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Schizofrenia e disturbo bipolare: individuato un hotspot epigenetico

Gli scienziati del Van Endel Institute Research nel Michigan hanno identificato un hotspot epigenetico che credono sia collegato ad una forma di psicosi indotta dalla dopamina presente nella schizofrenia e nel disturbo bipolare.

schizofrenia e disturbo bipolare individuato un hotspot epigeneticoI risultati, pubblicati sulla rivista “Nature Communications”, potrebbero offrire ai ricercatori un nuovo percorso per lo sviluppo di trattamenti più efficaci e strategie di screening basate sui biomarcatori.

Più di 100 milioni di persone in tutto il mondo presentano la schizofrenia o il disturbo bipolare, caratterizzati da periodi di allucinazioni, deliri e processi di pensiero irregolare.

Entrambi sono collegati a una sovrapproduzione del neurotrasmettitore dopaminergico, un regolatore chiave del comportamento alla ricerca di ricompense, risposte emotive, apprendimento e movimento.

Sappiamo dagli anni '70 che l'efficacia dei farmaci antipsicotici è direttamente correlata alla loro capacità di bloccare la segnalazione di dopamina. Tuttavia, l'esatto meccanismo che scatena una eccessiva dopamina nel cervello e che porta a sintomi psicotici non è ancora chiaro”, ha spiegato Viviane Labrie, Docente dell'Istituto e autrice dello studio.

Ora abbiamo una spiegazione biologica che potrebbe aiutarci a fare una vera differenza per le persone affette da questi disturbi”.

Il team di ricerca ha scoperto un gruppo di segni epigenetici che stimolano la produzione di dopamina e contemporaneamente alterano le sinapsi del cervello, i centri di informazione che trasmettono messaggi neurali responsabili di una funzione sana.

Il risultato è uno “scossone catastrofico” dell'organizzazione del cervello e dell'equilibrio chimico che alimenta i sintomi della psicosi.

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Quella che stiamo vedendo è un cervello inondato da troppa dopamina che, allo stesso tempo, perde queste connessioni neurali critiche”, ha proseguito l'autrice.

Come molti altri disturbi psicopatologici, la schizofrenia e il disturbo bipolare hanno spesso fasi iniziali o prodromiche che iniziano anni prima di sintomi evidenti.

La speranza dei ricercatori è che le loro scoperte possano portare a nuovi biomarcatori per lo screening del rischio, che consentirebbe quindi un intervento precoce.

Per lo studio, i ricercatori hanno analizzato il DNA derivato da cellule cerebrali di individui con schizofrenia o disturbo bipolare e li hanno confrontati con controlli sani.

Le loro analisi hanno rivelato un gruppo di segni epigenetici in un segnalatore del gene chiamato IGF2, un regolatore critico dello sviluppo sinaptico.

Gli stimolatori sono tratti di DNA che aiutano ad attivare i geni e possono essere i principali attori nello sviluppo di malattie nel cervello e in altri tessuti.

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Questo stimolatore controlla anche l'attività di un gene vicino chiamato tirosina idrossilasi, che produce un enzima che tiene sotto controllo la dopamina.

Quando lo stimolatore viene attivato epigeneticamente, la produzione di dopamina diventa disregolata, causando un eccesso di sostanza chimica nel cervello.

Qualsiasi cambiamento molecolare in questo sito può spiegare perché la psicosi indotta dalla dopamina sia frequentemente accompagnata da un'interruzione delle sinapsi cerebrali, un doppio colpo devastante che promuove i sintomi.

Lo studio è stato controllato per fattori genetici, sesso, etnia, storia del trattamento e influenze dello stile di vita come il fumo, ed i risultati sono stati convalidati in modelli sperimentali della malattia.

Abbiamo utilizzato strategie computazionali all'avanguardia per comprendere gli eventi che si verificano nelle cellule cerebrali che sono alla base dei disturbi psichiatrici”, ha affermato Shraddha Pai, dell'Università di Toronto e co-autrice dello studio.

I nostri risultati sono stati rafforzati da ulteriori studi sui modelli di malattia. Questo approccio globale conferisce peso alle nostre scoperte, che riteniamo possano favorire ulteriori indagini su questo stimolatore del gene IGF2”, hanno concluso le ricercatrici.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

 

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