata tra le guardie nelle carceri americane fosse dovuta a caratteristiche sadiche della personalità delle guardie (cioè, disposizionali), o se avessero a che fare maggiormente con l'ambiente carcerario (cioè, situazionale).

Nel primo caso, guardie e prigionieri possono avere personalità che rendono inevitabile il conflitto, con i prigionieri che violano l'ordine e la legge e le guardie che divengono prepotenti e aggressive.

In alternativa, i prigionieri e le guardie possono comportarsi in modo ostile a causa della rigida struttura di potere dell'ambiente sociale tipico delle prigioni.

A questo punto, per studiare i ruoli che le persone svolgono in situazioni carcerarie, Zimbardo ha trasformato un seminterrato dell'edificio di psicologia della Università di Stanford in una finta prigione.

Fece pubblicità chiedendo ai volontari di partecipare ad uno studio sugli effetti psicologici della vita carceraria.

Più di 70 candidati hanno risposto all'annuncio e hanno ricevuto interviste diagnostiche nonché compilato test di personalità, al fine di eliminare i candidati aventi problemi psicologici, disabilità mediche, precedente abuso di droghe e fedina penale sporca.

Lo studio comprendeva 24 studenti maschi (scelti tra 75 volontari) che venivano retribuiti con 15 dollari al giorno per prendere parte all'esperimento.

I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale al ruolo di prigioniero o di guardia in un ambiente di prigione simulato.

Vi erano due riserve, una delle quali abbandonò, facendo sì che si creassero due gruppi rispettivamente composti da 10 prigionieri e 11 guardie.

Le guardie lavoravano in gruppi di tre, sostituiti dopo un turno di 8 ore, ed i prigionieri alloggiavano in una stanza.

C'era anche una cella di isolamento per i detenuti che “si comportavano male”. La simulazione della prigione è stata mantenuto come la “vita reale” il più possibile.

I prigionieri sono stati trattati come tutti gli altri criminali, arrestati nelle loro case, senza preavviso, e portati alla stazione di polizia locale.

Sono state prese le impronte digitali, fotografati ed inseriti in un fascicolo. Successivamente sono stati bendati e condotti al dipartimento di psicologia dell'Università di Standford, dove Zimbardo aveva reso il seminterrato una vera e propria prigione, con porte e finestre sbarrate, muri spogli e piccole celle.

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In quel momento è iniziato il processo di de-individuazione. Quando i prigionieri arrivarono alla prigione, furono completamente spogliati, e tutti loro oggetti personali furono sequestrati e rinchiusi, e furono dati loro abiti e biancheria da letto.

Ognuno dei prigionieri indossava un'uniforme sulla quale era stampato il proprio numero di riconoscimento. L'uso dei numeri di identificazione era un modo per far sentire i prigionieri anonimi. Ogni prigioniero doveva essere chiamato solo dal suo numero di identificazione e poteva riferirsi solo a se stesso.

I loro vestiti comprendevano anche un berretto di nylon aderente per coprire i capelli ed una catena chiusa attorno ad una caviglia.

Tutte le guardie erano vestite con uniformi identiche, color verde bottiglia, e portavano un fischietto al collo nonché un distintivo preso in prestito dalla polizia.

Anche le guardie indossavano occhiali da sole speciali, per rendere impossibile il contatto visito con i prigionieri.

Tre guardie hanno lavorato turni di otto ore ciascuno, mentre le altre subentravano su chiamata. Le guardie furono incaricate di fare qualsiasi cosa pensassero fosse necessaria per mantenere l'ordine ed il rispetto della legge nel carcere. Non è stato ovviamente permessa nessuna forma di violenza fisica.

Zimbardo osservò il comportamento di guardie e prigionieri, e svolse anche il ruolo di guardiano carcerario.

In breve tempo sia le guardie che i prigionieri iniziarono ad adottare il loro nuovo ruolo, in particolare le guardie.

Entro poche ore dall'inizio dell'esperimento alcune guardie hanno iniziato a “molestare” i prigionieri. Intorno alle 2:30 del mattino i prigionieri furono svegliati nel sonno dalle guardie che iniziarono a fischiare per il primo dei molti “conti”.

I conti servivano come un modo per familiarizzare i prigionieri con i loro numeri. Ancora più importante, hanno fornito un'occasione alle guardie per esercitare il proprio controllo sui prigionieri.

I prigionieri adottarono presto anche un comportamento da “detenuti”; parlavano di questioni carcerarie per gran parte del tempo, raccontavano le proprie storie alle guardie e cominciarono a prendere molto sul serio le regole della prigione.

Alcuni iniziarono a schierarsi con le guardie contro quei prigionieri che non obbedivano alle regole.

