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Raptus o atto deliberato? Riflessioni da un fatto di cronaca: l'incidente sulla Tangenziale di Napoli

Un recente episodio di cronaca ha scosso l'opinione pubblica che molti interrogativi si è posta in relazione a un dubbio fondamentale: raptus o atto deliberato? Follia omicida o disegno folle?

auto sulla tangenzialeL'episodio che ha avviato le mie riflessioni è il seguente: la notte del 25 luglio un'auto ha fatto inversione a U sulla Tangenziale di Napoli, che ha poi proceduto per cinque kilometri in contromano, andandosi a schiantare contro un'altra auto, provocando la morte di due persone. Del giovane conducente al momento non si conosce granché, se non che era un DJ, che aveva fatto uso di alcool e forse droghe e che una sera di luglio, dopo una comune serata trascorsa in discoteca, forse dopo un litigio con la fidanzata (i due giovani sono stati visti discutere poco prima dell'incidente, alla festa in discoteca) ha deciso di distruggere la sua vita, mettendo seriamente a repentaglio la vita di altri, concretizzando il suo folle gesto con la morte di due persone.

Secondo il "Corriere della Sera", che ha raccolto la testimonianza del primo soccorritore, una delle ipotesi è che il giovane abbia deciso di immettersi contromano a fari spenti per spaventare la fidanzata, o per punirla, se non addirittura per compiere un omicidio-suicidio nel peggiore dei modi, coinvolgendo anche un altro automobilista che alle quattro e mezza del mattino stava andando a lavorare.

Se questi sono i fatti, quali possono essere le possibili motivazioni psicologiche che hanno scatenato il folle gesto? Era un omicidio suicidio? Come può una ventinovenne decidere di distruggere la propria vita? ... e distruggere insieme alla propria anche quella di due persone, vittime di un suo impulsivo gesto?

In ogni caso un comportamento così rischioso ha, a mio avviso, sempre dei prodromi che spesso restano sotto soglia, pronti ad esplodere poi nel comportamento sconsiderato. In una società come la nostra, spesso distratta di fronte al disagio, frequentemente si tende a minimizzare e/o a non considerare comportamenti che con il "senno di poi" si rivelano premonitori di uno stato patologico misconosciuto e che poi esplode in forma dirompente, lasciando un interrogativo: com'è potuto succedere?

Tali "campanelli d'allarme", a mio avviso vanno ricercati in comportamenti (Vitale, I. 2014) quali[2]:
l'autolesionismo non suicidiario; la guida spericolata;l'utilizzo di sostanze; la ricerca di rassicurazione; il gioco d'azzardo patologico; le condotte aggressive e/o minacciose; lo stalking; etc...

Quello che si sa è che il giovane Dj era molto geloso della ragazza e dopo una serata in discoteca i due giovani si sono allontanati insieme, ma poi c'è un "buco" di circa un'ora nella quale non si sa cosa abbiano fatto. È ipotizzabile che un litigio con la fidanzata, abbia innescato in lui un vissuto di abbandono e il lutto derivante dal timore della separazione ha attivato un circuito rabbioso che il ragazzo non è riuscito a razionalizzare e a elaborare, ma che ha messo immediatamente in atto. Tale fenomeno, definito acting out è caratterizzato dall'espressione dei propri vissuti emotivi conflittuali attraverso l'azione, in quanto non pensabile e non traducibile attraverso la parola. Nell'acting out il soggetto si comporta in modo poco riflessivo, senza considerare le possibili conseguenze negative delle sue azioni. Dal punto di vista psicanalitico l'acting out è considerato come un tentativo di scarica della tensione emotiva, ottenuta mediante una reazione alla situazione attuale, come se fosse questa la causa scatenante (il conflitto interno). Va quindi introdotto il concetto motivazione inconscia (Petrucci, L. 2011)[3], che è quella che ha spinto questo giovane (le cui modalità erano alterate dall'uso di alcol e/o sostanze) ad "agire" il desiderio inconscio di danneggiare altri o sé stesso. Ci troviamo quindi di fronte a un'aggressività impulsiva, che sfugge del tutto al controllo del soggetto, e che scaturisce da un gesto rapido, improvviso che il cervello non riesce a soffocare, tradendo una propria incapacità di trattenersi dal compiere determinate azioni.

Nel nostro caso c'è da chiedersi: cosa ha spinto il giovane ad adottare un comportamento così rischioso e sconsiderato? Era un omicidio suicidio? C'era la sua intenzione di morire? È un po' quello che avviene nei casi di femminicidio che frequentemente balzano agli onori della cronaca, dove i carnefici erano ben accolti nella famiglia della vittima (come nel nostro caso), dove l'atto violento sembra rispondere ad un imperativo paradossale: "o mia o di nessun altro" (Vacca, M. 2013)[4].

