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Mente e Cibo: un binomio dai tanti volti

disordini alimentari - mente e ciboQuello che sta accadendo nella nostra società è allarmante: purtroppo all’interno del conflitto che si crea tra il desiderio di avere una ‘perfetta forma fisica’, per stare al passo con i tempi, e l’iperalimentazione di oggi – basta pensare alle tante pubblicità che sponsorizzano cibo buono e irresistibile, disponibile a buon mercato sempre e ovunque –, un numero crescente di persone rimane imprigionato in un disturbo alimentare.

Mangiare poco, molto, nulla oppure solo determinati alimenti, in compagnia o da soli, sono sintomi, in alcuni casi, di vere e proprie patologie alimentari, che possono avere conseguenze anche molto gravi.

 

Tra queste patologie rientrano il binge eating, caratterizzato da un’alternanza di digiuni protratti e grandi abbuffate; la bulimia, in cui si riscontra un’assunzione smodata e incontrollabile di cibo; l’anoressia, dove c’è un rifiuto quasi totale del cibo; la sindrome da vomito, per cui le persone mangiano e vomitano più volte al giorno.

L’aspetto forse più allarmante è che tali patologie sono in costante crescita soprattutto tra i giovani per i quali è ancora più forte l’esigenza di usare il cibo per sentirsi bene e per stare bene con gli altri.

Vediamo di conoscere meglio questi disturbi, primo passo fondamentale per sconfiggerli.

La forma di disordine alimentare forse più conosciuta è l’Anoressia: si caratterizza per una graduale e progressiva diminuzione della quantità di cibo ingerita con conseguente calo di peso, notevolmente al di sotto del proprio peso forma. Nella maggioranza dei casi insorge dopo una dieta dimagrante e si esplica, secondo la terapia breve strategica, come un tentativo di controllo tanto ben riuscito da non poterne più fare a meno. Al di sotto di un certo peso, infatti, la percezione del proprio corpo da parte della persona anoressica si distorce come se essa indossasse delle lenti deformanti: più il peso diminuisce più il corpo sembra gonfiarsi. Il cibo diviene un nemico da combattere e da abolire. Frequente è l’uso di lassativi o di diuretici con l’obiettivo di diminuire sempre di più il proprio peso corporeo. Quando ad ammalarsi è una giovane adolescente occorrerà un intervento che coinvolga anche la famiglia.

L’altra faccia della medaglia dell’anoressia si chiama Bulimia: le persone che soffrono di questo disturbo sono colpite da eccessi di fame incontrollata durante i quali fanno delle vere e proprie abbuffate di cibi ipercalorici, in genere preceduti da tensioni, noie, rabbie e senso di vuoto. Temendo di ingrassare dopo le abbuffate, queste persone ricorrono a meccanismi compensatori quali il digiuno per alcuni giorni, uso di lassativi e diuretici, esercizio fisico estremo o autoinduzione del vomito. Anche in questo caso, come nelle persone anoressiche, la percezione del corpo è alterata e la magrezza diviene uno degli obiettivi principali dell’esistenza.

Quando si alternano lunghi periodi di digiuno a grosse abbuffate si parla invece di Binge eating. Il circolo vizioso che si crea in questo disturbo è che più la persona cerca di controllarsi nel cibo digiunando, più si prepara un’abbuffata compensatoria; ma più si abbufferà più cercherà poi di ‘recuperare’ attraverso il digiuno. Il digiuno completo rende la persona come una pianta assetata nel deserto per cui, giorno dopo giorno, il corpo e la mente sentono sempre più la necessità ed il desiderio del cibo, tanto che nel momento in cui la persona se lo concede ne perde il controllo e non riesce a fare a meno di abbuffarsi in maniera smodata.

Confusa e classificata spesso come bulimia, in realtà la Sindrome da vomito o Vomiting rappresenta un disturbo a sé stante, con un meccanismo di funzionamento differente. Si tratta di un disturbo che si struttura in questo modo: inizialmente il vomito viene usato come la principale soluzione per compensare i ‘danni’ compiuti con il cibo. Successivamente, mangiare e vomitare diviene un vero e proprio rituale basato sul piacere per cui la persona non vomita più per eliminare il cibo ingerito, ma addirittura mangia per vomitare.

Si tratta di una sorta di demone, di raptus, di fronte al quale la persona si sente completamente inerme; qualcosa di indesiderato ma al tempo stesso anelato, dove il piacere deriva non tanto dal concedersi i cibi ritenuti proibiti, quanto dall’espellerli attraverso il vomito. Infatti, spesso accade che la persona arrivi a mangiare anche cibi surgelati o facilmente vomitabili, ammettendo così che la propria attenzione è rivolta non tanto a quello che mangia, quanto piuttosto alla sua espulsione, che avverrà quando si sentirà abbastanza piena. Soprattutto nel caso di giovani adolescenti, esiste spesso un forte coinvolgimento della famiglia che, in questo caso, è opportuno coinvolgere nel trattamento, al fine di bloccare anche le sue tentate soluzioni disfunzionali, che si esplicano spesso in continui controlli e tentativi di persuasione affinché la ragazza smetta di vomitare.

Guidata dall’idea che anche se un problema è grave e sofferto non necessariamente altrettanto dura e sofferta dovrà esserne la terapia, il percorso di Terapia Breve Strategica aiuta le persone ad uscire da questi disturbi così invalidanti in tempi relativamente brevi.

‘A volte basta un raggio di luce per dissipare mille oscurità’.

 

Articolo a cura della Dottoressa Ilaria Artusi

 

 

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