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Quando il dolore fisico lenisce il dolore emotivo

È importante vedere l'autolesionismo come una sorta di meta-comunicazione attorno al dolore emotivo di qualcuno. Il comportamento ha un significato ed un valore per la persona che lo fa. Questo significato o comprensione è così importante che solo quando raggiunto, l'utente procede verso la guarigione.

quando il dolore fisico lenisce il dolore emotivoL'espressione “comportamento autolesionista” può richiamare immagini come quelle di adolescenti in difficoltà con tagli sulle braccia.

Tuttavia, l'autolesionismo può verificarsi in persone di qualsiasi età, in bambini, adolescenti e adulti, sia maschi che femmine.

È bene quindi sfatare il mito che l'autolesionismo sia una moda adolescenziale!

Le persone che si tagliano o ricorrono ad altre forme di autolesionismo sono persone che soffrono.

Come psicologi e psicoterapeuti, una delle cose importanti che notiamo è il dolore emotivo - non solo l'espressione esteriore di esso.

Tra i diversi approcci presenti in letteratura, quello basato sul trauma (trauma-informed approach) sottolinea l'importanza di creare una relazione improntata sulla fiducia e sicurezza per la persone che ricorrono a comportamenti auto-lesivi.

In tal senso, si stabilisce una base comprensiva e compassionevole di cui necessitano gli utenti per iniziare ad affrontare il loro trauma interiore.

Dal punto di vista statistico, le stime sull'autolesionismo variano ampiamente. Rispetto alla popolazione adolescenziale e di giovani adulti, tra il 3% ed il 38%, dichiara di avere un comportamento autolesionista.

Cos'è il comportamento autolesionista?

Il taglio è la forma più spesso riconosciuta di autolesionismo, ma questo si presenta in molte forme.

È un comportamento in cui l'aggressività è rivolta verso sé stessi, e che si tramuta in una vera e propria abilità di coping nel fronteggiare situazioni emotivamente dolorose o stressanti.

Alcuni esempi specifici includono: il taglio, spezzarsi le ossa intenzionalmente, perforare la pelle con spilli o altri oggetti, bruciarsi parti del corpo, strapparsi capelli, unghie o pezzi di pelle, scuotere la testa, le mani, i piedi, le ginocchia o gli arti contro superfici dure, schiaffeggiarsi o darsi pugni.

È naturale provare shock o incredulità quando si osserva un comportamento di questo tipo. Sembra incredibile, per coloro che non sono consapevoli del dolore emotivo nascosto, come il procurarsi un taglio al braccio o bruciarsi la pelle possa aiutare a fronteggiare emozioni travolgenti.

Psicologi in evidenza
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È importante vedere l'autolesionismo come una sorta di meta-comunicazione attorno al dolore emotivo di qualcuno.

Il comportamento ha un significato ed un valore per la persona che lo fa. Questo significato o comprensione è così importante che solo quando raggiunto, l'utente procede verso la guarigione.

Perchè le persone adottano comportamenti auto-lesionisti?

In superficie, il comportamento autolesionista può sembrare una forma di autopunizione.

Potrebbe essere, ma serve anche come meccanismo per l'autoregolamentazione emotiva di chi ha una storia traumatica irrisolta. I sopravvissuti al trauma possono ferire le parti di loro stesse che reputano “cattive”.

È come se quelle parti debbano essere “punite”, nel tentativo di affrontare esperienze negative complesse, come la vergogna che sentono dentro di loro.

A volte, i clienti riferiscono di usare comportamenti auto-lesivi come distrazione. Fa male e questa è l'intenzione. Il dolore fisico aiuta a dissociarsi dal dolore emotivo che sovraccarica la capacità di una persona di fronteggiarlo.

Lo spostamento dell'attenzione li aiuta a sentirsi più emotivamente equilibrati. Fortunatamente, il comportamento può anche attirare l'attenzione di quelle persone che si preoccupano nel vedere qualcuno che si auto-danneggia.

