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L’insicurezza sul lavoro influenza l’identità personale!

Le differenze nella percezione di se stessi come ‘lavoratori’ e come ‘disoccupati’.


lavoro identità“Cosa fai nella vita?” è, di solito, una delle prime domande, che emergono in una conversazione tra due estranei.

E rispondere nel modo giusto, per essere accettati dalla società, è quanto mai fondamentale.

Per molti di noi, il lavoro è più che un mero stipendio!

Esso gioca un grande ruolo nel determinare come vediamo noi stessi.

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Perderlo, d’altro canto, ci può far sentire come se smarrissimo una parte di noi stessi!

Visto che gran parte del nostro benessere economico e personale si basa proprio sul nostro lavoro, non è sorprendente che l’insicurezza in tale ambito possa danneggiare la nostra condizione generale.

I risultati di un nuovo studio suggeriscono, infatti, che la possibilità di perdere il lavoro non solo causa stress economico, ma può avere anche un grande impatto sul modo di vedere noi stessi ed il nostro senso di identità personale.

Gli psicologi Eva Selenko (Loughborough University), Anne Mäkikangas (University of Jyväskylä) e Christopher B. Stride (University of Sheffield) hanno intervistato circa 400 dipendenti britannici nel 2014.
L’età media dei partecipanti è stata di circa 45 anni.
Poco più della metà degli intervistati (56%) era nel settore delle cosiddette occupazioni operaie (ad esempio, lavoratori delle imprese artigianali o simili, operatori di macchina o assemblatori, lavoratori agricoli o qualificati nella pesca), mentre il resto era impiegato in lavori tipicamente da colletti bianchi (vale a dire, lavori di gestione o che richiedono un diploma professionale più avanzato).

Le indagini hanno incluso domande che indagavano la precarietà occupazionale (ad esempio, ‘è probabile che presto perderò il mio lavoro’ e ‘sento un forte legame con la popolazione attiva’), il comportamento sul posto di lavoro ed il senso di benessere.

I loro risultati suggeriscono che un’insicurezza sul lavoro pervasiva può avere effetti nocivi sul benessere delle persone, così come sulla loro stessa prestazione.

L’occupazione e l’identità personale sono strettamente intrecciati”, scrivono la Dott. essa Selenko e colleghi sulla rivista “Organizational Behavior”. “In molte situazioni sociali, la propria occupazione costituisce un modo pratico per definire e posizionare se stessi in relazione agli altri”.

Quindi, quando l’occupazione di qualcuno è sicura, la sua identità sociale come “dipendente” potrebbe non venire esplicitamente alla mente così spesso.
Tuttavia, quando perdere il lavoro diventa più saliente, le persone possono cominciare a diventare sempre più consapevoli di essere identificate come parte di un gruppo esterno alternativo e stigmatizzato: i disoccupati.
    
I risultati hanno mostrato, inoltre, che l’identità di una persona come “impiegato” era anche legata ad effetti negativi sul benessere e sulle prestazioni di lavoro nel corso del tempo.
Cioè, anche quando i soggetti erano ancora assunti, essi hanno sperimentato alcuni degli stessi esiti negativi degli individui che avevano perso il posto di lavoro.

Le persone che percepivano il loro lavoro come più insicuro sono state anche più propense a sentire meno ‘appartenenza’ alla società di lavoro di cui erano dipendenti; esse si definiscono meno come persone impiegate”, concludono i ricercatori. “Questo riflette l’impressione, riferita spesso dai lavoratori con un lavoro instabile, di essere già ‘ai margini’ o spinti fuori dal rapporto professionale”.


La ricerca precedente.

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Anche la ricerca precedente ha collegato la disoccupazione a numerosi risultati negativi, oltre quello riguardante il benessere economico.

In uno studio del 2004, pubblicato su “Psychological Science”, il team di ricercatori, guidato dal Dott.  Richard E. Lucas (Michigan State University), ha scoperto che anche solo un breve periodo di disoccupazione aveva conseguenze a lungo termine sulla soddisfazione per la vita.

Un campione di oltre 24.000 individui tedeschi ha permesso al Dott. Lucas e colleghi di monitorare la soddisfazione per la vita prima, durante e dopo i periodi di disoccupazione.

Essi hanno così scoperto che, in media, anche dopo che le persone hanno trovato nuovi impieghi, non sono riusciti a tornare ai loro precedenti livelli di soddisfazione per la vita e che ciò era vero pure dopo anni.

La gente era meno soddisfatta negli anni successivi la disoccupazione, di quanto non lo fosse in precedenza, e questo declino si è verificato anche se gli individui alla fine hanno riguadagnato la posizione di ‘dipendente’”, scrivono gli studiosi.

Ed è possibile che la diminuzione della soddisfazione per la vita potrebbe essere legata, almeno in parte, a come cambia l’identità sociale delle persone di fronte alla precarietà di lavoro.

 

Suggeriamo che l’insicurezza sul lavoro minacci l’identità sociale di una persona come lavoratore; ‘essere impiegato’ è, quindi, inteso come fondamento dell’identità sociale”, hanno spiegato la Dott. essa Selenko e colleghi. “Ci sono diverse ricerche che illustrano come una minaccia ad un’identità di valore possa portare ad una riduzione del benessere, dell’impegno e della volontà di mettere a disposizione la propria energia per il gruppo”.    
    

 

 

Fonte: Psychological Science

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

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