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Religione e pornografia

Sesso, pornografia, valori religiosi, comportamenti sessuali, etica, morale, disapprovazione, giudizio.. qual è il reale conflitto tra la religione e la pornografia? Un'educazione religiosa severa produce vergogna e bassa autostima sessuale? Il problema è l'uso di materiale pornografico? O chi sceglie di utilizzarlo?

pornografia religioneLe persone con forti credenze religiose sono esposte ad un rischio minore per molte condizioni comportamentali di salute, tra cui problemi di droga e di alcol.

Ma, secondo alcune ricerche, le forti credenze religiose possono incrementare il rischio di una persona di identificarsi come dipendente dalla pornografia, o di lottare con l'uso di essa.

La religione ha infatti una lunga storia rispetto alla limitazione dei comportamenti sessuali, in quanto adottante una logica della restrizione, e nei casi più estremi, dell'astinenza.

Molte persone religiose si presentano infatti come più limitate nelle proprie fantasie sessuali, hanno di solito meno partner sessuali, esprimono più facilmente più disapprovazione rispetto a comportamenti sessuali più alternativi e meno tradizionali – dall'uso di giocattoli sessuali all'omosessualità - e utilizzano, in generale, meno materiale pornografico.

Ma, la presenza di forti valori religiosi possono anche incrementare i livelli di colpa nei confronti dei comportamenti sessuali, ed elevati livelli di disfunzione sessuale in generale.

I terapeuti più religiosi, che si 'astengono' dallo loro etica professionale, intesa come abdicazione della laicità intellettuale, hanno maggiori probabilità di diagnosticare la dipendenza da pornografia, rispetto ad altri clinici.

Oggi, infatti, il conflitto più evidente tra religione e sesso riguarda proprio il set della pornografia.

Il Journal of Sexual Addiction & Compulsivity ha rilasciata un'edizione speciale, dove l'intero problema è incentrato sulla convergenza della religione e della pornografia in coloro che lottano contro l'uso di essa.

Questo numero rappresenta un cambiamento di gioco straordinario rispetto agli ultimi decenni di trattazione e di teorie rispetto alla dipendenza sessuale e dipendenza da pornografia, dove la moralità e i valori religiosi sono stati minacciati, a favore di una concentrazione schiacciante sui presunti pericoli del porno, spesso descritto come equivalente di un farmaco.

Questa edizione, più attuale, indirizza l'attenzione sulla vera origine di questo conflitto, ossia tra i valori sessuali restrittivi religiosi e la disponibilità degli stimoli sessuali del mondo moderno.

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Nel 1984, Patrick Carnes, uno dei primi fondatori e leader del movimento sulla dipendenza sessuale, suggerì a Phil Donahue che la dipendenza da sesso era il risultato di un'educazione familiare cristiana conservatrice e promotrice di atteggiamenti rigorosi nei confronti della sessualità.

L'attenzione a questo conflitto sessuale-religioso è scomparso nel corso degli anni, ma sta ora risorgendo con delle nuove ricerche.

I ricercatori Grubbs e Hook hanno prodotto una vasta letteratura circa i legami tra i valori religiosi e il conflitto scaturente dall'uso del porno.

Insieme, hanno modificato questo tema, affrontando e discutendo le molte questioni che emergono, e indicando la crescente necessità di comprendere meglio la natura e il trattamento di questo conflitto tra religione e uso di materiale pornografico.

A tal proposito verranno ora presentati alcuni risultati di ricerca, all'interno delle quali è stato esaminato il suddetto problema e come quest'ultimo sia in grado o possa generare delle drammatiche lotte personali.

Volk et al., sostengono la teoria che le esperienze religiosi infantili sono indirettamente correlate ad esperienze di vergogna sessuale durante la vita adulta.

Essi esplorarono sperimentalmente un modello che descrive la progressione della religiosità infantile, ad una religiosità personale, alla disapprovazione della pornografia, ad un senso di percezione di dipendenza pornografia, ad un senso di vergogna sessuale rispetto all'uso della pornografia.

Il loro modello si pone come utile e prezioso per l'intervento clinico, in quanto delinea una comprensione più sofisticata di come gli utilizzatori 'religiosi' di pornografia esperiscono vergogna e difficoltà, e quindi aiuta a comprendere come e dove i clinici possono intervenire per aiutare questi individui.