Punizione fisica

I prigionieri sono stati scherniti con insulti e ordini meschini, hanno ricevuto compiti inutili e noiosi da compiere, ed erano generalmente disumanizzati. Le flessioni erano una forma comune di punizione fisica imposta dalle guardie.

Una delle guardie ha poggiato il piede sulla schiena dei prigionieri mentre faceva le flessioni, o costringevano altri prigionieri a sedersi sulle spalle di altri prigionieri mentre facevano le flessioni.

Affermare l'indipendenza

Poichè il primo giorno trascorse senza incidenti, le guardie furono sorprese e totalmente impreparate alla ribellione scoppiata la mattina del secondo giorno. Durante il secondo giorno dell'esperimento, i prigionieri rimossero i loro berretti, strapparono i loro numeri e si barricarono nelle celle mettendo i loro letti contro la parta.

Le guardie hanno chiamato rinforzi; entrarono le tre guardie che stavano aspettando di iniziare il proprio turno.

Le guardie si vendicarono usando un estintore; la corrente di anidride carbonica gelida costrinse i prigionieri lontano dalle porte. Successivamente, le guardie hanno fatto irruzione in ogni cella, hanno spogliato i prigionieri nudi e hanno tirato fuori i letti.

I capi della rivolta dei prigionieri furono messi in isolamento; in seguito a questo episodio le guardie hanno generalmente iniziato a molestare e intimidire i prigionieri.

Privilegi speciali

Una delle tre celle era stata designata come “cella privilegiata”. I tre prigionieri meno coinvolti nella ribellione ricevettero dei privilegi speciali.

Le guardie restituirono loro le divise ed i letti e permisero loro di lavarsi i capelli e i denti. I prigionieri privilegiati potevano mangiare cibo speciale in presenza di altri prigionieri che avevano temporaneamente perso il privilegio di mangiare.

L'effetto era quello di rompere la solidarietà tra i prigionieri.

Conseguenze della ribellione

Nei giorni successivi, i rapporti tra le guardie ed i prigionieri cambiarono. Le guardie avevano affermato il proprio controllo ed i prigionieri erano totalmente dipendenti da loro.

Quando i prigionieri divennero più dipendenti, le guardie divennero più derisorie nei loro confronti. Mentre il disprezzo delle guardie cresceva, i prigionieri divennero sempre più sottomessi.

Più i prigionieri divennero sottomessi, più le guardie divennero aggressive ed assertive. Chiesero una maggiore obbedienza, ed i prigionieri dipendevano dalle guardie in modo totale, cercando di trovare modi che potessero compiacerle.

Prigioniero #8612

A meno di 36 ore dall'inizio dell'esperimento, il prigioniero n.8612 iniziò a soffrire di disturbi emotivi acuti, pensieri disorganizzati, pianto incontrollabile e rabbia.

Dopo un incontro con le guardie che rimarcarono il fatto di essere un “debole”, gli dissero anche che non poteva andarsene da lì.

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Presto il n.8612 iniziò ad agire in modo “folle”, a gridare, a maledire, ad andare in rabbia e ad essere fuori controllo. A quel punto Zimbardo si rese conto che doveva tirarlo fuori.

Una visita dai genitori

Il giorno dopo, le guardie organizzarono un'ora di visita per genitori e amici. Erano preoccupati che quando i genitori avessero visto lo stato della prigione, avrebbero potuto insistere per portare a casa i loro figli.

Le guardie hanno così concesso ai prigionieri di lavarsi, dato loro una grande cena e fatto ascoltare un po' di musica.

Dopo la visita, si diffuse la voce di un piano di fuga di massa. Temendo che avrebbero perso i prigionieri, le guardie hanno nuovamente intensificato il livello di molestie, costringendole a fare lavori umili e ripetitivi come pulire i bagni a mani nude.

Zimbardo decise a quel punto di invitare un prete cattolico, che era stato un cappellano della prigione, per valutare quanto fosse realistica la situazione carceraria.

La metà dei prigionieri si è presentata con il proprio numero di identificazione anziché per nome; il cappellano intervistò ogni prigioniero individualmente.

Mentre parlava con il prete, uno dei prigionieri, il n.819 crollò e si mise a piangere istericamente. Gli psicologi a quel punto, tolsero la catena dal suo piede, il berretto dalla testa, e gli dissero di andare a riposare in una stanza adiacente al cortile della prigione. Gli dissero che gli avrebbero portato del cibo e poi lo portarono a vedere un dottore.

Mentre succedeva, una delle guardie ha allineato gli altri prigionieri e li ha fatti cantare ad alta voce: “Il prigioniero n.819 è un cattivo prigioniero”.

Gli psicologi realizzarono che il prigioniero n.819 poteva sentire il canto e rientrò nella stanza dove lo trovarono singhiozzante in modo incontrollabile. Gli psicologi hanno cercato di convincerlo a lasciare l'esperimento, ma lui riferì che non poteva andarsene perchè gli altri lo avevano etichettato come un cattivo prigioniero.

