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Psicosi e comportamento violento

I risultati delle ricerche suggeriscono che esperienze individuali appartenenti allo spettro della psicosi nella popolazione generale sono associate con la violenza; quello che non è ancora chiaro è se questa associazione è dovuta ad una comorbidità psichiatrica.

psicosi comportamento violentoCon il termine psicosi si fa riferimento ad una condizione patologica in cui si assiste al sovvertimento della struttura psichica nei rapporti tra rappresentazione ed esistenza.

Nella letteratura attuale vi è una “polemica” circa l’associazione tra psicosi e violenza, e si sta ipotizzando che l’abuso di sostanze possa incrementare tale associazione in soggetti non psicotici.

Recenti studi hanno anche chiamato in causa i cosiddetti deliri paranoidi inquadrandoli come variabili indipendenti, nel determinare il comportamento violento.

I risultati delle ricerche suggeriscono che esperienze individuali simil-psicotiche nella popolazione generale sono associate con la violenza; quello che non è ancora chiaro è se questa associazione è dovuta ad una comorbidità psichiatrica.

All’interno del presente studio i ricercatori hanno confrontato 7 popolazioni del Regno Unito (23. 444 soggetti) e condotto una successiva meta-analisi per identificare l’eterogeneità, ricorrendo a variabili come esperienze simil-psicotiche e categorie psicotiche vere e proprie.

Le esperienze simil-psicotiche sono relativamente comuni nella popolazione generale così come su un continuum con sintomi psicotici osservati nei vari campioni clinici.

I fattori di rischio di comorbidità associati a tali esperienze corrispondono, nella popolazione generale, a quelli della violenza.

Tuttavia, i risultati di tale associazione sono inconsistenti; quattro indagini comunitarie hanno dimostrato che l’ideazione paranoide e deliri di persecuzione sono associati con la violenza, ma tali risultati riguardano le allucinazioni, interferenze del pensiero e influenze esterne o di controllo.

La maggior parte degli studi su campioni clinici hanno per lo più indagato le associazione con le diagnosi cliniche; è stato però sostenuto che fattori di rischio per la violenza tra soggetti con disturbo mentale sono gli stessi per soggetti non psicotici.

Un ulteriore studio epidemiologico su larga scala ha indagato la relazione con la violenza in pazienti schizofrenici che vivono all’interno di comunità identificando fattori di rischio distinti, ma sovrapposti tra loro, come sintomi psicotici positivi, abuso di sostanze, problemi sociali ed interpersonali, problemi di condotta nell’infanzia e vittimizzazione.

Più recentemente, alcune meta analisi hanno evidenziato che i disturbi psichiatrici sono associati con la violenza, e che tale relazione potrebbe essere spiegata dalla comorbidità con l’abuso di sostanze.

I ricercatori hanno pertanto condotto un’analisi su 7 popolazioni comunitarie, provenienti da Inghilterra, Scozie e Galles, in cui erano presenti episodi di violenza ed esperienze simil psicotiche. Sono stati utilizzati gli stessi strumenti per ogni sondaggio condotto.

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Gli obiettivi dei ricercatori erano quelli di indagare come le esperienze simil-psicotiche mostrassero associazioni più forti con la violenza; se le associazioni con disturbi psicotici ed esperienze simil-psicotiche differivano in base alla gravità e al tipo di vittima e, infine, gli effetti della comorbidità psichiatrica su queste associazioni.

Il campione era costituito da uomini con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni ed il si presentava come rappresentativo a livello nazionale (n= 3247), con 4 ulteriori aree di indagine: uomini neri o appartenenti a minoranze etniche (n=1540), uomini appartenenti a basso ceto sociale o disoccupati ( n= 1002), uomini del quartiere Loninese di Hackney (n= 883), e uomini Scozzesi ( n= 789).

Le caratteristiche demografiche sono state raccolte tramite strumenti self-report; la classe sociale è stata valutata utilizzando la Standard Occupational Classification, ossia un sistema di classificazione ordinale: occupazioni professionali, occupazioni tecniche o manageriali; occupazioni qualificate manuali o non manuali, occupazioni in parte qualificate e professioni non qualificate.

Ogni sondaggio ha valutato la presenza di psicopatologia e comportamento violento usando strumenti self-report standard, come lo Psychosis Screening Questionnaire (PSQ) che indaga rispettivamente: ipomania, interferenza del pensiero, ideazione paranoide, esperienze di estraneità, allucinazioni visive e uditive sperimentati nell’ultimo anno trascorso.

Per indagare la dipendenza da alcool è stato utilizzato l’Alcohol Use Disorders Identification Test e infine per la diagnosi di disturbo di personalità il Structured Clinical Interview for DSM-IV - un questionario di screening (SCID –II) volto a identificare il disturbo antisociale di personalità, che riflette una combinazione di disturbi della condotta (prima dei 15 anni di età) e la sindrome antisociale adulta (persistenza di comportamenti antisociali dal 18esimo anno di età).

