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Quando un familiare diviene un impostore: il delirio di Capgras

La sensazione che le persone con cui abbiamo una certa familiarità siano state sostituite da impostori o sosia è il sintomo principale di una rara condizione nota come delirio di Capgras.

il delirio di capgrasPensa per un momento alle persone della tua vita a cui se più vicino, quelle con cui trascorri il tuo tempo, con cui parli e magari condividi regolarmente momenti di intimità.

Una di queste persone potrebbe essere il tuo coniuge, un familiare, un amico. Ora prova ad immaginare di svegliarti una mattina e, vedendo una di queste persone, ti senti sopraffatto da una sensazione di estraneità nei suoi confronti.

Anche se può sembrare pazzesco, inizi a pensare che quella persona, che conosci da tanto tempo, sia stata rimpiazzata da un impostore; qualcuno che le somiglia ma è una persona completamente diversa.

Sai che questo è irrazionale e assurdo, ma è così vero per la persona che la sperimenta tanto da iniziare a credere che sia davvero quello che sta succedendo.

La sensazione che le persone con cui abbiamo una certa familiarità siano state sostituite da impostori o sosia è il sintomo principale di una rara condizione nota come Delirio di Capgras.

Descritto per la prima volta nel 1923 dallo psichiatra Joseph Capgras e dal suo assistente Jean Reboul-Lachaux, il delirio di Capgras rientra in un gruppo di disordini conosciuti come Sindromi deliranti da misconoscimento che coinvolgono problemi persistenti nell'identificare accuratamente sè stessi o gli altri.

La descrizione originaria del delirio di Capgras riguardava una donna di 53 anni che aveva vissuto la morte di quattro dei suoi cinque figli. Diversi anni dopo la morte dei suoi figli iniziò a credere che sua figlia e suo marito fossero stati sostituiti da impostori identici.

Alla fine iniziò ad estendere tale pensiero per tutti quelli a cui era vicino, ed elaborò spiegazioni complesse per la duplicità dell'esistenza di ogni persona.

Credeva, ad esempio, che ogni giorno a volte vedeva e comunicava con diversi impostori che assomigliavano a sua figlia - senza mai parlare realmente con la sua “vera” figlia.

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I pazienti affetti da delirio di Capgras spesso non mostrano altri importanti deficit cognitivi.

Potrebbero essere in grado, ad esempio, di ammettere che sarebbe difficile per loro credere che qualcun altro abbia descritto un'esperienza simile con sosia o impostori.

Ad esempio, questa interazione – da un articolo del 1979 sull'argomento – è avvenuta tra uno sperimentatore ed un paziente di Capgras che, dopo un trauma cranico, credeva che sua moglie ed i figli fossero stati sostituiti da sosia:

  • S (sperimentatore): non è insolito quello che pensa? (riferendosi alle due supposte famiglie)
  • P (paziente): è incredibile!
  • S : come se lo spiega?
  • P: non lo so. Cerco di capirlo da solo, ed è praticamente impossibile.
  • S: e se le dicessi che non ci credo?
  • P: questo è perfettamente comprensibile. In effetti, quando racconto la storia, sento che sto inventando una storia... non è giusto, qualcosa è sbagliato.
  • S: e se qualcuno le raccontasse la storia, cosa penserebbe?
  • P: lo troverei estremamente difficile da credere.

Nonostante un paziente con delirio di Capgras riconosca l'irrazionalità implicata, la componente delirante rimane comunque. Anche il tempo trascorso con “l'impostore” non dissuade il paziente; infatti tende solo a rafforzare al convinzione che il “sosia” non è chi afferma di essere.

Le ipotesi neurobiologiche sul delirio di Capgras

Sebbene si creda che derivi da qualche disfunzione neurologica, il delirio di Capgras non è completamente compreso; diverse ipotesi sono state infatti formulate nel corso degli anni per spiegare il fenomeno.

Le ipotesi più recenti evidenziano un deficit nei meccanismi neurobiologici responsabili del riconoscimento di volti familiari.

Per comprendere come ciò possa portare allo sviluppo del delirio di Capgras, può essere utile fare un confronto con un disturbo chiamato prosopagnosia.

Nella prosopagnosia, i pazienti hanno una ridotta capacità di riconoscere i volti nonostante l'elaborazione visiva resti normale. Questa menomazione spesso comporta una “cecità facciale” generale che porta al mancato riconoscimento anche dei volti più familiari.

Anche se i prosopagnosici non sono in grado di identificare apertamente i volti, tuttavia, gli esperimenti del passato hanno suggerito che potrebbero sperimentare un tipo di riconoscimento inconscio quando vedono un volto familiare.

