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Sì, Mona Lisa sta sorridendo! Parola di scienza!

Una ricerca rivela che l’espressione facciale della Gioconda è meno ambigua di quanto si pensasse.


mona lisaÈ, forse, il quadro più famoso al mondo: la Mona Lisa di Leonardo Da Vinci.

Si è a lungo pensato che l’espressione ambigua del volto della Gioconda sia una delle principali ragioni del suo fascino.

Ma Mona Lisa è felice o triste?

Finora, nessuno è riuscito a dare una risposta certa a questa domanda!!

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Gli scienziati del Medical Center -- University of Freiburg, dell’Institute of Psychology of the University of Freiburg e dell’Institute for Frontier Areas of Psychology and Mental Health (IGPP) hanno pubblicato uno studio che dimostra che i soggetti del test percepivano la Gioconda quasi sempre come felice.

Essi, inoltre, hanno stabilito che la valutazione emozionale della raffigurazione dipende da quali altre versioni di essa venivano loro mostrate.


Lo studio.


I ricercatori hanno mostrato ai partecipanti al test il dipinto originale e otto sue versioni, in cui gli angoli della bocca della Gioconda venivano leggermente alzati o abbassati, per creare un’espressione del viso felice o triste.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista online “Scientific Reports”.

Siamo stati molto sorpresi nello scoprire che la Gioconda originale fosse quasi sempre vista come felice. Ciò richiama il parere comune degli storici dell’arte sulla questione”, ha affermato il Dott. Jürgen Kornmeier, studioso del Frontier Areas of Psychology and Mental Health in Freiburg e Eye Center of the Medical Center -- University of Freiburg.


I volti felici vengono identificati più rapidamente.


Il team di ricercatori, guidati dal Dott. Kornmeier e dal suo collega Dott. Ludger Tebartz van Elst, del Department of Psychiatry and Psychotherapy of the Medical Center -- University of Freiburg, ha inizialmente creato otto versioni della Gioconda, che si differenziavano solo per progressive modifiche alla curvatura della bocca.

Gli studiosi, poi, hanno presentato l’originale, le quattro versioni con la faccia triste e le quattro con il volto felice, in ordine casuale.

I partecipanti dovevano indicare, per ogni versione, se percepivano l’espressione del viso come felice o triste, premendo un pulsante, e valutarono, successivamente, quanto fossero certi della loro risposta.

L’originale e tutte le versioni con le espressioni più positive sono state percepite come felici in quasi il 100% dei casi.

In più, i partecipanti hanno identificato le facce felici più rapidamente e con un grado di certezza più alto, rispetto a quanto accadeva per le facce tristi.

Sembra che il nostro cervello sia orientato verso le espressioni facciali positive”, ha commentato la Dott. essa Emanuela Liaci, primo autore dello studio.


La tristezza è relativa.


In un secondo esperimento, i ricercatori hanno mantenuto un’immagine con il minimo della curvatura della bocca come versione più triste, hanno usato l’originale della Gioconda come versione più felice ed hanno scelto sette versioni intermedie, tre delle quali dalla prima prova.

Gli studiosi sono stati sorpresi nel trovare che i partecipanti tendevano a percepire le varie versioni del dipinto come più tristi, quando la gamma di rappresentazioni che erano state indicate mostravano, per la maggior parte, espressioni facciali negative.

“I dati dimostrano che la nostra percezione, in questo caso, del fatto che qualcosa sia triste o felice, non è assoluta, ma si adatta all’ambiente con una velocità sorprendente”, ha spiegato il Dott. Kornmeier.


Considerazioni.


Lo studio fa parte di un progetto più ampio sui processi percettivi, che il Dott. Kornmeier ed il Prof. Tebartz van Elst stanno conducendo presso il Medical Center -- University of Freiburg.

"I nostri sensi hanno accesso solo ad una parte limitata delle informazioni provenienti dal nostro ambiente, perché, ad esempio, un oggetto è parzialmente nascosto, o scarsamente illuminato”, ha precisato il Dott. Kornmeier. “Il cervello deve, quindi, utilizzare queste informazioni sensoriali limitate e, spesso, ambigue per costruire un’immagine del mondo che si avvicini il più possibile alla realtà”.

Sulla base di quanto emerso in questi esperimenti, i ricercatori stanno attualmente studiando come le persone sane eseguano questa costruzione percettiva e se tale processo sia diverso nelle persone con Autismo e Disturbi psicotici.
    

 

 

Fonte: Science Daily

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

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