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La psicologia delle donne: scelta o coercizione?

Bisogna operare riflessioni diverse per affermare che gli stereotipi di genere riflettono i tratti reali degli uomini e delle donne.

psicologia donne scelta coercizioneLe qualità che sono tipiche delle donne e degli uomini possono riflettere principalmente l'influenza delle norme sociali prescrittive che richiedono comportamenti diversi.

Da questa prospettiva normativa, i comportamenti tipici di ogni sesso possono essere interpretati come costretti, almeno in qualche misura, e quindi non necessariamente riflettenti i tratti sottostanti.

Ad esempio, le tendenze delle donne ad essere gentili e amichevoli possono riflettere le proprie osservazioni di contrapposizione quando loro o altre donne violano le norma sociali che regolano il comportamento femminile.

Il punto di vista che i comportamenti tipici di genere sono in qualche modo forzati o almeno aggravati dalle pressioni sociali ha un sostanziale supporto empirico.

Alcuni scienziati sociali come Buter, West & Zimmerman, sono andati oltre dicendo che il comportamento di genere è legato solo al “fare sesso” e quindi una performance sotto il controllo delle aspettative altrui.

Naturalmente, gli stereotipi di genere funzionano come aspettative condivise, o norme, che promuovono la conformità in entrambi i sessi. Anche nell'infanzia, i bambini sono generalmente incoraggiati a perseguire attività normative di genere.

I genitori usano incentivi per incoraggiare attività e interessi tipici del genere, come lavori domestici, giocattoli, giochi e sport.

I bambini e gli adulti reagiscono alle aspettative relative al genere e si rendono conto che, conformandosi, di solito ottengono approvazione sociale, mentre la deviazione spesso produce rifiuto sociale.

Nonostante il potere delle norme sociali, il sesso è molto più di una prestazione poiché infiltra la psiche ed è un aspetto centrale dell'identità personale di ognuno.

Per comprendere il genere in funzione dell'identità, è bene considerare che i bambini in età precoce si classificano come membri di un gruppo di genere.

La consapevolezza di sé stessi e di altre persone come maschili o femminili, che emerge da circa 18 mesi di età, si sviluppa ulteriormente mentre i bambini imparano ciò che questa categorizzazione significa nella loro cultura, attraverso l'osservazione dei comportamenti e degli eventi legati a ciascuna categoria (Ruble, Martin & Nerenbaum, 2016).

La maggior parte, ma non tutti, dei bambini pensano a sè stessi come un maschio o una femmina e favoriscono attività tipiche del genere.

Nella misura in cui le persone si classificano come appartenenti ad un gruppo di genere, tendono a stereotipare o attribuire a loro stessi gli attributi tipici del loro In-group di genere, e accentuano le differenze del loro out-group di genere.

Per esempio, le donne possono considerarsi amorevoli e compassionevoli e ridurre al minimo la misura in cui si considerano come aggressive e competitive.

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Gli stereotipi di genere costituiscono così la base per le identità di genere, in quanto gli individui incorporano i significati culturali del genere nella propria psiche (Wood &Eagly, 2015)

Le persone agiscono sulle loro identità di genere attraverso processi di auto-regolamentazione, controllando cioè il loro comportamento per essere così in linea con la loro identità.

Sia gli uomini che le donne tendono ad esperire un effetto positivo quando agiscono in modo coerente con i loro standard di genere e in modo negativo quando agiscono in modi diversi da questi standard.

Valutare l'appartenenza ad un gruppo di genere migliora così i processi di autoregolamentazione o regolazione di Sè.

In sintesi, le differenze nei comportamenti delle donne e degli uomini riflettono due tipi di influenze: la regolazione sociale, ossia l'influenza delle norme sociali specifiche per il genere, e la regolazione di sé, ossia l'influenza dei propri personali standard di genere.

La coercizione e la scelta sono così intrecciate. Sottolineare solamente la regolazione sociale o quella del sé nel spiegare il comportamento di genere significherebbe perdere di vista la vera complessità della causalità.

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Un motivo per cui molti psicologi potrebbero essere in disaccordo con tali argomentazioni, ossia che le donne in generale si differenziano dagli uomini, potrebbe riguardare la credenza che le differenze sessuali e di genere siano abbastanza piccole, come dimostrato da alcune meta-analisi contemporanee.

