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Paura e rabbia: il mix esplosivo della violenza

Secondo il criminologo Scotto Bonn, la violenza agita dagli adulti si pone come una risposta infantile ad un mondo spaventoso che credono sia stato ingiusto e merita pertanto una punizione che però si ripercuote su una terza persona.

rabbia paura violenzaÈ un clichè dire che il mondo è un luogo violento!

La violenza, in tutte le sue varie forme, è stata infatti una caratteristica comune delle società durante l’intera storia umana.

 

In qualità di criminologo, il Dottor Scott Bonn, docente presso la Drew University, si è maggiormente interessato alle cause ed ai correlati della violenza; esistono molte teorie circa i fattori causali associati alla violenza, ma quella maggiormente accreditata è la General Strain Theory (GST), la cui specificità riguarda appunto il crimine.

Secondo questa teoria, il crimine, compresi gli atti di violenza, è il risultato di una tensione emotiva che si estende durate l’arco di vita di un soggetto.

La tensione (Strain) può derivare dal perdere qualcosa di valore, come una carriera o un matrimonio, oppure dal mancato raggiungimento di qualcosa di valore, come la stabilità finanziaria o gli obiettivi educativi.

La tensione può altresì derivare da rapporti personali disfunzionali e caratterizzati da stati di tensione costante.

La frattura che viene a generarsi innesca una serie di emozioni negative a cascata come la tristezza, la depressione, l’ansia o la rabbia.

In accordo con la suddetta teoria, quando le emozioni negative assumono la forma della rabbia, è più probabile che il soggetto sia spinto a compiere atti di criminalità, compresa la violenza.

Pensate alla violenza domestica o alla cosiddetta “rabbia stradale”, come esempi chiave di questa.

Questo non significa che la rabbia porti sempre a commettere un crimine; tutti sperimentiamo tale emozione, ma la maggior parte di noi non risponde ad essa commettendo atti delinquenziali.

Alcune persone gridano, mentre altre possono assumere sostanze come alcool o droghe perdendo così il controllo di sé e delle situazioni.

Il punto chiave della teoria è che esiste una forte relazione causale tra lo stato di tensione emotiva, la rabbia e la criminalità; una vasta ricerca ha dimostrato che alcune emozioni sono altamente associate alla criminalità, in particolare agli atti di violenza.

Alcune delle emozioni primarie ed istintuali associate alla violenza sono l’orgoglio, la gelosia, la lussuria e il risentimento.

Tuttavia, coerentemente alla teoria, la ricerca contemporanea rivela che l’emozione umana che più probabilmente innesca la violenza è la rabbia.

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Questa è infatti associata ad un’ampia varietà di atti violenti, inclusi omicidi, aggressioni, stupri, violenze domestiche, abusi su minori, bullismo, tortura e perfino terrorismo.

Consideriamo ora il rapporto tra rabbia ed omicidio; ci sono molti omicidi commessi spontaneamente, ma quando subentra la rabbia si parla di omicidio volontario.

In quest’ultimo caso si fa riferimento ad atti in cui vi è una premeditazione e un’attenta deliberazione. Infatti, l’omicidio di primo grado, ossia quello premeditato, rappresenta la più piccola categoria di omicidi.

Inoltre, poiché coinvolge la pianificazione, l’omicidio di primo grado è molto probabile che sia commesso per un motivo diverso dalla rabbia come il guadagno finanziario.

Ci sono anche considerevoli differenze di genere; le donne hanno più probabilità di rispondere alle tensioni con tristezza o depressione rispetto agli uomini, i quali tendono, più facilmente, a rispondere con la rabbia.

Inoltre gli uomini hanno molta più probabilità di esprimere la rabbia attraverso la violenza fisica rispetto alle donne; perciò, non è una coincidenza che gli uomini siano responsabili di quasi il 90% di tutti gli omicidi.

Il rapporto tra la rabbia e la violenza assume un senso perfetto quando si considera che tale emozione sia alimentata direttamente dalla scarica di adrenalina.

