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Le nostre credenze


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Chi crede che la felicità dell’uomo
dipenda dalle circostanze reali è completamente fuori strada.

dipende dall’ opinione che si ha delle cose.

  ERASMO DA ROTTERDAM

Ciò di cui solo raramente (o mai!) ci rendiamo conto è che tutta la nostra vita è condizionata dalla nostra mente.

Innanzitutto la nostra vita si basa sulle scelte che ogni giorno compiamo, su ciò che scegliamo di fare o non fare. Il punto cruciale è che le nostre scelte sono condizionate da ciò che riteniamo essere vero, oppure da come interpretiamo gli eventi.

Si è portati a credere che il modo in cui una persona affronta la vita sia totalmente predeterminato e quindi immutabile. La verità è che, invece, noi possiamo modificare il nostro atteggiamento migliorando la nostra esistenza.

 

Il pregiudizio risiede nel ritenere che ciò che noi reputiamo vero lo sia in senso assoluto. In realtà si tratta sempre di nostre personali opinioni formatesi nell’arco degli anni, ma prevalentemente durante la prima parte della nostra vita. Tali opinioni sono credenze. Lo scrittore Gregg Braden dà questa definizione: “una credenza o convinzione è ciò che pensiamo sia vero con la mente, unito a ciò che sentiamo vero con il cuore”. Questa definizione è molto valida perché permette di capire che il nostro convincimento non è tale solo a livello razionale, ma anche a livello emotivo. Inoltre non è importante se una credenza è vera o meno, il suo effetto è comunque bloccante, condizionante.

Le credenze hanno un enorme potere poiché esse determinano la nostra vita, ogni suo aspetto. Hanno il potere di condizionare il nostro corpo, la salute o la malattia, il lavoro e le relazioni, gli impegni e le azioni quotidiane.

Se ci pensiamo bene, sapere questo ci rende molto forti. Non siamo in balia degli eventi, non siamo vittime di ciò che ci accade indipendentemente, anzi a dispetto di noi. Se sono i nostri pensieri a determinare le nostre scelte e quindi le nostre azioni, ciò che ci succede è prevalentemente stabilito da noi.

E’ il singolo individuo a decidere a cosa prestare attenzione e come interpretare ciò che vede.

Solo gli esempi possono aiutarci a capire. Prendiamo un fenomeno ormai noto e scientificamente provato: “l’effetto placebo”. Il biologo cellulare Bruce Lipton, parla di “effetto credenza”. Se una persona è convinta di assumere una medicina, la sua sofferenza diminuisce, anche se ciò che assume non è un farmaco. Basta credere per influenzare il nostro corpo. Queste guarigioni che hanno del miracoloso, sono prodotte dalla mente. Abbiamo grandi risorse interiori.

Corrispondente al placebo, però, c’è il nocebo, ossia l’esatto opposto. La convinzione che qualcosa non faccia bene, finisce con il nuocere davvero alla salute. E’ l’effetto che possono avere i pensieri negativi nella nostra realtà. Sono profezie che si auto avverano. Le credenze positive e negative hanno impatto sulla nostra vita in generale, non solo sulla nostra salute.

Come si forma una credenza

Le cellule che compongono il cervello sono i neuroni. Essi si collegano tra loro attraverso le sinapsi e formano le reti neurali. Ogni pensiero, informazione, ricordo è rappresentato da reti neurali, quindi da gruppi di cellule nervose, connessi tra loro.

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Ognuno ha le proprie reti neurali, determinatesi nell’arco della vita a seguito di personali esperienze. Il tipo di famiglia in cui siamo cresciuti, gli insegnamenti ricevuti, l’affetto o i traumi subiti, il tipo di scuola frequentata, gli studi fatti, gli incoraggiamenti o le critiche ricevute, tutto ha contribuito a formare le reti neurali del nostro cervello. L’insieme di questi reticoli neurali rappresenta ciò che ciascuno è, ed il modo in cui ogni evento viene compreso e giudicato è determinato da queste connessioni nervose. Questo insieme di reti è la nostra personalità.