Hyde è un ricercatore che abbraccia tale posizione, si fa cioè promotore di una somiglianza di genere.

Tuttavia, secondo l'autrice, la Dottoressa Alice Eagly, docente di psicologia sociale presso la Northwestern University, l'idea che la maggior parte delle differenze sessuali siano piccole dovrebbero essere de-costruite analizzando la notevole variabilità dei dati meta-analitici disponibili.

L'affermazione che le donne siano relativamente più “comunionali” e meno “agentiche” degli uomini si riferisce ad una differenza tematica tra comportamento femminile e maschile, e non solo alle differenze di tratti e comportamenti particolari.

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Attraverso esperienze, occasioni e situazioni, le donne ricorrono maggiormente a comportamenti di “comunione” rispetto ai comportamenti di “agency” maschili, riflettendo le influenze della regolazione sociale e del Sè esposte precedentemente.

Tuttavia, i modi particolari che le persone utilizzano per esprimere tali comportamenti nella vita quotidiana variano notevolmente.

Ad esempio, per esprimere la comunione, le donne possono aiutare i membri della famiglia in casa o i colleghi del lavoro, essere un ascoltatore sensibile per amici e conoscenti, volontari per il servizio della comunità, insegnare ai bambini più piccoli, donare denaro rispetto ad organizzazioni sociali e così via.

Qualsiasi tipo di comportamento di “comunione” può differire solo modestamente tra donne e uomini, ma aggregandoli attraverso comportamenti comunitari in contesti differenti, produce modelli di differenza che tendono a separare i due sessi.

Pertanto, alcuni psicologi riducono al minimo la grandezza delle differenze concentrandosi su singoli tratti e comportamenti piuttosto che su set di attributi correlati.

Sottolineando l'esistenza di differenze largamente definite tra i sessi, le misure psicologiche tra le donne e gli uomini producono dimensioni di effetto relativamente grandi.

Molte femministe potrebbero temere che qualsiasi generalizzazione sulle differenze sessuali rispetto alla similarità di genere sia pericolosa per le donne, soprattutto per le opportunità desiderate.

Il sottolineare o argomentare sulle differenze tra i sessi può sì promuovere la discriminazione, spesso contro le donne, tuttavia, la comunione può produrre un grande vantaggio femminile poiché comprende attributi quali la sensibilità sociale e l'intelligenza emotiva che vengono sempre più apprezzate in molte occupazioni.

Infatti, le donne hanno un vantaggio maggiore per quei posti di lavoro che richiedono abilità sociali e cognitive.

Questo accento sulle competenze sociali sembra essere aumentano in quanto i cambiamenti organizzativi hanno favorito nuovi modi di interazione sociale.

Ad esempio, la definizione culturale della leadership è cambiata per includere una maggiore enfasi sulle abilità sociali.

In generale, la quota dei posti di lavoro altamente qualificati e cognitivamente esigenti per le donne è aumentata negli ultimi decenni, soprattutto nelle posizioni che ricompensano le abilità sociali.

Le qualità di “comunione” possono quindi migliorare il successo e la carriera in alcuni contesti lavorativi, nonché il successo nelle relazioni intime.

 

Tratto da “Apa.org”

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

Bibliografia

  • Abele, A. E., & Wojciszke, B. (2014). Communal and agentic content in social cognition: A dual perspective model. Advances in Experimental Social Psychology, 46, 195–255. doi:10.1016/B978-0-12-800284-1.00004-7
  • Bakan, D. (1966). The duality of human existence: An essay on psychology and religion. Chicago: Rand McNally.
  • Eagly, A. H. (2009). The his and hers of prosocial behavior: An examination of the social psychology of gender. American Psychologist, 64, 644–658.
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  • Hall, J. A., & Carter, J. D. (1999). Gender-stereotype accuracy as an individual difference. Journal of Personality and Social Psychology, 77, 350–359
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  • Ruble, D. N., Martin, C. L., & Berenbaum, S. A. (2006). Gender development. In N. Eisenberg, W. Damon, & R. M. Lerner (Eds.), Handbook of child psychology: Social, emotional, and personality development (Vol. 3, 6th ed. pp. 858–932). Hoboken, NJ: Wiley.
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