Un modo in cui questo è stato testato è stato quello di misurare la risposta della conduttanza cutanea in pazienti con prosopagnosia mentre osservano immagini di volti riconoscibili.

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La risposta della conduttanza cutanea, che è in grado di rilevare lievi variazioni nei livelli di sudorazione, viene spesso utilizzata come indicazione dell'eccitazione del sistema nervoso autonomo e quindi considerato da alcuni come rappresentante di un certo tipo di risposta emotiva.

Un aumento di tale risposta è stato osservato in pazienti prosopagnosia quando guardano le immagini di persone con cui hanno familiarità, anche se non sono in grado di identificare i volti.

Questa tipologia di risposta è stata interpretata come un'espressione fisiologica del riconoscimento inconscio.

Una seconda ipotesi sottolinea che il delirio di Capgras viene talvolta descritto come “immagine-speculare” della prosopagnosia perchè i pazienti riconoscono i volti di quelli più vicini a loro, ma la loro risposta di conduttanza cutanea non aumenta quando vedono quei volti familiari.

Quindi, è stato ipotizzato che il loro riconoscimento cosciente sia intatto ma la loro risposta emotiva inconscia - quella familiarità viscerale che siamo abituati a percepire quando vediamo quelli a cui siamo vicini - è carente.

Quindi, quando i pazienti con delirio di Capgras sono in presenza di qualcuno con cui sanno di avere un legame emotivo, sono comprensibilmente disturbati quando non sentono alcuna familiarità con la persona.

Invece sperimentano lo stesso grado di arousal autonomo quando vedono uno sconosciuto per strada.

La neurobiologia alla base di queste insolite interruzioni della familiarità non è molto chiara e le spiegazioni del meccanismo responsabile rimangono alquanto speculative.

Poiché i pazienti con delirio di Capgras sono in grado di riconoscere i volti ma non mostrano una tipica risposta emotiva a volti familiari, è stato ipotizzato che vi sia qualche interruzione nei percorsi che collegano le aree di riconoscimento facciale nel lobo temporale con aree del sistema limbico - come l'amigdala - che sono coinvolti nel generare risposte emotive.

Sebbene il riconoscimento facciale sia ancora funzionale, senza la capacità di attivare il sistema limbico durante il riconoscimento facciale, il paziente avverte una mancanza di emozione e familiarità.

Si pensa che questa mancanza di familiarità sia solo una delle componenti del delirio di Capgras.

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Un altro aspetto riguarda la logica patologica che porta alla convinzione che la persona improvvisamente sconosciuta sia in realtà un impostore.

Il perchè i pazienti di Capgras arrivano a questa conclusione specifica invece di decidere che stanno vivendo un evento neurobiologico anormale non è molto chiaro.

Potrebbe essere un tentativo di affrontare la dissonanza cognitiva esperita quando hanno una completa assenza di sentimento per qualcuno che sanno che “dovrebbe” avere un qualche legame emotivo con loro.

In altre parole, un uomo sarebbe turbato nel constatare di sentirsi privo di qualsiasi familiarità nei confronti della moglie; decidere che lei sia un impostore gli permette di spiegare la sua mancanza di emozione e forse ridurre un po' dello sforzo mentale causato dalla situazione allarmante.

Lo sviluppo di un delirio così estremo e persistente, tuttavia, probabilmente implica anche una certa interruzione neurologica delle funzione esecutive.

Ad esempio, il danno alle aree frontali del cervello, che si pensa siano fondamentali nella gestione del pensiero razionale, è spesso visto nei pazienti con delirio di Capgras contribuendo così agli aspetti deliranti che caratterizzano il disturbo.

Tuttavia, vi è una scarsità di prove concrete a sostegno delle attuali ipotesi sulle basi neurobiologiche del delirio di Capgras.

Probabilmente a causa della rarità del disturbo, molti studi condotti su tali pazienti sono stati singoli casi di studio.

Questo approccio, sebbene informativo, non fornisce il tipo di prova che può essere utilizzato per trarre conclusioni forti sulla neurobiologia sottostante il disturbo.

Per le neuroscienze, il delirio di Capgras rappresenta un'opportunità affascinante per esplorare le funzioni del cervello che normalmente diamo per scontate.

Il riconoscimento di un coniuge, ad esempio, come qualcuno che ha fatto parte della nostra vita per anni, sembra così naturale e radicato che è difficile credere che dipenda dal corretto funzionamento dei meccanismi neurobiologici.

Il delirio di Capgras, tuttavia, dimostra che anche le nostre convinzioni basilari possono sgretolarsi mediante la disfunzione di alcune aree cerebrali.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

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