Quando riceviamo stimoli dall’ambiente, ricorriamo a tali reti per interpretarli. Uno stimolo determina una reazione chimica nel cervello, la quale produce una reazione emotiva che a sua volta causerà la risposta che daremo rispetto allo stimolo ricevuto.

Quando più reti neurali si collegano assieme più volte si crea tra loro una connessione tale per cui ogni volta che accade “A” si verificherà assieme “B”. Queste connessioni sono molto solide e difficili da modificare. Di questi collegamenti sono fatte le credenze. Ripetendosi più e più volte si sono stabilizzate e sono divenute per noi la sola verità.

Così come il collegamento neuronale si rinforza, esso può sciogliersi. Il cervello è infatti dotato di neuroplasticità. Se le reti non vengono più collegate, si sganciano e la credenza viene meno. Allo stesso modo nuove reti possono collegarsi tra di loro e creare nuovi convincimenti più utili e positivi per la nostra vita. Recenti studi mostrano come ciò accada dopo una psicoterapia. Si formano nuove reti neurali effettuando nuove connessioni, modificando convincimenti e opinioni ottenendo un maggior benessere per il paziente. Neuroplasticità significa cambiamento. Tuttavia, in certi casi, il cambiamento deve essere scelto, ci vuole un atto di volontà per smettere di riprodurre gli stessi schemi.

Il modo in cui interpretiamo gli eventi, causa le nostre emozioni. E’ importante sapere che noi ci identifichiamo con i nostri pensieri e quindi che noi siamo ciò che pensiamo. Se i nostri pensieri sono limitanti (non posso, non sono capace, sbaglio, non so fare…) noi ci identifichiamo con essi, e poiché è il pensiero a guidare l’azione, ci comporteremo di conseguenza. Occorre quindi sostituire, il pensiero limitante, negativo con un altro adatto. In questo modo aumenterà la fiducia in noi stessi e anche le nostre azioni saranno guidate da questa nuova forza. Se anche per anni abbiamo, ad esempio, dato spiegazioni pessimiste alle nostre esperienze, con un atto di volontà possiamo iniziare a sostituire tali pensieri con uno stile esplicativo ottimista a cui seguiranno le azioni, ossia i fatti.

La parola chiave per risolversi al cambiamento è emozione. Come sappiamo se stiamo male? Se ciò che ci accade non è ciò che vorremmo? Facendo attenzione alle nostre emozioni. Qual è lo stato d’animo che provo? Cosa posso fare per modificarlo? Sono in balia degli eventi o ciò che provo dipende da me?

Le nostre credenze producono delle manifestazioni fisiche: le molecole che costituiscono le emozioni. Poiché siamo noi a produrre i pensieri, le nostre emozioni dipendono soltanto da noi.

Cambiando le credenze possiamo cambiare le emozioni e migliorare la qualità della nostra vita.

 

Le emozioni

Noi effettuiamo scelte sulla base delle emozioni che proviamo. Se un ricordo è vivo e facilmente recuperabile è grazie all’emozione ad esso collegata. Le emozioni rinforzano un’esperienza a livello neuronale. Per capire ciò dobbiamo far riferimento a quelle che sono state definite “le molecole di emozione”. Come ha studiato la dottoressa Candace Pert, queste molecole sono sostanze chimiche dette neuropeptidi, ogni emozione ha il suo neuropeptide corrispondente. L’assorbimento nelle nostre cellule di queste molecole causa una sensazione, ossia gioia, paura, rabbia…

Le emozioni hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione: riconoscere un evento come pericoloso o piacevole ci ha salvato la vita! Le emozioni diventano “negative” quando
sono associate a pensieri, a situazioni non reali e solo immaginate e che sono dolorose.