La rabbia richiede l’azione e la violenza fornisce una liberazione catartica o una risposta alle richieste di rabbia alimentata dall’adrenalina.

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Significativamente, il reato criminale commesso in un momento di ira incontenibile spesso porta il soggetto a non essere in grado di spiegare il proprio comportamento violento dopo il fatto.

Gli atti di violenza commessi in un momento di rabbia cieca vengono spesso definiti crimini passionali.

A questo proposito, la rabbia è assimilabile ad un intossicante come l’alcool che altera lo stato mentale di una persona, e lo spinge a commettere un atto terribile che non avrebbe mai messo in atto in circostanze normali.

Ora, è bene considerare il fatto che la maggior parte degli omicidi siano commessi quando l’autore è in realtà sotto l’influenza di alcool o droghe.

Chiaramente, l’alcool e le droghe stanno alla rabbia come la benzina per un incendio; in entrambi i casi, esse forniscono il carburante per un’esplosione.

Tuttavia, sulla basa dell’esperienza del Dottor Bonn, egli conclude che la rabbia non sia un’emozione primaria; la rabbia è un’emozione secondaria o reattiva.

Ritiene infatti che sia la paura in realtà la radice di tutta la rabbia. Ha intervistato alcuni criminali molto violenti, e le conversazioni avute gli hanno insegnato che la loro violenza come adulti è in gran parte una risposta alla paura e ai risentimenti che non sono stati risolti nell’infanzia.

Infatti, gli adulti più violenti che ha incontrato sono coloro che presentano terribili timori di rifiuto, inadeguatezza, fallimento e abbandono.

La violenza da adulti si pone quindi come una risposta infantile ad un mondo spaventoso che credono sia stato ingiusto e merita pertanto una punizione che però si ripercuote su una terza persona.

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“Pensiamo all’uomo che uccide la compagna o l’amante per una rabbia legata alla gelosia; in tal caso, la rabbia che l’uomo agisce è radicata nella sua paura del rifiuto, dell’abbandono e del tradimento da parte della sua amante”, commenta il Dottor Bonn.

Un potente esempio guidato dalla rabbia e dalla paura sottostante, è il caso di David Berkowitz il famigerato serial killer soprannominato “Figlio di Sam” o “Il killer della calibro 44”.

Il dottor Bonn ha avuto la possibilità di intervistare Berkowitz e ha descritto profondi sentimenti di inadeguatezza sperimentati nell’infanzia combinati a paura, con un tremendo risentimento quando ha appreso che sua madre biologica l’aveva abbandonato e che i suoi genitori adottivi gli avevano mentito.

Anche se la maggior parte delle persone non sarebbe diventato un serial killer basandosi su queste esperienze infantili, il Dottor Bonn sostiene che il Figlio di Sam è emerso e si è spinto verso uno spettacolo di proporzioni epiche, inscenando la parte del killer nella New York del 1976, un ragazzo piccolo, spaventato e arrabbiato che non è mai cresciuto.

Dire che la violenza è guidata dalla rabbia e che la rabbia è radicata nella paura, non vuole mitigare la colpevolezza di un assassino spaventato e arrabbiato o di qualsiasi altro criminale che si impegna nella violenza dopo aver sperimentato paura e rabbia.

Al contrario, tutti dobbiamo fare scelte razionali nella nostra vita, indipendentemente dal nostro stato emotivo e siamo tutti legalmente responsabili delle nostre azioni.

Nonostante le leggi, l’esperienza del Dottor Bonn sottolinea che vi sono momenti in cui le emozioni umane raggiungono la razionalità e nessuna emozione è più potente o motivante della paura.

Se si dubita di questa conclusione, il Dottor Bonn suggerisce di chiedere ad una persona violenta di guardare sotto la sua rabbia e descrivere i suoi sentimenti.

“Se è onesto, descriverà la sua paura!”

Tratto da PsychologyToday

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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