Anziché affrontare l'uso della pornografia, i terapeuti possono aiutare i pazienti ad esaminare i loro valori religiosi, i loro valori morali sul porno, il loro senso di dipendenza e i loro sentimenti di vergogna.

Wilk et al., hanno approfondito questi concetti, dimostrando che è un livello di disapprovazione morale dell'uso del porno che contribuisce a generare maggiori sentimenti di dipendenza e di disagio quando quella persona fa uso di materiale pornografico.

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Hanno inoltre scoperto che persone religiose con scarsa autostima, hanno maggiori probabilità di incontrare difficoltà nel guardare porno e di vivere questa lotta interiore come un qualcosa che elicita maggiori sentimenti di rabbia in generale e rabbia verso Dio.

Quando persone religiose usano più pornografia, la loro rabbia verso Dio e la loro irritabilità aumentano progressivamente.

Gli autori suggeriscono che i terapeuti possono essere più efficaci aiutando questi pazienti ad imparare a gestire la loro rabbia, esplorando la dissonanza tra l'uso pornografico e la loro disapprovazione morale, suggerendo una gestione dell'ansia attraverso tecniche di consapevolezza.

L'importante, precisano gli autori, che tali interventi clinici e la loro efficacia dipendono da una relazione terapeutica non giudicante.

Tongeren, Newbound e Johnson hanno invece dimostrato sperimentalmente che “portare” una persona a pensare alla religione e ai valori religiosi, aumenta il grado di percezione negativa delle violazioni dei valori sessuali.

In sostanza, essi avevano soggetti che leggevano un saggio religioso, e successivamente descrivevano un momento del loro passato dove violavano i propri valori sessuali.

Coloro che avevano letto il saggio religioso descrivevano tale violazione in modo più negativo; questi risultati forniscono quindi una prova utile del grado in cui i valori religiosi, così come quanto essi sono presenti, possono modificare le percezioni di un individuo sui propri comportamenti sessuali.

Bradley et al., hanno replicato i risultati di alcuni autori, sostenendo che coloro che si percepiscono come dipendenti da pornografia sperimentano maggiori disturbi e conflitti rispetto all'uso pornografico, a prescindere da quanto o quanto poco lo utilizzano.

Hanno inoltre trovato, esaminando un vasto campione di adulti, che gli individui religiosi, tra cui cristiani, buddisti e musulmani, sono molto più probabili di riportare la sensazione di essere dipendenti dal porno.

Le persone atee o con credenze religiose più “basse” erano invece meno inclini a segnalare problemi con l'uso di pornografia, o nel descrivere sé stessi come dipendenti dal porno.

In questi risultati, era il “credere in Dio” l'indice maggiormente predittivo che portava una persona a sentirsi dipendente dalla pornografia.

Griffin et al., hanno dimostrato più esplicitamente che è il conflitto, l'incongruenza tra i valori sessuali religiosi e i comportamenti sessuali reali, che contribuisce ad una maggiore ansia sessuale e alla lotta spirituale.

Le persone con i livelli più alto di conflitto tra i loro valori e comportamenti sessuali avevano più probabilità di presentare un'autostima sessuale bassa.

Al contrario, le persone con elevati livelli di comportamenti sessuali, compreso l'uso di materiale pornografico, che percepiscono i loro valori e comportamenti come congruenti, non esperiscono conflitti morali o psicologici significativi.

Reid, Carpenter e Hook hanno ri-analizzato i dati provenienti dai trial effettuati dall'American Psychiatric Association per l'eventuale convalida e introduzione del disturbo ipersessuale nel DSM-5.

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Hanno trovato, tra i pazienti in terapia per la dipendenza sessuale che sia persone religiose che non religiose avevano livelli comparabili di vergogna e stress.

Entrambi i gruppi avevano livelli comparabili di masturbazione e uso pornografico, ma gli individui religiosi riferivano molti meno partner sessuali, così come minor livelli di problemi di alcol e droga, replicando nuovamente i risultati secondo cui la religione si pone come fattore protettivo di questi fattori.

I dipendenti sessuali religiosi erano però maggiormente inclini a sviluppare anche disturbi dell'umore, quali depressione.

