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Narcisismo Maligno e dinamiche familiari

Esiste un “contrasto tra l’amore che non cerca se stesso per compiacere”, e l’uomo che non conosce la legge, se non quella del suo appetito.

Narcisismo malignoTommy Gilbert, 30enne laureato alla Princeton, sparò il padre alla testa; la provocazione apparente che lo portò a commettere tale gesto riguardava la scelta del padre di ridurre il suo budget mensile.

Tommy decise pertanto di recarsi a casa dei genitori a New York, allontanò la mamma da casa con la scusa di andare a comprare qualcosa per il pranzo, e assassinò suo padre cercando di simulare, successivamente, un suicidio.

La madre rientrò a casa dopo soli 15 minuti, perché aveva intuito che qualcosa non andava, ma ormai era troppo tardi.

Il padre di Tommy era un imprenditore industriale che aveva sostenuto il figlio, per molti anni, sia emotivamente che finanziariamente.

Tommy sin da piccolo mostrava problemi e difficoltà nelle relazioni, non riusciva a mantenere un lavoro, frequentava poligoni di tiro, aveva “svuotato” diverse carte di credito e aveva problemi di dipendenza.

Egli era infatti stato in trattamento per una condizione psichiatrica. Nel 2010, Tommy risultò sospettato di aver dato fuoco ad un palazzo di amici di famiglia.

Dopo un alterco con il suo compagno di infanzia in cui lo aggredì molto violentemente, violò il successivo ordine restrittivo tornando dall’amico per cercare di farsi perdonare.

L’amico però lo respinse e percepì come la furia di Tommy si stesse esacerbando, tanto da pensare che probabilmente, per questo, Tommy l’avrebbe ucciso. Da lì a poco, il palazzo venne incendiato.

Il rifiuto può determinare sentimenti intollerabili di umiliazione ed una conseguente ira incontrollabile, soprattutto in individui vulnerabili.

Una domanda che sorge spontanea è.. perché una persona che ha tutto arriva a uccidere il genitore? A volte la mancanza di empatia e di preoccupazione per gli altri sono caratteristiche della malattia mentale, soprattutto in certi disturbi di personalità.

Anche se non si può avanzare una vera e propria diagnosi se la persona non è stata ed è in trattamento, effettuare una lettura e interpretazione degli eventi, dei sentimenti e degli agiti, potrebbe risultare utile per comprendere le possibili basi di tale estrema aggressione.

Potremmo infatti ipotizzare cinque diagnosi rispetto al caso presentato: psicosi, in cui si assiste ad una perdita di contatto con la realtà; disturbo del controllo degli impulsi, in cui è impossibile resistere alla tentazione; personalità antisociale, priva di coscienziosità; narcisismo, in cui il gesto espresso equivale ad una convinzione di essere in diritto di agire in un determinato modo; e infine il narcisismo maligno, ossia un disturbo di personalità ipotetico che non è elencato nel DSM, ma su cui diversi autori, come Glen Gabbard e Otto Kernberg, hanno speculato per molti anni.

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Quest’ultima è forse infatti l’ipotesi diagnostica che potrebbe offrire la migliore spiegazione.

Il narcisista maligno presenta alcune caratteristiche particolari, tra cui narcisismo, lacune nel Super-Io, sadismo, egocentrismo, regressione, grandiosità, paranoide, distruttivo, manipolativo, e utilizzo ricorrente di meccanismi proiettivi.

I narcisisti maligni fanno di tutto per raggiungere il loro scopo; possono essere molto intelligenti, avere un lavoro importante, essere affascinanti, apparentemente emotivi, gentili, educati e sono abili nel formare relazioni.

D’altra parte, essi possono mentire, accusare falsamente, drammatizzare, imbrogliare, rubare, manipolare, accusare, distorcere gli eventi per ottenere ciò che vogliono e si sentono sempre giustificati nell’agire in un determinato modo.

L’auto-attribuzione di un senso di diritto, di egocentrismo e disperazione, fa sì che non vivano mai i propri gesti come sbagliati.

Essi sono determinati a soddisfare i loro desideri e chiunque li contrasti subirà la loro furia; mancano di senso di colpa o rimorso e tendono a presentarsi loro come i soggetti che vengono maltrattati.

Possono inoltre appartenere a qualsiasi genere, razza o classe sociale.

La combinazione di una sottile paranoia, mancanza di coscienza e sadismo nel Narcisista Maligno, rende questi individui come pericolosi e spietati.

Poiché non hanno interiorizzato la capacità di “moderazione”, la vendetta per degli attacchi immaginari può essere crudele, eccessiva e insondabile. Il loro desiderio di umiliare e distruggere può infatti essere estremo.

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La brutalità può essere diretta ad una persona specifica ed essere nascosta agli altri; possono tormentare qualcuno in privato sostenendo che è il contrario, proprio perché maestri di questa forma classica di “proiezione”.

Lo psicologo Erich Fromm che ha introdotto il termina “Narcisista maligno”, lo ha descritto come una “patologia grave, la quintessenza del male e la radice della distruttività più feroce e disumana”.

Potremmo attribuire tali caratteristiche ai terroristi, ai dittatori o figure storiche sadiche, ma potrebbe anche essere un soggetto, apparentemente normale, che determina un vita fatta di tristezza, senso di colpa, vergogna e dolore all’interno della propria famiglia.

A tal proposito gli esperti nel campo dei disturbi di personalità asseriscono che “queste persone terrorizzano le loro famiglie”.

Ci si chiede quindi come fa una persona a diventare un Narcisista Maligno!? La maggior parte delle malattie, siano esse fisiche o mentali, presentano delle componenti biologiche e genetiche che possono predisporre ad una maggiore vulnerabilità nello sviluppo di determinati tratti o caratteristiche di personalità, plasmate però dalle influenze ambientali. Ovviamente l’eziologia non è chiara o esatta.

I modelli genitoriali di riferimento sono certamente utili per capire quanto questi hanno contribuito all’esacerbazione del disturbo, ma nello stesso tempo, i genitori possono anche essere quelli che soffrono più di chiunque altro.

L’incapacità di controllare la situazione, la paura, la confusione, l’incredulità, la negazione di sé, la colpa e la vergogna prendono sempre più vita, e i genitori sono vittime di un ambiente in cui sentono di non contare niente, o dove una qualunque opposizione determinerà solo una reazione peggiore di quella iniziale; i genitori avrebbero bisogno di sostegno, ma non possono cercarlo.

A tal proposito, vengono di seguito elencati alcune modalità per approcciarsi al problema: coltivare la consapevolezza, la comprensione e la percezione; resistere alla tentazione e tendenza a negare quanto avviene in casa; impostare da subito dei limiti forti in modo che il futuro Narcisista maligno abbia la possibilità di imparare a controllarsi; combattere il senso di colpa; comunicare con persone che comprendono meglio la complessità del problema, che non giudicano o fanno domande; stare lontano da coloro che non sono in grado di percepire la pericolosità e la necessità dei limiti.

Questi suggerimenti possono sembrare semplicistici, e anche se sono facili da comprendere è difficile implementarli. Ed è proprio su tale difficoltà che dev’essere effettuato il lavoro.

Alcuni genitori trovano impossibile trattenersi o dire no al proprio figlio, è come se andasse contro la loro natura; forse si sentono poco amorevoli o poco gentili.

Indubbiamente imparare a dare meno sia emotivamente che nella pratica può essere una sfida enorme, ma vivere la verità, affrontare il problema e non rinforzarlo può essere il gesto più utile ed empatico.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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