È straziante vedere una persona cara adottare questi comportamenti; i membri della famiglia possono criticare o urlare contro di loro nella disperazione di impedire di agire in un modo che sembra insensato e pericoloso.

Sfortunatamente, concentrarsi sul comportamento manifesto, impedisce al genitore di riflettere e comprendere la presenza di un dolore più profondo.

Questo è il motivo per cui la consapevolezza compassionevole del terapeuta è così importante. Si parte dalla comprensione che coloro che si auto-infliggono un danno stanno facendo il meglio che possono per fronteggiare un mondo che sembra travolgente o terrificante.

Sintonizzarsi con il “movente” del comportamento

In qualità di psicologi e psicoterapeuti, riconosciamo l'importanza di sintonizzarsi sul dolore emotivo di qualcuno che si auto-danneggia, piuttosto che sul comportamento stesso. I genitori possono riconoscere la necessità di guardare più in profondità le turbolenze sottostanti.

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Lo scrittore James Hunt ha descritto come “venire a patti” con il comportamento autolesionista raccontando la storia di sua figlia Jude al quale è stato diagnosticato l'autismo.

Intorno all'età di 2 anni, Jude iniziò a manifestare problemi comportamentali; sbatteva continuamente i piedi e le ginocchia sul pavimento. Con il passare del tempo, iniziò anche a schiaffeggiarsi le braccia le gambe, i piedi ed il viso.

Il Signor Hunt ha dichiarato: “farei qualsiasi cosa per aiutarla a rilassarsi e smettere di picchiarsi”, spiega Hunt. “Mi sono arrabbiato, ho gridato, ho pianto, l'ho pregata di fermarsi”.

Ma nel corso degli anni Hunt è arrivato ad accettare che l'autismo fosse parte della vita di Jude, parte della sua lotta con questo sovraccarico sensoriale.

Oggi Jude ha 7 anni e si auto-danneggia meno spesso. Suo padre reagisce anche in modo diverso:

Sono calmo e faccio del mio meglio per ridurre o rimuovere qualunque stress la stia sommergendo al momento. Conosco il modo migliore per aiutarla a calmarsi. Sono più in sintonia con ciò che può causare un sovraccarico sensoriale per lei e cerco di impedire l'essere esposto ad esso il più possibile”.

Lavorare con la persona autolesionista ed i suoi cari

Trattare l'autolesionismo significa adottare un atteggiamento compassionevole, di protezione e cura all'interno della relazione terapeutica.

La persone sta usando il comportamento per fronteggiare l'ansia o il dolore emotivo che si spingono oltre la sua capacità di tollerare o gestire quelle emozioni.

Il dolore fisico è diventato il loro modo di placare il dolore emotivo: si assiste o ad una iper-eccitazione travolgente o un ipo-eccitazione paralizzante. In entrambi i casi regna l'insicurezza e l'instabilità.

In terapia, la stabilizzazione di una relazione comprensiva e compassionevole è il primo obiettivo, in quanto riconosce il loro dolore emotivo e assicura loro che non saranno soli ad affrontarlo.

Devono inoltre essere rassicurati rispetto al non essere giudicati o nel doversi vergognare per questo. In terapia, si lavora inoltre sul riportare gli utenti alla consapevolezza del momento presente e nel corpo in cui vivono.

Come psicologi e psicoterapeuti, potremmo usare una varietà di approcci per aiutare il cliente a sentirsi più radicato nel presente. Ad esempio, si potrebbero usare quelli verbali, come ad esempio notare le cose nella stanza correlate ai sensi, ad esempio, cosa senti, vedi, odori e via dicendo.

A volte si possono usare esercizi fisici o sensomotori/somatici, come tirare un cuscino avanti e indietro per aiutare un cliente a riportare la sua consapevolezza al momento attuale se si dissocia.

Si potrebbe chiedere di parlare di cosa sta succedendo in loro e così via. Solo in una fase successiva del trattamento, si andrà a lavorare sulla storia del trauma e le sensazioni associate a ciò che è accaduto durante quelle esperienze che hanno portato a stress insopportabili.

