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La nostra felicità dipende anche da quello che succede agli altri.

Un’equazione può dimostrare come la nostra felicità sia influenzata dalla nostra sorte e da quella altrui.


happinessUna nuova equazione, che mostra come la nostra felicità non dipenda solo da cosa ci accade, ma anche da come ciò si relazioni con le esperienze delle altre persone, è stata sviluppata dai ricercatori dell’UCL.

Il gruppo ne aveva già sviluppata una, per predire la felicità, nel 2014, sottolineando, in quel caso, l’importanza delle aspettative, mentre la nuova equazione aggiornata tiene conto anche dell’influenza esercitata dalla fortuna degli altri.

Lo studio, pubblicato su “Nature Communications”, ha trovato che una disuguaglianza, tra la propria sorte e quella altrui, riduce, in media, la felicità.
Quando i soggetti vincevano le scommesse, a cui parteciparono, erano più felici se lo faceva anche il loro compagno, si suppone per un senso di colpa. Allo stesso modo, quando essi perdevano erano più felici se lo faceva anche il loro compagno, a causa, probabilmente, di un sentimento di invidia.

“La nostra equazione può predire esattamente in che misura le persone saranno felici sulla base di ciò accade a loro ed a coloro che hanno intorno”, ha spiegato uno degli autori principali dello studio, il Dr Robb Rutledge (UCL Institute of Neurology e Max Planck UCL Centre for Computational Psychiatry and Ageing Research). "In media siamo meno felici se gli altri ottengono di più o di meno rispetto a noi, ma questo varia molto da persona a persona. In modo interessante, l’equazione ci permette di prevedere quanto sarà generoso un individuo se gli viene chiesto come vorrebbe dividere una piccola quantità di denaro con un altro soggetto. Sulla base di quanto la diseguaglianza influenzi con esattezza la loro felicità, possiamo predire quali individui saranno più altruistici”.


Lo studio.

Per lo studio, 47 volontari, che non si conoscevano, completarono diversi compiti in piccoli gruppi.
In uno, veniva chiesto loro come avrebbero preferito dividere una piccola quantità di denaro con un’altra persona che avevano appena conosciuto.
In un altro, i partecipanti giocarono a delle scommesse in denaro, che potevano vincere o perdere, e fu detto loro che avrebbero visto cosa riceveva un’altra persona per la stessa scommessa. In questo modo, i soggetti potevano ottenere un risultato uguale o diverso rispetto ad un compagno, a volte avendo più fortuna ed altre meno.
Durante l’esperimento, inoltre, ai partecipanti veniva chiesto, ad intervalli regolari, quanto si sentissero felici.

I risultati mostrarono che la generosità delle persone non dipendeva da chi fosse il compagno, o da quale dicevano di preferire, e ciò suggerisce che esse stavano agendo secondo tratti stabili di personalità, piuttosto che sulla base dei sentimenti specifici che provavano nei confronti dell’altro giocatore.
In media, le persone la cui felicità era maggiormente influenzata dal fatto di ottenere più degli altri dava via il 30% dei soldi, poiché provavano senso di colpa, mentre quelli che erano più influenzati dall’avere meno degli altri davano solo il 10%, a causa del sentimento di invidia.

“I nostri risultati suggeriscono che la generosità verso gli estranei si correla a come la nostra felicità è influenzata dalle disparità che esperiamo nella vita quotidiana”, ha spiegato il Dr. Archy de Berker (UCL Institute of Neurology), uno degli autori principali dello studio. “Le persone che davano via la metà dei loro soldi, quando ne avevano l’opportunità, non mostravano invidia quando esperivano ineguaglianza in un compito diverso, ma senso di colpa. Al contrario, coloro che tenevano tutto il denaro per sé non mostravano segnali di colpa nell’altro compito, ma invidia.
Questa è la prima volta in cui la generosità delle persone è stata collegata direttamente a come l’ineguaglianza influisce sulla felicità. Gli economisti hanno avuto difficoltà a spiegare perché alcune persone sono più generose di altre ed i nostri esperimenti offrono una spiegazione.
L’esperimento, inoltre, può dimostrarsi un modo utile di misurare l’empatia, il che, a sua volta, può offrire un approfondimento dei disturbi che compromettono la socialità, come il Disturbo Borderline di Personalità, e, in particolare, di alcuni aspetti che caratterizzano questo deficit, come l’indifferenza verso la sofferenza degli altri”.
        
    
    

Fonte: ScienceDaily.com

 

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

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