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L’elettrosmog in casa ci rende più “materiali”

elettrosmogL’inquinamento elettromagnetico, o elettrosmog, è una realtà. Ed è sempre più presente, sia in casa che fuori.
Se dapprima era rappresentato soltanto dalla rete elettrica e i suoi apparati, oggi con la sempre maggiore diffusione di nuove tecnologie come la telefonia cellulare, il Wi-Fi eccetera, ci siamo, per così dire, complicati la vita, anziché semplificarla.
Complicata perché le ripercussioni, anche serie, sulla salute non riguardano solo il fisico ma anche la mente e, che ci si possa credere o meno, lo spirito.

Una curiosa, ma interessante tesi, questa, sostenuta da due esperti in materia: Kurt Ulrich Dierssen e Stefan Brönnle, i quali hanno scritto un libro sul tema dal titolo Come difendersi dall'elettrosmog, edito in Italia, da Terranuova Edizioni. Secondo gli autori, infatti, tra le altre cose, circondarsi di apparecchi tecnologici che funzionano a elettricità ha un impatto sulla frequenza ambientale che, a sua volta, ce l’ha sulla nostra personale frequenza: questo fattore ci costringe a restare sintonizzati su un livello piuttosto basso dell’esistenza, rendendoci sempre più “materiali” e bisognosi di “materia”, in un drammatico circolo vizioso da cui poi è difficile uscire – ammesso che lo si voglia.

Premesso poi che l’inquinamento indoor, che in alcuni casi arriva a essere a livello di una discarica di rifiuti tossici e radioattivi, è invero un pericolo serio e reale è importante prenderne atto e magari prendere provvedimenti per limitare, ove possibile, la presenza di fonti inquinanti.
Quali sono queste fonti? Le principali le conosciamo ormai tutti: il televisore, lo stereo, il telefono cordless e il cellulare, le varie fonti di luce e prese elettriche che si trovano per esempio nel soggiorno. Nello studio c’è il computer, o il portatile che gira per casa captando le onde emesse dal modem Wi-Fi. Ma anche le altre stanze non ne sono indenni: in cucina possiamo trovare il forno elettrico, il microonde, la cappa aspirante, il frigorifero, la radio e, di nuovo, le inevitabili prese e i punti luce.
elettrosmog
C’è poi una stanza che è più a rischio delle altre, perché è quella dove passiamo più tempo, immobili e in stato di passività: la camera da letto. Qui possiamo trovare, magari vicino alla testa, la radiosveglia, una o due abatjour e talvolta un secondo televisore… e le onnipresenti onde Wi-Fi che girano per casa – le nostre e anche quello del vicino di casa, nel caso non bastassero.
Ma non c’è scampo neanche fuori di casa; qui infatti troviamo gli apparati di telecomunicazione, gli elettrodotti ad alta tensione, i ripetitori di telefonia mobile, gli impianti radar, le antenne di trasmissione radiofonica e televisiva, l’illuminazione stradale, le radiazioni provenienti dai satelliti e così via.

Che ce ne rendiamo conto o meno, gli attentati alla nostra salute hanno assunto proporzioni enormi e non c’è lato da cui non siamo attaccati. In una situazione come questa diventa fondamentale difendersi dall’elettrosmog prima che questo ci porti a un punto di non ritorno – anche se ormai ci siamo quasi.
Una necessità che deriva dall’evidenza che, sia dai luoghi di lavoro alle abitazioni private, dalle zone di svago agli ospedali, in qualunque ambiente ci muoviamo, la tecnologia ci circonda con una silenziosa emissione di onde a bassa e alta frequenza.

Tutto ciò, è proprio quello che gli esperti chiamano “inquinamento elettromagnetico”: una delle forme più insidiose d’inquinamento perché si propaga nello spazio, varca muri e attraversa oceani senza possibilità di contenimento.
In questo interessante volume gli autori, utilizzando un linguaggio semplice e divulgativo, e senza inutili allarmismi, prendono in esame questa nuova forma di contaminazione ambientale per informare dei pericoli e apprendere come difendersi dall'elettrosmog.
Nel libro i lettori possono trovare alcuni pratici suggerimenti per proteggersi e limitare al minimo i danni causati dall’inquinamento elettromagnetico.
Siamo anche noi delle “antenne” - soprattutto riceventi - non dimentichiamolo!

 

Tratto da Psiconline.it

 

 

 

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