Il punto è che si crea una dipendenza da quella molecola. Dal momento che Il corpo la richiede, noi cerchiamo situazioni che ci aiutino a riprodurre proprio quella sensazione. Si crea un circolo vizioso in cui più una molecola è prodotta più viene richiesta e quindi aumenta il desiderio, non cosciente, di ottenere situazioni che producano ancora e ancora quell’emozione. Alla fine la nostra vita è dominata sempre dalle stesse emozioni. Ogni stimolo riceve un’interpretazione che causa il rilascio di un neuropeptide che determina quell’emozione. Diventiamo prigionieri di una ripetizione stimolo-risposta. Ma se l’interpretazione dello stimolo cambia?

La dipendenza emozionale è il motivo per cui ci ritroviamo a vivere situazioni analoghe riproducendo la stessa realtà. Allora ci saranno persone che si trovano sempre nel ruolo di vittima, altre in quello di “salvatori”, alcune si colpevolizzano, altre sono spesso coinvolte in situazioni di lotta, liti o risse, altre ancora vengono ripetutamente abbandonate e si ritrovano in relazioni non durature, alcune sono sempre tradite, altre tradiscono…

Cerchiamo di ricreare un’esperienza iniziale al fine di ottenere la stessa scarica emozionale.

Se ci rendiamo conto che il modo in cui interpretiamo la realtà non è obiettivo, ma sempre filtrato dalle nostre credenze, se ci rendiamo conto che in questo modo riproduciamo le stesse emozioni, possiamo riuscire a bloccare la dipendenza. Allora chiediamoci: “quali emozioni dominano la mia vita?”. Accorgersi che si sta ripetendo la stessa scelta, è il primo passo per uscire dalla ripetizione e liberarsi dalla dipendenza.

Chi ha studiato Freud, ricorderà il concetto chiave di coazione a ripetere. Gli studi sul funzionamento del cervello aiutano la comprensione di questo meccanismo e le sue motivazioni.

Sono io a creare la realtà in cui vivo. Come? Operando delle scelte. Posso restare nella ripetizione o no, posso continuare a riprodurre inconsapevolmente la stessa realtà oppure posso consapevolmente accorgermene, prenderne coscienza e razionalmente operare nuove, diverse scelte.

Queste le parole del Mahatma Gandhi: “ Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri. I tuoi pensieri diventano le tue parole. Le tue parole diventano le tugestire-emozionie azioni. Le tue azioni diventano le tue abitudini. Le tue abitudini diventano i tuoi valori. I tuoi valori diventano il tuo destino.”

Noi siamo gli artefici della nostra vita, tuttavia non ne siamo responsabili sinchè non ci rendiamo conto di questa realtà. In questo caso si potrebbe dire che “la legge ammette l’ignoranza”. Mi spiego: se ciò che ci è accaduto sinora è stato determinato da noi, potremmo colpevolizzarci e soffrirne molto. In realtà siamo responsabili di ciò che ci accade solo dal momento in cui siamo consapevoli di essere responsabili di ciò che ci accade! Solo a partire da quel momento non abbiamo più scuse.

Cosa possiamo fare? Iniziamo con il dubbio: quello che credo è vero? Quali sono le mie convinzioni e che origine hanno? Quali emozioni dominano la mia vita? Quali situazioni si riproducono costantemente? Quali caratteristiche hanno le persone di cui mi circondo?

Diventare consapevoli che si ha un grande potere, quello di indirizzare la nostra vita, è il primo passo.

Il problema, come si è detto, è che le nostre convinzioni sono radicate nell’inconscio, per questo modificarle è così difficile.

Possiamo a questo punto fare un distinguo: alcune delle ripetizioni che riconosciamo nella nostra vita sono bloccabili: riconoscerle, prenderne coscienza è sufficiente per far scattare un meccanismo bloccante che ci permette di non ripetere, di non cadere nel pregiudizio. Quando una convinzione da inconsapevole diventa conscia perde forza e si attenua il meccanismo della ripetizione.

Tuttavia, purtroppo, alcune credenze sono così nascoste e radicate che da soli non è possibile “scovarle”, portarle alla luce ed eliminarle. Qui subentra la necessità di un aiuto esterno attraverso la psicoterapia psicoanalitica o altre tecniche recenti.

Tratto da "Psiconline.it"

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