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SINDROME DA ABUSO NARCISISTICO (Narcissistic Abuse Syndrome)

Grazie al lavoro dedicato da molti psicoterapeuti, è diventato chiaro che vi sia una serie di caratteristiche rilevabili quando si lavora con vittime di abuso narcisistico e che non sono ascrivibili alle caratteristiche di personalità della “vittima”.

SINDROME DA ABUSO NARCISISTICO (Narcissistic Abuse Syndrome)In USA è stata introdotta la Narcissistic Abuse Syndrome (SINDROME DA ABUSO NARCISISTICO), sebbene non ancora ufficialmente riconosciuta, c’è un senso crescente tra i professionisti della salute mentale della necessità che lo diventi presto.

E’ simile al disturbo post traumatico da stress PTSD (disturbo da stress post traumatico e presenta: sintomi fisici, sintomi psichici e slatentizzazioniLa mia posizione, aderente a quella diffusa negli USA , è che non sia indispensabile che la vittima sia “codipendente” o in qualche modo portatrice di ferite infantili.

E’ la relazione abusante stessa a causare i sintomi, non, o non sempre, le caratteristiche psicologiche preesistenti nella vittima, che non va mai responsabilizzata.

La Sindrome da Abuso Narcisistico è sempre caratterizzata da una forma di dipendenza indotta e di origine biochimica, la quale basta da sola a determinare i sintomi conseguenti alla relazione d'abuso (rimando al mio articolo sulla dipendenza relazionale).

Sostengo che il trauma sia "da narcisista", ossia derivi soltanto dal tipo di persona abusante, sopratutto con caratteristiche di personalità narcisista o psicopatica.

La psicoterapeuta americana Kim Saeed afferma che le caratteristiche riscontrabili nella NAS siano:

  • sentimenti di tristezza e disperazione;
  • ipervigilanza e elevati sentimenti di paura e ansia;
  • rapidi cambiamenti dell’umore; aumentata irritabilità e predisposizione alla rabbia, un senso travolgente di vergogna, colpa e autoaccusa;
  • una mente caratterizzata da shock, incredulità e negazione;
  • Confusione e difficoltà di concentrazione;
  • sensazioni di essere disconnessi con l’ambiente esterno;
  • allontanamento dalla propria famiglia o ambiente sociale;
  • inabilità a ‘funzionare’- a volte al punto di perdere il lavoro, la casa, i figli.

Anche nella mia pratica ho riscontrato tratti comuni nelle vittime dopo la violenza psicologica:

  • attacchi di panico,
  • ansia,
  • attacchi di aggressività autodiretta e/o etero diretta,
  • calo dell’autostima,
  • disturbi alimentari,
  • stanchezza cronica,
  • depressione,
  • disturbi del sonno,
  • sensi di colpa,
  • difficoltà di concentrazione,
  • comportamenti compulsivi,
  • necessità di controllo dell’abusante,
  • paura della solitudine,
  • rimuginazione,
  • incredulità,
  • compresenza di sentimenti contraddittori,
  • pensieri omicidi/suicidi,
  • dissonanza cognitiva,
  • perdita della memoria,
  • vergogna,
  • somatizzazioni,
  • l’orrore di aver amato un mostro.

Anche se nel nostro Paese la conoscenza delle conseguenze di una manipolazione emotiva non sono ancora diffuse, anche tra gli addetti ai lavori, è importante cambiare visione e accettare che in una relazione un partner menta, manipoli, abusi al punto da determinare una sindrome ascrivibile al PTSD – disturbo da stress post traumatico, dove il trauma è la relazione ingannevole, fatta di violenze spesso invisibili per quanto sottili. Persone con una vita relazionale sana cadono vittime di vere e proprie truffe emotive e ne pagano terribili conseguenze.

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Sempre negli USA, sono state compiute indagini relative alle modificazioni a livello cerebrale determinate dalla relazione di tipo narcisistico in quanto fonte di stress.

Come afferma M. Murgia, il modo in cui lo stress colpisce il nostro corpo e il nostro cervello ci ricorda le connessioni spesso dimenticate tra la nostra salute mentale e la nostra salute fisica.

Lo stress cronico può deteriorare il corpo e la mente e influire sulla vita quotidiana e sul futuro.

Quando lo stress è continuo, comincia a cambiare il nostro cervello. Lo stress cronico può modificare le dimensioni del cervello, le sue strutture, il suo funzionamento e arrivare persino a modificare i geni.

Lo stress comincia con l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, una serie di interazioni tra ghiandole endocrine che controllano le nostre reazioni allo stress.

Ad esempio lo stress cronico aumenta le connessioni nervose nell’amigdala, che è il centro della paura, e con l’aumento di cortisolo i segnali elettrici nell’ippocampo -che è la zona deputata all’apprendimento, alla memoria e al controllo dello stress- diminuiscono. Non solo, il cortisolo può letteralmente far diminuire le dimensioni del cervello, molto è dovuto alla perdita di connessioni  sinaptiche tra i neuroni e alla contrazione della corteccia prefrontale, che è la parte del cervello coinvolta nella concentrazione, decisionalità, giudizio e interazione sociale. Inoltre vengono prodotte meno nuove cellule dell’ippocampo.

Ciò significa che lo stress cronico rende difficile la concentrazione e la possibilità di imparare cose nuove e mette le basi per problemi mentali seri come la depressione e, col tempo, l’Alzheimer.

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Sono parecchi ormai gli studi che correlano alti livelli di stress a disturbi fisici, come le malattie autoimmuni. Una ricerca svedese pubblicata su JAMA nel giugno 2018 ha evidenziato che a seguito di un evento drammatico (fisico o psichico che sia), che abbia scatenato una sindrome da stress post-traumatico, il rischio di ammalarsi di una malattia autoimmune è del 40% maggiore dei controlli e il rischio di avere più malattie autoimmuni è addirittura triplicato. La causa è la produzione di citochine infiammatorie che porta allo sviluppo di malattie autoimmuni e l'attivazione di malattie degenerative.

A mio avviso, la psicoterapia italiana dovrebbe dare più credito alle attuali ricerche nell’ambito delle neuroscienze, di modo da curare il disagio a partire dall’adesso, senza riscontrare una debolezza psichica a prescindere nel paziente.

La persona andrebbe presa in carico in quanto vittima di un trauma, affetta da una sindrome ben specifica, la NAS, la quale va affrontata con metodi atti a portare sollievo, consapevolezza su ciò che si è subito, informazione ed educazione sulla violenza psicologica.

In un secondo tempo, passati i sintomi più gravi, se lo si riterrà opportuno e se ce ne sia la necessità, si potranno affrontare eventuali traumi pregressi, ferite infantili, elementi inconsci.

 

 

(Articolo a cura della Dottoressa Mina Rienzo, Psicoterapeuta)

 

 

 

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