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La psicologia della comunicazione sociale online

Perchè abbiamo la tendenza a preferire le comunicazioni on line? E perchè comunicare on line è più semplice di una comunicazione faccia a faccia?

comunicazione online psicologiaRientrate a casa dopo una lunga giornata di lavoro passata quasi completamente davanti al pc; togliete le scarpe, preparate un drink e, ironicamente, vi sedete nuovamente sul divano prendendo il pc e il cellulare.”

Questo modus operandi che, probabilmente, rientra nella quotidianità di ognuno di noi, o quasi, non ci porta però a riflettere su come sia incredibile il fatto di scegliere volontariamente di comunicare con gli altri attraverso canali social, come Facebook e Twitter, piuttosto che parlare direttamente con le persone con cui viviamo.

La cosa però più sorprendente è che, quando invece proviamo a sederci con gli amici o i familiari a chiacchierare, sentiamo che ci stiamo rilassando ma si avverte anche una sensazione come se si volesse scappare dalla nostra quotidiana macinazione del mondo digitale.

Allora è bene chiedersi.. perchè questo accade? Perchè la comunicazione attraverso un computer è più semplice di una comunicazione faccia a faccia?

Per rispondere a queste domande la Dottoressa Liraz Margalit, analista dei comportamenti online, illustra diverse teorie volte a chiarire alcuni concetti importanti.

Interazione sociale, Teoria della mente e coinvolgimento emotivo

Una piattaforma popolare per studiare le implicazioni psicologiche dell'interazione emotiva sociale è il gioco “Ultimatum”; all'interno del gioco, una persona, il cosiddetto divisore, è responsabile della divisione di una risorsa tra sé stesso e un'altra persona, il destinatario.

Di solito, la risorsa è una quantità di denaro e il divisore è libero di scegliere qualsiasi divisione desideri; il destinatario può accettare l'offerta del divisore, qualora il denaro sia diviso in modo appropriato o rifiutare l'offerta. Se l'offerta viene respinta, entrambi i giocatori non ottengono nulla.

In uno degli articoli più citati nel campo dell'Economia Comportamentale, Sanfey e colleghi hanno analizzato i processi cerebrali sottostanti le risposte dei destinatari alle offerte ingiuste.

Si è scoperto che le offerte ingiuste fatte da soggetti umani erano respinte in quantità significativamente maggiore rispetto ad offerte simili fatte da un computer, suggerendo che i partecipanti avessero una reazione emotiva più forte in quanto consapevoli che l'offerta provenisse da un essere umano.

Questi risultati sono stati supportati dai risultati di neuroimaging: la grandezza dell'attivazione in quelle regioni cerebrali note per essere coinvolte in stati emotivi negativi come il dolore e l'angoscia è stata significativamente maggiore per le offerte ingiuste provenienti da altri esseri umani, rispetto a quelle proposte da controparti informatiche.

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Sembra che, rispetto alle interazioni con i computer, l'interazione sociale 'attivi' un insieme coerente di aree cerebrali; queste regioni sono incaricate di creare inferenze durante l'interazione con altre menti umane.

Uno degli attributi distintivi della cognizione sociale umana è la nostra tendenza a costruire modelli di altre menti, che ci aiuta a fare inferenze sugli stati mentali altrui.

Quando interagiamo con altre persone, tendiamo automaticamente a trarre delle conclusioni su di loro senza neppure essere coscientemente consapevoli.

Non possiamo fare a meno di meditare su cosa stanno pensando, quali siano le loro espressioni facciali, quali siano le loro intenzioni e così via.

Questa predisposizione è ciò che rende le interazioni sociali così esigenti e importanti. Ciò suggerisce che l'interazione con i partner umani richiede un coinvolgimento più emozionale, e quindi uno sforzo cognitivo maggiore, rispetto all'interazione con un computer.

Lo studio mostra anche una differenza di forza di attivazione tra le nostre reazioni agli esseri umani e ai computer; questo avviene perchè quando interagiamo con un altro essere umano, non possiamo controllare il nostro coinvolgimento emotivo all'interno del processo di interazione.

L'attivazione di aree specifiche del cervello è automatica una volta che il nostro radar mentale rileva un'altra persona.

Quindi, anche se non sappiamo perchè spesso è più facile interagire con un computer, in particolare quando ci sentiamo stanchi, la conclusione sembra essere chiara: un computer non richiede un coinvolgimento cognitivo ed emotivo, rendendo così l'interazione molto più semplice.

Perchè la comunicazione attraverso siti web socialmente orientati è molto più semplice di una comunicazione faccia a faccia?

Gli studi hanno scoperto che le interazioni quotidiane sono basate quasi interamente sulla comunicazione non verbale: quando interagiamo con gli altri, continuiamo a elaborare segnali senza parole come espressioni facciali, tono di voce, gesti, linguaggio del corpo, contatto visivo e persino la distanza fisica tra noi e loro.

