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La soddisfazione per il proprio lavoro può aumentare con l’età?

Il nostro lavoro diventa più soddisfacente, man mano che diventiamo più vecchi?


lavoro soddisfatto

Una nuova ricerca fa luce su un enigma intrigante: la soddisfazione per il proprio lavoro tende ad aumentare man mano che invecchiamo, ma tende anche a diminuire se esso è sempre lo stesso troppo a lungo.
    

Abbiamo dimostrato che l’età e la durata dell’impiego hanno relazioni opposte con la soddisfazione per il lavoro, tanto che quest’ultima aumentava man mano che le persone invecchiavano, ma diminuiva man mano che la durata dell’occupazione era maggiore – mentre essa aveva un’impennata quando gli individui si trasferivano in un’altra azienda, cominciando così un nuovo ciclo”, hanno scritto la Dott. essa Shoshana Dobrow Riza (London School of Economics and Political Science), il Dott. Yoav Ganzach (Tel Aviv University) ed il Dott. Yihao Liu (University of Florida).

Insomma, il risultato centrale, spiegano i ricercatori, fu che, in modo piuttosto paradossale, la soddisfazione per il lavoro aumentava con l’età, ma diminuiva con la durata del mandato.


Le ricerche precedenti.

La ricerca precedente aveva suggerito che quando le persone invecchiano – ed ottengono uno stipendio migliore e maggiori benefici – la soddisfazione di lavoro tende ad aumentare.
Tuttavia, gli studi che osservarono la durata dell’incarico di lavoro (per quanto tempo una persona è rimasta nella stessa organizzazione), hanno trovato che, spesso, la soddisfazione per esso diminuiva col tempo. Cioè, se la soddisfazione di lavoro aumentava, o meno, sembrava dipendere da quale quantità di tempo analizzavano i ricercatori, ovvero l’età o il numero di anni trascorsi in una specifica azienda.

La Dott. essa Riza ed i suoi colleghi hanno ipotizzato che quando le persone invecchiano, esse acquisiscono più esperienza nel mercato del lavoro ed ottengono lavori migliori e più pagati, portando così ad una soddisfazione di lavoro maggiore. Ma, man mano che la durata dell’incarico aumenta, gli individui dovrebbero anche ricevere delle opportunità concrete per ottenere una promozione, pena un picco drastico nella loro motivazione.

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Due studi importanti.

Due studi, uno del 1979 e l’altro del 1997, provenienti dal National Longitudinal Survey of Youth, e  condotti dall’US Department of Labor’s Bureau of Labor Statistics, includevano un’ampia gamma di domande sulle caratteristiche dell’ambiente, l’educazione ed il lavoro, raccolte per un lungo periodo di tempo (29 e 12 anni, rispettivamente).

Queste caratteristiche ci permettono di individuare gli effetti dell’età e del mandato contemporaneamente, a differenza delle precedenti ricerche trasversali e longitudinali a breve termine”, hanno spiegato i ricercatori.

La coorte del 1979 includeva un campione di 12.686 americani, nati tra il 1957 ed il 1964. I partecipanti furono intervistati sulle loro vite, nel corso dei 29 anni, fornendo delle risposte che coprivano il periodo che va dall’adolescenza (cioè, tra i 14  ed i 22 anni nel 1979) all’età adulta (cioè, tra i 43 ed i 51 anni nel 2008).

La coorte del 1997, invece, includeva 8.984 americani, nati tra il 1980 ed il 1984. I partecipanti furono intervistati ogni anno, cominciando da quando avevano tra i 12 ed i 16 anni nel 1997, fino al 2008, quando avevano tra i 23 ed i 27 anni.

Entrambi gli studi includevano una sola domanda, che chiedeva ai partecipanti di valutare il loro attuale livello di soddisfazione a lavoro, usando una scala a 4 o 5 punti.
Entrambi gli studi raccolsero informazioni dettagliate anche su salari e redditi.


I risultati degli studi.

Entrambi gli insiemi di dati mostrarono le stesse correlazioni paradossali: “Più l’età avanzava, più le persone erano soddisfatte dei loro lavori, ma ne erano meno appagate se aumentava anche la durata dell’incarico nella stessa azienda”.

Complessivamente, i risultati indicano che gli impiegati che tendevano ad esperire un aumento nella soddisfazione per il proprio lavoro erano quelli più anziani e che non rimanevano sempre nelle stesse organizzazioni, il che può essere spiegato, in parte, dal fatto di riuscire a guadagnare una paga più alta per le nuove mansioni”, hanno scritto la Dott. essa Riza e colleghi.


Considerazioni conclusive.

Gli studiosi spiegano, quindi, che la soddisfazione per il lavoro sembrava seguire uno schema ciclico, dove le persone ne esperivano un incremento all’inizio, quando c’è il cosiddetto “periodo della luna di miele”, in una nuova organizzazione. Questa spinta, però, tendeva a diminuire, nel tempo, finchè un individuo si trasferiva nell’azienda successiva.


Il gruppo di ricercatori avverte, però, di non essere stato capace di valutare una teoria causale diretta tra questi elementi e che la ricerca futura dovrebbe considerare un insieme più ampio di benefici nell’ambito di lavoro, che vada oltre il solo stipendio.

 

Concludendo, gli esperti suggeriscono ai manager di cercare di cambiare un po’ le cose, fornendo opportunità, come la rotazione delle mansioni, l’assegnazione di trasferimenti temporanei o la possibilità di ricorrere ad anni sabbatici, al fine di contrastare il declino, a quanto pare inevitabile, della soddisfazione per il lavoro negli impiegati più anziani.    

 

 

 

Fonte: PsycologicalScience.org            

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

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