A quel punto, Zimbardo gli disse: “ascolta, non sei 819. Tu sei (il suo nome), ed io sono Philip Zimbardo. Sono uno psicologo, non un sovrintendente della prigione, e questa non è una vera prigione, è solo un esperimento, e quelli sono studenti, non prigionieri, proprio come te. Andiamo”.

Smise improvvisamente di piangere, alzò lo sguardo e rispose “okay andiamo”, come se nulla fosse stato sbagliato.

Fine dell'esperimento

Zimbardo aveva programmato che l'esperimento sarebbe durato due settimane, ma il 6° giorno decise di interromperlo.

Dall'analisi di quanto osservato Zimbardo sottolineò come le persone si conformino prontamente ai ruoli sociali che dovrebbero svolgere, specialmente se i ruoli sono fortemente stereotipati come quelli delle guardie carcerarie.

L'ambiente carcerario era un fattore importante nel creare il comportamento brutale delle guardie, in quanto nessuno dei partecipanti che agivano da guardie mostrava tendenze sadiche prima dello studio.

Pertanto, i risultati supportarono la spiegazione situazionale del comportamento piuttosto che quella disposizionale.

Zimbardo ha proposto che due processi possono spiegare la “sottomissione finale” del prigioniero.

La de-individuazione può spiegare il comportamenti dei partecipanti, specialmente delle guardie.

Questo è uno stato in cui quando si è così immersi nelle norme del gruppo si perde il senso di identità e responsabilità personale.

Le guardie potrebbero essere state così sadiche perchè non sentivano che ciò che accadeva dipendesse da loro personalmente: era cioè una norma di gruppo.

Inoltre, potrebbero aver perso il senso dell'identità personale a causa dell'uniforme che indossavano. Inoltre, l'impotenza appresa potrebbe spiegare la sottomissione del prigioniero alle guardie.

Nella finta prigione le decisioni imprevedibili delle guardie hanno portato i prigionieri a rinunciare a qualsiasi forma di ribellione. Una volta terminato l'esperimento, Zimbardo intervistò i partecipanti.

La maggior parte delle guardie trovava difficile credere che si fossero comportate in quel modo brutale; molti dissero di non sapere che questo loro lato esisteva o che erano capaci di cose del genere. Anche i prigionieri non potevano credere di aver risposto in modo sottomesso e dipendente.

Molti hanno affermato di essere tipi assertivi normalmente, e quando fu chiesto loro delle guardie, hanno descritto i soliti tre stereotipi che si possono trovare in qualsiasi prigione: alcune guardie erano buone, altre dure, e altre crudeli.

Per quanto concerne i limiti, lo studio ha una bassa validità ecologica, in quanto le caratteristiche della domanda potrebbero spiegare i risultati dello studio.

La maggior parte delle guardie e dei prigionieri stavano giocando un ruolo, e quindi il loro comportamento non può essere influenzato dagli stessi fattori che influenzano il comportamento nella vita reale.

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Ciò significa che i risultati dello studio non possono essere generalizzati alla vita reale. Tuttavia, esistono prove considerevoli che i partecipanti hanno reagito alla situazione come se fosse reale.

Ad esempio, il 90% delle conversazioni private dei prigionieri, che erano monitorate dai ricercatori riguardavano la detenzione, e solo il 10% delle volte erano conversazioni sulla vita normale.

Anche le guardie hanno raramente scambiato informazioni personali durante le pause; gli argomenti maggiormente trattati riguardavano i “prigionieri problematici” o altri elementi carcerari.

Le guardie erano sempre in orario e persino hanno fatto gli straordinari senza alcuna paga extra. Quando i prigionieri furono presentati al prete, si presentarono con il numero assegnatogli, piuttosto che con il loro nome di battesimo. Alcuni addirittura hanno chiesto di ottenere un avvocato per aiutarli a uscire.

Prescindendo da limiti etici e di ricerca, Zimbardo credeva che l'esperimento mostrasse come le singole personalità degli individui potessero essere sommerse quando venivano date posizioni di autorità.

I fattori sociali ed ideologici hanno anche determinato il modo in cui entrambi i gruppi si sono comportati, con individui che agivano in un modo che ritenevano necessario, piuttosto che usare il proprio giudizio.

L'esperimento sembrava mostrare come i soggetti reagivano a bisogni specifici della situazione, piuttosto che riferirsi alla propria morale o credenza interna.

I risultati dell'esperimento furono utilizzati in molti casi giudiziari di alto profilo nel corso degli anni, per cercare di dimostrare che una prigione deve avere istruzioni e linee guida chiare da parte delle autorità di livello superiore, al fine di prevenire l'abuso dei prigionieri.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

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