Sono stati utilizzati altri strumenti per la valutazione dei disturbi d’ansia e dell’umore e infine per la dipendenza da droga è stato utilizzato il Drug Use Disorders Identificacion Test.

La storia di violenza è stata stabilita chiedendo ai partecipanti: “Negli ultimi 5 anni ti sei ritrovato in un combattimento fisico, hai aggredito o deliberatamente colpito qualcuno?”; ulteriori domande sono state effettuate per indagare la gravità e la tipologia di vittima.

Sono stati così identificati 12 risultati specifici: violenza ripetitiva (più di 5 atti di violenza negli ultimi 5 anni); violenza durante intossicazione; versatilità della vittima (3 differenti tipologie di vittime); incidenti in cui la vittima era ferita; incidenti in cui l’aggressore era ferito; violenza su minore; violenza sul partner; violenza su altri membri della famiglia inclusi i bambini; violenza su amici; violenza su conoscenti e violenza su sconosciuti.

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risultati mostrano che: la violenza negli ultimi 5 anni è stata riportata dal 13,5% dei soggetti del campione; rispetto all’ultimo anno l’esperienza simil-psicotica è stata riportata dal 7,7% dei partecipanti, 1,3% riporta ipomania, 1,6% inserzione del pensiero, il 2,8% ideazione paranoide, 4,4% esperienze di estraneità, e l’ 1,6% riporta allucinazioni.

In linea generale, l’1% dei partecipanti ha riportato 3 o più sintomi per lo screening positivo del disturbo psicotico. Di questi soggetti il 53,7% è ricorso ai servizi di salute mentale e tutti coloro con esperienze di ipomania, esperienze simil-psicotiche, allucinazioni e via dicendo hanno contattato almeno una volta i servizi di salute mentale.

Gli episodi di violenza sono stati riscontrati nel 52,6% dei soggetti con screening positivo per il disturbo psicotico. I fattori di rischio per la violenza includono uomini giovani, disoccupati, single, separati o divorziati e appartenenti ad un basso ceto sociale.

La componente etnica è stata indagata e delineata: l’appartenenza all’etnia africana, indiana, pakistana e bengalese ha effetti protettivi rispetto alla perpetrazione di violenza rispetto ai partecipanti bianchi dello studio.

La presenza di ansia, depressione, dipendenza da alcool o da sostanze incrementava significativamente il rischio di violenza; tuttavia la depressione, dopo un aggiustamento dei risultati, non si presentava come un fattore di rischio per la violenza, ma anzi aveva effetti protettivi.

Dall’analisi dei risultati è emersa una forte associazione tra ideazione paranoide e violenza nella popolazione adulta Inglese. Questa relazione non è spiegata dalla comorbidità con abuso di sostanze o altri disturbi psichiatrici, contrastando così i precedenti risultati per i disturbi psicotici.

L’ideazione paranoide è stata specificamente risultata associata con maggiori atti di violenza e violenza ripetitiva. Le vittime per la maggior parte erano sconosciute.

Queste associazioni sono apparse indipendenti rispetto ad altri sintomi psicotici concomitanti. Di contro, l’ipomania, inserzione del pensiero, esperienze di estraneità ed allucinazione erano in gran parte estranee alla violenza.

Contrariamente ad altre ricerche precedenti, le associazioni tra disturbo psicotico ed esperienze simil-psicotiche con comportamenti violenti non appaiono moderate dal genere.

La prevalenza della violenza nel sotto-campione con probabile disturbo psicotico era elevata come riportato in altri studi epidemiologici. Una sostanziale proporzione di tale sotto-campione, era costituito da giovani e uomini single, tutti fattori di rischio per il comportamento violento che ne va così ad incrementare la prevalenza.

Rispetto ai sintomi psicotici, all’interno del presente studio, i ricercatori hanno evidenziato come l’ideazione paranoide e deliri di persecuzione siano fortemente associati con la violenza.

Il delirio di persecuzione appare come l’elemento principale associato alla violenza. I ricercatori concludono pertanto che i risultati forniscono nuovi elementi di prova, mostrando come modelli di violenza possono essere associati a sintomi psicotici, esperienze simil-psicotiche, ed in particolare all’ideazione e al delirio di persecuzione.

Questi risultati hanno implicazione per la prevenzione e gestione della violenza, soprattutto in quei casi in cui è presente ideazione paranoide.

Gli effetti di tale aspetto non sono meglio spiegati dalla comorbidità con altri disturbi, quali abuso di sostanze o altri disturbi psichiatrici.

Fornire quindi un trattamento e un monitoraggio a persone con una storia di violenza e deliri di persecuzione è indicato per prevenire ulteriori escalation di violenza.

Quando emerge un’associazione tra malattie mentale e violenza è importante quindi notare come la possibilità di una malattia psicotica o sintomi di psicosi rappresentino un fattore di rischio per l’instaurarsi di comportamenti violenti.

 

Tratto dalla rivista “J Forens Psychiatr Psychol”

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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