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Maltrattamenti sui minori: tra psiche e intervento

45452_149517941743736_148744268487770_341515_2283112_aUna bambina di appena dieci mesi è ricoverata al policlinico Gemelli per lesioni gravissime da presunti maltrattamenti.  Abbiamo invitato Antonio Vita, psicoterapeuta autore per Edizioni Psiconline insieme a Domenica Daniele del libro “Diventare nonni è un evento straordinario. Consigli e risposte per vivere al meglio il rapporto con i propri nipoti “, nonché coordinatore del forum attivato da “www.psiconline.it” sulla psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza, a offrirci qualche spunto di riflessione su questo triste fatto di cronaca.

Cosa accade a un bimbo così piccolo, oggetto di violenze?

“Il bambino ricorderà per molto tempo le violenze che ha subito anche se  in età così precoce. Se il piccolo non ha  un vero e proprio ricordo  dell’evento che ha vissuto, avverte sempre una sensazione di pericolo e di malessere. Si sa, d’altronde, che le ferite dell’anima guariscono molto più lentamente di quelle del corpo. Così anche negli anni a seguire, seppur opportunamente curato e amato, il bambino potrà avere reazioni inadeguate e scorrette.
Il piccolo finirà per soffrire di forte disagio ogni volta che assisterà a scontri nell’ambiente domestico tra persone adulte o quando verrà sgridato, subirà una correzione o riceverà un ceffone da parte di un genitore o di un parente”.

Quando intervenire?

“In questi casi l’intervento nell’ambiente in cui il bimbo vive va fatto il prima possibile. Occorre agire subito, individuando gli autori delle violenze sul bambino.
Se sono all’interno del nucleo familiare e lo stesso ambiente domestico non è in grado di difendere il piccolo cucciolo dai maltrattamenti, allora il bimbo dovrebbe essere tolto da quel contesto e inserito in un altro. Possibilmente andrebbe affidato a una coppia o magari alle cure di persone affettuose che potranno offrirgli amore, protezione e sicurezza. Il bambino dovrà riacquistare fiducia in se stesso e soprattutto negli adulti. L’intervento, infine, di uno psicoterapeuta è consigliabile. In tal caso l’intervento terapeutico andrebbe affidato ad una psicologa, che potrebbe surrogare la figura materna e abuso
restituire al piccolo serenità e tranquillità d’animo”.

Da cosa si desume che la psiche di un bimbo, anche piccolissimo, viene segnata dalle violenze?
“Al di là dei casi di maltrattamenti, pensiamo a un esempio più comune. A tutti sarà capitato di portare il proprio bimbo in un ambulatorio medico per sottoporlo ad  un prelievo di sangue o ad una vaccinazione. Quando torniamo in quel contesto, il piccolo inspiegabilmente è più nervoso della prima volta e spesso scoppia anche in un pianto ingiustificato.  E’ l’esempio tipico del disagio da sensazione impressa. Ecco perché spesso il medico fa tenere il piccolo tra le braccia della mamma, che sa infondere coraggio, limitando il ricordo del dolore sperimentato la volta precedente”.

Quanto tempo occorrerà per superare questa situazione?
“A volte può trascorrere molto tempo, anche con l’aiuto di interventi riparatori affidati alla psicoterapia. Mi viene in mente, in questo caso, l’esperimento del coniglietto, che la bibliografia specialistica racconta.
Un bimbo gioca con il suo coniglietto preferito. Alle spalle ode un rumore forte, che lo spaventa. Non vede l’origine del rumore ma associa questa sensazione sgradevole con la presenza del coniglietto e inizia a non giocarci più, anzi ad essere nervoso anche quando lo vede a distanza. L’esperimento continua, offrendo al bimbo un dolce mentre, lontano c’è il coniglietto che il bambino segue tuttavia con apprensione e con preoccupazione. L’effetto del dolce in parte gli fa dimenticare la presenza del coniglietto. Con l’andare del tempo il coniglietto verrà avvicinato progressivamente al bambino, che lo guarda ancora con un po’ di sospetto, mentre mangia sempre la porzione giornaliera del suo dolce preferito. Lo si avvicinerà al bimbo ancora di più, sino a quando il coniglietto potrà tornare vicino al piccolo, il quale finirà per non mostrare più paura dell’innocuo animaletto.
Eppure capita talvolta che subentri quella che in termini scientifici viene chiamata la nevrosi sperimentale: il senso di disagio finisce con l’essere focalizzato sul dolce e non più sul coniglietto. E il piccolo non vorrà mangiare più il dolce. Si tratta di un trasferimento di emozioni, che la dice lunga su quanto sia complicato e delicato il viaggio terapeutico di questi piccoli pazienti.
Ed è la ragione per cui  nei riguardi dei bambini l’attenzione e la dedizione devono essere presenti, cercando sempre di proteggerli da violenze e maltrattamenti”.

Tratto da "edizioni-psiconlineBlog"

 

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