Si tratta di "amori bisognosi","amori dipendenti", in cui chi viene ucciso è l'oggetto del bisogno e non dell'amore. Scrive infatti Randone (2014)[5]: «se di amore si tratta è un amore tossico,estremo, egoistico e corrosivo, fatto di possesso e di gelosia ossessiva, che condurrà poi alla follia, spesso "follia omicida"! Amore ed odio, amore e morte, sembrano essere l'uno il contro altare dell'altro e coesistono all'interno della stessa persona e della stessa coppia ... Un amore crudele - che coabita con l'odio - è un amore malato, estremo e soprattutto esasperato ed esasperante. Sentimenti incontrollabili. Emozioni pericolose. Agiti aggressivi. In questi casi regna sovrano l'odio e l'aggressività, non "l'amore per l'altro" ma il "bisogno dell'altro", il suo possesso totale, fino ad immaginare -con modalità deliranti- l'appropriazione della vita e del mondo interno del partner». Tali comportamenti hanno a che fare con la difficoltà a gestire la propria rabbia, dando luogo ad un comportamento di ruminazione rabbiosa e depressiva (Baer, R.A & Sauer, S.E. 2011)[6], la quale, a sua volta, risulta strettamente interconnessa al concetto di rifiuto. Infatti è stato dimostrato come la percezione di rifiuto inneschi l'emozione di rabbia e come ruminare su tale rifiuto e su altre esperienze che suscitano rabbia. Inoltre, ruminare su tale rifiuto e su altre esperienze che suscitano rabbia possa contribuire ad aggravare i sintomi, seppure misconosciuti (Geiger, Peters, Sauer-Zavala & Baer, 2013)[7].

La rabbia è un fenomeno molto comune che viene spesso sperimentata nel corso della vita di tutti i giorni e che quindi si configura come un normale stato emotivo vissuto da ciascun individuo. La rabbia subentra in diverse circostanze; per esempio quando si subisce un danno fisico o psicologico, quando si è soggetti a un'ingiustizia o a un tradimento, o ancora si manifesta in seguito a specifiche valutazioni cognitive o a cambiamenti psicologici, tutte situazioni che possono innescare una tale reazione. (Cfr.: Vitale, I. 2014)[8].

Generalmente le persone sono in grado di fronteggiare e modulare la rabbia in maniera adeguata, la quale tende a scomparire nell'arco di 10-15 minuti; tuttavia vi sono casi in cui gli individui falliscono nel gestire questo stato emotivo che prende il sopravvento e perdura più a lungo in maniera disfunzionale e disadattiva (Martino, Caselli, Ruggiero & Sassaroli, 2013)[9].

Dunque un raptus causato dalla rabbia. Campione (2014)[10] afferma che «il termine latino "raptus" significa "rapito", non più in grado di controllare la rabbia: dal punto di vista neurofisiologico, è un cortocircuito di scariche neuronali nel nucleo dell'amigdala appartenente al cervello rettiliano, il più antico di tutti, che esclude sempre la coscienza con un vero black out».

Vediamo dunque cosa succede dal punto di vista neurofisiologico. Nel cervello umano chi tiene banco per esprimere o inibire la rabbia, è il cosiddetto "circuito della rabbia", e cioè la corteccia prefrontale, l'amigdala e l'ipotalamo, e altri centri nervosi. Per comprenderne il funzionamento è necessario focalizzarsi sui sistemi d'integrazione cerebrale globale (Kandel, ER. 2005)[11], che consentono all'essere umano di partecipare alle esperienze di vita mutevoli senza un eccessivo dispendio di energia. Sinteticamente in funzionamento è il seguente:

  • La corteccia prefrontale è una zona del cervello che ha il delicato compito, come un attento guardiano, di tenere a freno, inibire la rabbia, l'aggressività e la moltitudine di tutti gli impulsi. La corteccia prefrontale è anche la sede dove vengono prese, pianificate le decisioni più opportune. In questa zona abitano saggezza, prudenza, razionalità, esperienza e in quel senso il discernimento necessario per riflettere, valutare, ponderare le conseguenze delle nostre azioni e decisioni.
  • L'amigdala, in questo contesto, gioca un ruolo centrale perché rappresenta le istanze istintivo-emotive. L'amigdala, a livello anatomico scientifico viene definita anche come un gruppo di strutture interconnesse, di sostanza grigia facente parte del sistema limbico un circuito all'interno del cervello predisposto a realizzare le principali emozioni. Essa, in concerto con l'ipotalamo, viene raggiunta da stimoli di diversa natura, li analizza e li valuta rapidamente, per decidere quale dovrà essere le risposta più congrua, opportuna da dare. In quel momento vengono contemporaneamente interpellati, in una sorte di "consiglio di guerra", la corteccia prefrontale, l'amigdala e l'ipotalamo, che detengono un po' la leadership del nostro cervello.
  • Quando arriva lo stimolo, tra i primi ad essere consultata è la corteccia prefrontale, in quanto costituisce la parte più saggia e ragionevole, che è in possesso di una maggiore esperienza, e quindi invoca prudenza. L'obiettivo finale è quello di raggiungere un compromesso vantaggioso fra le tre componenti del nostro cervello e concordare tra loro la risposta migliore a qualcosa che suscitato una certa attenzione o paura (Cfr: Petrucci, L. 2011)[12].

