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Perché il cambiamento è così difficile?

Cambiare genera più paura o frustrazione? Quali sono le strategie di successo per il cambiamento? E' meglio procedere a piccoli o grandi passi?

Cambiamento difficileIl cambiamento spesso può essere difficile!! Molti di noi si forzano di mangiare in modo sano, perdere peso, aumentare l’attività fisica e il sonno, ampliare le relazioni, organizzarci e migliorare il nostro successo sul posto di lavoro.

Tuttavia, di volta in volta, potremmo ritrovarci confusi sugli sforzi che quotidianamente mettiamo in atto. La ricerca conferma questa frustrazione come annessa al cambiamento.

Gli studi dimostrano che l’adulto medio promette a sè stesso di cambiare entro la fine dell’anno, o con l’arrivo dell’anno nuovo. Tuttavia, la maggior parte di queste promesse di fine anno vengono abbandonate entro quindi settimane!

Questo ci può portare a chiedere: “perché cambiare è così difficile?”

Il cambiamento è difficile perché comporta fatica, una ridefinizione degli obiettivi, delle modalità cognitive e comportamentali insite in ognuno di noi.

La letteratura, mediante un’analisi di diversi studi prospettici, ha indagato e seguito grandi gruppi di persone per decenni, una settantina d’anni o più, a partire dalla nascita, passando per le scuole, l’università e così via.

Queste indagini si sono poste quasi tutte la stessa domanda: “quali sono le competenze che permettono alle persone di avere successo in tutti i settori chiave della vita?”.

Tra questi diversi studi, uno dei risultati più comuni riguardava il ricorso ad una serie di strategie di successo che gli individui utilizzano durante le fasi di cambiamento.

Le persone che hanno dimostrato il successo in tutti i settori chiave della vita hanno usato una combinazione di due importanti strategie per il cambiamento, mentre coloro che sperimentavano meno successo ricorrevano solo ad una di queste.

La prima strategia, che può sembrare familiare, si chiama “innovazione”; per l’obiettivo del presente articolo, l’innovazione può essere definita come “l’assunzione di grandi passi per raggiungere grandi obiettivi”.

Esempi di innovazione potrebbero includere severe restrizioni dietetiche, fare esercizio fisico, riorganizzare una casa per intero o, utopicamente, la società in una sola volta.

L’innovazione può certamente essere molto efficace, ma anche necessaria, in alcune situazioni, e si è trovato che gli individui che raggiungono un successo a lungo termine impiegano selettivamente questa strategia.

Tuttavia, quando l’innovazione non funzione o non è l’approccio giusto, si passa ad una seconda strategia, denominata Kaizen.

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Questa parola rappresenta la composizione di due termini giapponesi, KAI (cambiamento, miglioramento) e ZEN (buono, migliore), e significa cambiare in meglio, miglioramento.

Questa può essere definita più nello specifico come il “processo di piccoli passi per raggiungere grandi obiettivi”. Anche se potrebbe non apparire logico a prima vista, i piccoli passi spesso consentono di raggiungere gli stessi obiettivi in modo più veloce dei “grandi passi” dell’innovazione.

L’autore del presente articolo, il Dottor Robert Maurer, professore presso la UCLA University, ha conosciuto questo termine durante l’ascolto di una presentazione da parte di un esperto del dolore, che stava condividendo dei suggerimenti – i piccoli passi -  con pazienti affetti da neoplasie.

Alla fine del programma, ha chiesto ad ogni persona di andare a casa e meditare per un solo minuto; dopo che il pubblico abbandonò la sala, il Dottor Maurer chiese all’esperto come un minuto di esercizio potesse svolgere una qualsiasi forma di differenza significativa nella loro vita.

Il professore gli rispose che “sicuramente c’è una buona probabilità che tutte queste persone hanno già sentito parlare di meditazione; coloro che la conoscono meglio la praticano, si informano, acquistano libri e frequentano corsi. Per la restante parte, la meditazione può invece apparire come il peggior suggerimento che abbia mai incontrato. Preferisco quindi suggerire loro di meditare per un minuto piuttosto che per trenta. Se ci provano, essi possono così scoprire che è utile, e possono così farla divenire propria della loro quotidianità”.

La sua prospettiva è esattamente ciò che rivela la ricerca; per cominciare, la fisiologia umana sostiene il fatto che l’assunzione di grandi salti verso i propri obiettivi può provocare un senso di scoraggiamento.

Ciò è dovuto al fatto che i grandi passi intrinsecamente fanno paura, sia per l’individuo che li mette in atto e sia per quelli che vivono intorno a loro.

Una volta che la paura si manifesta, gli esseri umani tendono a dimostrare la resistenza, ciò che spesso chiamiamo risposta “lotta o fuga”. Quando questo sistema viene attivato, si tende a restare bloccati o ritirarsi piuttosto che muoversi verso il raggiungimento degli obiettivi.

Quando invece procediamo a piccoli passi, possiamo eludere questa tipologia di risposta. I piccoli passi possono infatti portare a progressi eccezionali soprattutto per quegli obiettivi che riguardano la salute fisica.

Presso la Mayo Clinic, i ricercatori hanno scoperto che era possibile per i pazienti perdere 30-40 chili in un anno, senza mai mettere piede in palestra.

Le persone che erano in forma e intenzionate a perdere peso semplicemente cercavano di mantenersi più attive durante la giornata, prendendo le scale anziché l’ascensore, camminando sulla scala mobile anziché restare immobili, andando a lavoro a piedi, anziché con i mezzi e così via.

L’aggiungere questi piccoli movimenti gli consentiva di bruciare circa 350 calorie al giorno, e in un anno, questo si traduceva in una perdita di peso considerevole.

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Questi stessi ricercatori hanno inoltre scoperto che un solo piccolo cambiamento, come ad esempio passare più tempo in piedi piuttosto che seduti, raddoppia il funzionamento metabolico.

In uno studio di oltre 400.000 soggetti adulti è stato osservato che i soggetti che hanno praticato esercizio per soli 15 minuti al giorno, hanno vissuto tre anni in più rispetto ad adulti che non hanno praticato esercizi.

La ricerca sul successo coniugale ha rivelato come la strategia dei piccoli passi abbia un potente impatto positivo.

Il Dottor Gottmann, che ha studiato le interazioni delle coppie nel tempo, ha scoperto diversi predittori di successo coniugali.

Uno dei più importanti riguarda il numero di piccoli momenti di attenzione che i partner si rivolgono nella giornata.

Ad esempio, chiamare il compagno durante la giornata, chiedere come sia andata la giornata o un appuntamento più specifico e via dicendo.

Tutti questi piccoli momenti di attenzione, spesso condivisi, erano altamente predittivi di un successo coniugale.

Il Kaizen ovviamente non è un’idea nuova. A tal proposito ricordiamo l’antico detto “un viaggio di mille miglia comincia con un solo passo”.

Tuttavia, il Kaizen, rimane un po' estraneo al nostro modo occidentale di pensare. Quello che quindi dovremmo o potremmo imparare a fare, è quello di impiegare entrambe le strategie, sviluppando la capacità e libertà di scegliere quella più pratica e utile in base alla situazione.

Il cambiamento non è pertanto difficile; rendere ogni passo “piccolo” verso il proprio obiettivo farà sì che non si sperimenterà la paura, né un eccessivo sforzo di autocontrollo o di volontà.

Solo così si possono costruire costantemente le abitudini positive che ci aiutano a raggiungere i nostri obiettivi!

Tratto da PsychologyToday

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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