Un approccio basato sul trauma è quindi importante, per evitare di ri-traumatizzare il cliente. I terapeuti che utilizzano questo approccio sanno che nominare tutti i dettagli del loro trauma non è necessario alla guarigione.

Ma all'inizio è molto importante aiutare la persona a sentirsi al sicuro abbastanza da iniziare ad ascoltare il proprio corpo, e aprirsi all'apprendimento di nuove modalità per auto-lenirsi senza ricorrere a comportamenti auto-lesivi.

L'importanza della cura di Sè

In terapia, è bene insegnare sia ai clienti che ai familiari come curare le ferite che si verificano in seguito a comportamenti autolesivi.

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Guidiamo i bambini e gli adolescenti a mostrare le lesioni a genitore o un caregiver primario. Aiutiamo i genitori o le persone care a sostenere la persona amata nel trattamento della ferita, quindi alla sua guarigione e valutare se eventuali tagli o ferite hanno bisogno di punti o altre cure mediche.

'Sicurezza' significa anche assicurarsi che le ferite non vengano infettate o che le persone che ricorrono all'autolesionismo non mettano in pericolo le loro vite.

Il comportamento autolesionista non è solitamente un atto suicida. Il ruolo della persona amata nella cura delle ferite consente alle persone che si auto-danneggiano di esperire l'accettazione di ciò che prova sentendosi comunque amato.

L'attenzione e la comprensione da parte di una persona cara può così aiutare a ridurre il rischio di morte accidentale o di danni più gravi.

L'aspetto della compassione è centrale sia per i clienti che per i genitori. Questi ultimi stanno infatti cercando di impegnarsi e fare del loro meglio per aiutare, ma non sanno sempre cosa fare.

Molti genitori e persone care cercano di controllare la propria ansia nascondendo tutto e facendo finta che non stia succedendo proprio a lei/lui, e cioè che il figlio o un familiare si stia auto-danneggiando.

È naturale voler controllare il meccanismo esterno che il proprio caro sta utilizzando per fronteggiare una situazione, specialmente quando è pericoloso per la vita, ma spesso l'incapacità di comprendere o accettare quando sta succedendo, li porta a fuggire, a far finta che non stia succedendo nulla, per l'incapacità di gestire o affrontare una situazione di questo tipo.

La sicurezza però è, naturalmente, la cosa più importante. Pertanto, anche se la persona con autolesionismo richiede un'attenzione particolare, bisogna anche concentrarsi sull'aiutare i genitori in questo momento delicato e complesso.

Guarire” conversando

E' difficile essere compassionevoli se non si comprende la lotta che la persona sta affrontando per gestire le proprie emozioni.

Eppure è possibile ricorrere ad una reazione iniziale che potrebbe aver temporaneamente peggiorato le cose, come ad esempio , “Sei pazzo? Che cosa hai fatto”.

I genitori e le persone amate possono favorire il processo di guarigione 'ritornando' con una nuovo atteggiamento a quel momento, e dicendo:

Mi dispiace così tanto dell'essere stato colto di sorpresa. Voglio solo che tu sappia quanto ti voglio bene e che io sono qui per te”.

Se si ama qualcuno che usa un comportamento autolesionista, va bene se la prima volta la reazione non è così comprensiva. Mostrare all'altro come auto-lenire in modo sano è un dono, soprattutto quando le loro emozioni sono così travolgenti.

La cura di Sè aiuta i sopravvissuti al trauma a scoprire come calmarsi e trovare relazioni più salutari.

La cura di Sè aiuta i sopravvissuti al trauma a lasciar andare comportamenti che non li aiutano, iniziando a partecipare in modo attivo alla guarigione di entrambe le relazioni interne con sé stessi ed esternamente con gli altri.

Col tempo, il regolamento che una volta si cercava di trovare con l'autolesionismo, ora si può trovarlo in connessioni più sane e funzionali, ed una buona cura di sé stessi.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

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