cervello

[Figura 1][13]

Stimolando l'area limbica, all'interno della quale si trova appunto l'amigdala, si sollecitano anche i neuroni che compongono questo centro nervoso, provocando così reazioni di aggressività e di rabbia a catena, che si propagano senza motivo, ai danni di chi si trova presente in quel momento. Ma che cosa determina la perdita di controllo, a livello del cervello, tanto da scatenare crisi di rabbia? Perché ciò avvenga è necessario che ci sia una sorta di "corto circuito" (Kandel, ER., Schwartz, JH. e Jessell, TM. (2000). Squire, LR., Berg, D., Bloom, FE., Lac, Sd., Ghosh, A., Spitzer e NC (2008)[14]-[15], di cattiva comunicazione tra la corteccia prefrontale (la parte del cervello preposta a controllare, mediare), e l'amigdala (la parte controllata) che ha invece una spiccata attitudine, propensione all'attacco, all'azione. Quando prevale l'amigdala il comportamento derivante è quello più istintivo e impulsivo, con conseguenze spesso dannose e negative per se stessi e per gli altri, in quanto spesso sfociano in un comportamento aggressivo. Molti studi attribuiscono la causa di un'eccessiva aggressività a un ormone, il testosterone, tuttavia anche altre sostanze già presenti nel cervello hanno la funzione di realizzare i comportamenti aggressivi: si tratta di quei neurotrasmettitori come l'acetilicolina, la dopamina e la noradrenalina che, in modo diverso, facilitano la comparsa di comportamenti come la rabbia, l'impulso e la violenza, spesso associati alla reazione aggressiva, a cui si oppone soprattutto la serotonina, che cerca di far valere il suo ruolo di contrappeso biologico, contrastando i gesti e le azioni più impulsive, violente, tentando di impedire ai centri nervosi più bellicosi del nostro cervello di scendere facilmente sul piede di guerra. In casi come questo, l'aggressività impulsiva è espressione di una perdita di controllo dei propri istinti e delle proprie emozioni.

Vista l'enorme risonanza dell'avvenimento il rischio è ora quello degli emulatori. Per evitare ciò la Polizia Stradale ha deciso di diffondere il video dell'inversione di marcia con lo scopo di «dimostrare come da una condotta sconsiderata, quale l'abuso di alcol e di sostanze stupefacenti, deriva una condotta assolutamente criminale». Questo è quanto sottolineato dalle le parole del vice-questore aggiunto Dottssa. Eugenia Sepe[16] che sta partecipando alle indagini. L'obiettivo è quindi quello di "sponsorizzare" comportamenti responsabili attraverso quelli che gli inglesi definisicono fear appeals, cioè messaggi persuasivi finalizzati al cambiamento di atteggiamenti o comportamenti a rischio, che sono appositamente organizzati per spaventare, incutere paura, evocando le conseguenze negative che si verificheranno se non verrà messo in atto ciò che il messaggio stesso raccomanda (Stefanile, C. 2015)[17].

 

Bibliografia:

  • AAVV. Medicina investigativa moderna. In http://www.globalhealth.it/medicina-moderna-programma-di-ricerca/
  • Baer, R.A & Sauer, S.E. (2011). Relationships between depressive rumination, anger rumination and borderline personality disorder features. Personality Disorders: Theory, Research, and Treatment, 2, 142-150.
  • Esse, R. (2015). Il martello. Trasmissione radiofonica del 27/7/2015 su Radio Club 91. Con la partecipazione di Nico Falco, Paolo Barbuto e Annamaria Improta.
  • Geiger, PJ., Peters, JR., Sauer-Zavala, SE. e Baer RA (2013). Relationships among maladaptive cognitive content, dysfunctional cognitive processes, and borderline personality features. J Pers Disord. 2013 Aug;27(4):457-64. doi: 10.1521/pedi_2013_27_097. Epub 2013 Apr 15.
  • Kandel, ER. (2005). Psychiatry, Psychoanalisis, and the New Biology of Mind. Washington: American Psychiatric Publishing.
  • Kandel, ER., Schwartz, JH. e Jessell, TM. (2000). Principles of Neural Science. New York: McGraw-Hill.
  • Lucivero, A. (2014). Le cause del femminicidio. In www.pazienti.it
  • Martino, F., Caselli, G., Ruggiero, G.M., Sassaroli, S. (2013). Collera e Ruminazione Mentale.In Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 19(3), 341-354
  • Petrucci, L. (2011). I volti dell'aggressività: approcci, teorie e neurofisiologia del comportamento aggressivo-criminale. In Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze Online: www.rivista.artiterapie-italia.it
  • Piscitelli, M. (2015). Napoli, due morti in Tangenziale: «Auto accartocciate» Intervista telefonica a Eugenia Sepe. In: http://video.ilmattino.it/primopiano/napoli_due_morti_in_tangenziale_auto_accartocciate-64987.shtml
  • Randone, V. (2014). L'amore che uccide: è possibile divorziare senza perdere la vita? In www.medicitalia.it
  • Squire, LR., Berg, D., Bloom, FE., Lac, Sd., Ghosh, A., Spitzer e NC (2008). Fundamental Neuroscience. San Diego: Academic Press.
  • Stefanile, C. (2015). Fear Appeals in psicologia della salute. In www.researchgate.net
  • Vacca, M. (2013). Al di là della vittima. In Femminicidio. Il femminile impossibile da sopportare. Interventi del 17 Maggio 2013 . Casa Internazionale delle Donne – Roma. In www.istitutofreudiano.it
  • Vitale, I. (2014). Il ruolo della ruminazione rabbiosa nelle personalità borderline. In www.igorvitale.org

 

[1] Da tale articolo è stata tratta la consulenza telefonica di Annamaria Improta su Radio Club 91 nell'ambito della trasmissione del 27/7/2015 "Il martello" condotta da Roberto Esse con la partecipazione telefonica di Nico Falco e Paolo Barbuto de "Il Mattino" di Napoli.

[2] Vitale, I. (2014). Il ruolo della ruminazione rabbiosa nelle personalità borderline. In www.igorvitale.org

[3] Petrucci, L. (2011). I volti dell'aggressività: approcci, teorie e neurofisiologia del comportamento aggressivo-criminale. In Rivista di Arti Terapie e Neuroscienze Online: www.rivista.artiterapie-italia.it

[4] Vacca, M. (2013). Al di là della vittima. In Femminicidio. Il femminile impossibile da sopportare. Interventi del 17 Maggio 2013 . Casa Internazionale delle Donne – Roma. In www.istitutofreudiano.it

[5] Randone, V. (2014). L'amore che uccide: è possibile divorziare senza perdere la vita? In www.medicitalia.it

[6] Baer, R.A & Sauer, S.E. (2011). Relationships between depressive rumination, anger rumination and borderline personality disorder features. Personality Disorders: Theory, Research, and Treatment, 2, 142-150.

[7] Geiger, PJ., Peters, JR., Sauer-Zavala, SE. e Baer RA (2013). Relationships among maladaptive cognitive content, dysfunctional cognitive processes, and borderline personality features. J Pers Disord. 2013 Aug;27(4):457-64. doi: 10.1521/pedi_2013_27_097. Epub 2013 Apr 15.

[8] Vitale, I. (2014). op. cit.

[9] Martino, F., Caselli, G., Ruggiero, G.M., Sassaroli, S. (2013). Collera e Ruminazione Mentale.In Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 19(3), 341-354

[10] Lucivero, A. (2014). Le cause del femminicidio. In www.pazienti.it

[11] Kandel, ER. (2005). Psychiatry, Psychoanalisis, and the New Biology of Mind. Washington: American Psychiatric Publishing.

[12] Petrucci, L. (2011). op.cit.

[13] AAVV. Medicina investigativa moderna. In http://www.globalhealth.it/medicina-moderna-programma-di-ricerca/

[14] Cfr.: Kandel, ER., Schwartz, JH. e Jessell, TM. (2000). Principles of Neural Science. New York: McGraw-Hill.

[15] Cfr.: Squire, LR., Berg, D., Bloom, FE., Lac, Sd., Ghosh, A., Spitzer e NC (2008). Fundamental Neuroscience. San Diego: Academic Press.

[16] Piscitelli, M. (2015). Napoli, due morti in Tangenziale: «Auto accartocciate» Intervista telefonica a Eugenia Sepe. In: http://video.ilmattino.it/primopiano/napoli_due_morti_in_tangenziale_auto_accartocciate-64987.shtml

[17] Stefanile, C. (2015). Fear Appeals in psicologia della salute. In www.researchgate.net

 

Articolo a cura della Dottoressa Annamaria Improta
Psicologa e Psicoterapeuta, Pedagogista e Insegnante
Centro di Psicologia Clinica territoriale "essebi" di San Giorgio a Cremano
Docente a contratto presso l'Università di Salerno

 

 

 

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