Questi segnali non verbali sono il cuore e l'anima dell'interazione; non possiamo comprendere il vergo significato di un'interazione se non abbiamo la capacità di interpretare questi segnali non verbali, come nel caso dei soggetti affetti da autismo.

Essi ci permettono di dedurre le intenzioni dell'altro, oltre a quanto sono coinvolti nella conversazione, se sono stressati o rilassati, se sono attratti da noi, e così via.

Questi messaggi esistono in qualunque tipo di interazione faccia a faccia, anche quelle che non implicano una conversazione attiva; i segnali non verbali aggiungono un livello di profondità all'interazione, ma richiedono uno sforzo cognitivo ed emotivo.

Lo sforzo supplementare coinvolto nelle interazioni faccia a faccia può essere risparmiato nelle interazioni online in quanto si fondano su segnali sociali minimi o costretti; la maggior parte di questi segnali può essere inoltre riassunta negli emoticon o nella punteggiatura.

Di conseguenza, è più facile nascondere le nostre emozioni dietro un messaggio di posta elettronica, un post su facebook o un tweet. Queste piattaforme aiutano inoltre le persone a proiettare qualsiasi immagine vogliono.

Possono essere chiunque e scegliere cosa voler essere; senza la capacità di ricevere segnali non verbali, il loro pubblico non è più così “saggio”.

L'interazione faccia a faccia è invece considerata una forma di comunicazione “sincronizzata”; una persona è in silenzio mentre l'altro parla, uno annuisce mentre l'altro spiega, e quando ci si conosce si può rimanere entrambi in silenzio, intuendo che la nostra controparte probabilmente sta elaborando delle informazioni.

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Il comportamento sincronizzato è impossibile on line, visto che non possiamo vedere l'altra persona; se una persona chiede “sei qui?” in una piattaforma di messaggistica e non riceve una risposta immediata, non c'è modo di accertare se l'altra persona non abbia risposto perchè non è lì, o semplicemente perchè non ha voglia di parlarci in quel momento.

In questo tipo di comunicazione “non sincronizzata”, l'interazione non deve essere coordinata perchè il comportamento non è diretto dai feedback di altre persone.

Le persone che si trovano ad interagire on line sono molto più informali perchè non devono prestare attenzione ai segnali di ciascun interlocutore.

Le risposte verbali e simboliche non sono immediate, quindi non c'è bisogno di essere costantemente a conoscenza delle risposte di altre persone.

Inoltre, rende l'interazione meno impegnativa e ci permette di fare altre cose contemporaneamente, come navigare in altri siti web o comunicare con altre persone allo stesso tempo senza causare offese e così via.

È inoltre ben documentato che osservare gli altri in uno stato emotivo particolare innesca automaticamente la rappresentazione dello stato nell'osservatore. Quindi, se vediamo un'altra persona triste, sperimentiamo come la persona si sente.

Si crede che questo fenomeno supporti la nostra capacità di comprendere l'interazione sociale; condividere gli stati emozionali degli altri facilita la nostra comprensione e predizione delle loro intenzioni e azioni perchè le emozioni fanno sentire, agire e guardare il mondo in modo simile.

Al contrario, le interazioni online sono prive di emozioni; un esempio tragico riguarda una madre, Sharon Seline, che scambiava spesso messaggi di testo con la figlia che era lontano da casa per il college.

Un pomeriggio “chiacchierarono” a lungo, e la mamma le chiese spesso come stavano andando le cose e la figlia le rispondeva con dichiarazioni positive seguite da emoticon piene di cuori e sorrisi.

Più tardi, quella notte, la figlia tentò il suicidio; i segni della depressione erano lì, ma potevano essere interpretati solo attraverso comunicazioni faccia a faccia e la condivisione del suo stato emotivo.

I social media facilitano pertanto una forma virtuale di interazione; il termine “virtuale” viene usato per descrivere cose che non sono reali, ma che assumono le qualità importanti del reale.

Per esempio, quando iniziamo un gioco di guerra o azione al computer, possiamo sperimentare eccitazione, frustrazione e tensione, ma non possiamo mai essere feriti realmente.

Infatti, i creatori dei giochi di guerra virtuali sostengono che l'esperienza virtuale è migliore di quella reale, perchè i pericoli connessi all'esperienza reale vengono rimossi.

Allo stesso modo, le interazioni attraverso i social media fanno sentire i visitatori connessi come liberi dalle difficoltà e complessità coinvolte nelle interazioni faccia a faccia.

Rispetto alle interazioni con i computer, le interazioni con le controparti umane richiedono un maggior coinvolgimento emotivo, sforzo cognitivo e attivazione cerebrale.

Quando non siamo in uno stato umorale tale da esercitare queste risorse, troppo spesso scegliamo l'opzione più semplice, ossia quella virtuale!!

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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