È risultato degno di nota che una grande maggioranza, circa il 57% dei partecipanti allo studio, tutti in trattamento per la dipendenza sessuale, erano sia religiosi che impegnati in una relazione intime.

Ciò fornisce un'ulteriore evidenza del grado di dipendenza del sesso in quei contesti in cui risultano eccessive le credenze religiose e la monogamia.

Thomas ha invece esaminato il ruolo della dipendenza da pornografia nelle religioni evangeliche americane; dal 1956 al 2014, ha osservato un aumento dell'uso dell'idea che il porno genera dipendenza.

Ogni generazione successiva si è opposta alla pornografia percependo il tipo “attuale” come più dannoso, orribile e più pericoloso delle generazioni precedenti, divenendo simbolo della crescente corruzione della società.

Thomas suggerisce, in un unico 'ritornello', che l'adozione evangelica del concetto di dipendenza è un modo per adattarsi all'inevitabilità dell'uso pornografico e per dipingerla come una sfumatura biologica, piuttosto che un fallimento morale.

Ciò solleva, sia gli utenti che la utilizzano che i loro leader religiosi, dalla responsabilità morale per l'uso di essa.

MacInnins e Hodson hanno invece condotto un'affascinante ricerca sulle preoccupazioni religiose riguardo l'uso della pornografia.

Essi esplorarono le reazioni che le persone religiose hanno di fronte ad affermazioni del tipo “gli stati più religiosi utilizzano più pornografia”, rispetto ad aree meno religiose.

È emerso che le persone più religiose sono più inclini a disconfermare questi risultati, insultando i ricercatori come soggetti che sono contro la religione, o per altri fattori morali non religiosi.

Molte persone religiose, in realtà, considerano la pornografia come un problema sociale più significativo rispetto alla violenza, la guerra o il razzismo.

Le persone con i livelli più elevati di fondamentalismo religioso erano incredibilmente più propense a sostenere l'idea di divieti o restrizioni severe rispetto alla visualizzazione della pornografia.

Le persone si trovano quindi a lottare con l'uso della pornografia. Non è da negarlo.

Quello che, per gli psicologi, si pone quindi come fondamentale è iniziare ad aiutare le persone a capire contro cosa stanno lottando e sostenerli nello sfogliare le complesse cause morali, religiose, evolutive e individuali sottostanti tale confitto.

È chiaramente il conflitto tra i valori sessuali religiosi di una persona e la loro scelta di utilizzare il porno che contribuisce alle lotte psicologiche e spirituali.

Da un punto di vista clinico, i terapeuti possono aiutare tali soggetti attraverso interventi mirati, applicando le tecniche della mindfulness, gestione dell'ansia e dell'umore, interviste motivazionali, educazione ed esplorazione morale.

Il problema infatti non è il porno, ma il fatto che le persone scelgono di utilizzarlo senza mai esplorare o risolvere i loro sentimenti morali negativi verso di esso.

Molti soggetti religiosi semplicemente non sono stati preparati con linguaggi o modi adatti a capire ed esplorare tale conflitto, se non scontrandosi costantemente con sensazioni di vergogna, condanna e rifiuto.

Purtroppo, questa è una conversazione difficile da avere, in quanto spesso le persone religiose non sono disposte ad accettare che il problema è nel conflitto religione-porno, piuttosto che la pornografia in sé.

Ricercare una diagnosi o categorizzare l'utente significa, involontariamente, ignorare i problemi morali e religiosi.

Il conflitto tra pornografia e religione sta cambiando; in una recente ricerca si è dimostrato che l'esposizione adolescenziale al porno, in quanto molto più accessibile di una volta, è abbastanza comune, ma che gli atteggiamenti degli adolescenti nei confronti di esso sono diversi da quelli dei loro antenati religiosi più anziani.

Oggi le persone religiose giovani iniziano a rigettare l'idea che il porno sia immorale o un peccato grave, e forse solo in questo modo si potrà iniziare a capire che “bisogna salvare il mondo, e non salvarlo dal porno!”.

Questo articolo non vuole ovviamente essere un attacco alle credenze religiose, anche se molti possono sperimentarlo come tale; questo è solo un invito alla riflessione ed esplorazione di come l'eccesso di una eventuale restrizione sessuale possa determinare dei conflitti interiori dai quali da soli può risultare difficile uscirne.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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