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Sogni e memoria

I sogni sono necessari per il consolidamento della memoria? È possibile che questi riflettano i processi mnestici?

SOgni memoriaCi sono tre scuole di pensiero o congetture per quanto riguarda il ruolo che i sogni potrebbero svolgere nel consolidamento della memoria: la prima sostiene che non giocano alcun ruolo; la seconda avvalla l'ipotesi che i sogni riflettano processi fondamentali di consolidamento della memoria; e infine la terza ritiene che i sogni siano invece necessari per il consolidamento della memoria.

Rispetto al primo punto, è bene sottolineare il fatto che alcune persone non sognano o comunque riportano pochi sogni e il consolidamento della memoria non sembra essere particolarmente compromesso, anche se si deve ammettere che tale problema non è stato ampiamente studiato.

Gli animali probabilmente non sperimentano lo stesso tipo di esperienze narrative che sono presenti invece negli umani durante il sonno REM, anche se probabilmente fanno comunque esperienza di immagini nel sogno. Essi sembrano comunque funzionare molto bene senza narrare i propri sogni.

Quando guardiamo direttamente al contenuto del sogno negli esseri umani, gli elementi episodici che compongono la memoria episodiche sono in gran parte assenti nei sogni.

Tuttavia, non dovremmo aspettarci di trovare episodi di memoria completamente formati nel sogno se quest'ultimo è causalmente necessario per la codifica di elementi informativi presenti nella memoria a lungo termine.

Bisognerebbe invece indagare su ciò che troviamo nei sogni: immagini frammentate, pensieri, unità o caratteristiche di episodi multi-modali come i protagonisti, lo sfondo, i colori e soprattutto le emozioni.

Le emozioni sono fondamentali per il consolidamento dei ricordi, in quanto inviano informazioni alla memoria circa quali elementi informativi debbano o non debbano essere integrati nella memoria.

La maggior parte degli scienziati sembrano invece sostenere la seconda tesi, ossia che i sogni si limitano a riflettere i fondamentali processi di memoria.

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A favore di tale ipotesi, viene fornito da Nielsen et al. il cosiddetto “effetto lag” del sogno, dove le immagini annesse alle esperienze che hanno avuto luogo circa una settimana prima (5-7giorni) ri-appaiono nuovamente nel sogno.

Presumibilmente le immagini derivanti dalle esperienze della settimana prima vengono selezionate dal sistema per essere memorizzate nella memoria a lungo termine.

I sogni potrebbero quindi essere causalmente implicati nella memoria di consolidamento, almeno per le esperienze emotivamente significative. Pertanto sembrerebbe corretta anche la terza ipotesi.

Il successo della “Imagery Rehearsal Therapy” per chi soffre di incubi frequenti, suggerische che l'alterazione delle immagini oniriche e degli script legati al sogno è necessaria se le immagini emotivamente cariche devono essere integrate con successo nella memoria a lungo termine.

Così, mentre la prima congettura sostiene che i sogni non svolgono alcun ruolo nella memoria, e la seconda che i sogni riflettono semplicemente i processi di memoria, una versione restrittiva della terza ipotesi, ossia che i sogni sono necessari, è quella che sta divenendo sempre più plausibile.

Diversi autori hanno recentemente presentato modelli di come le immagini oniriche potrebbero facilitare i processi di consolidamento della memoria.

Verrà ora menzionato brevemente il modello di Horton e Malinowski, nel tentativo di tener conto del fatto che i sogni richiamano anche le esperienze autobiografiche e i ricordi.

Se si vuole infatti comprendere come i sogni partecipano al processo di consolidamento della memoria il luogo più ovvio da guardare è appunto la memoria autobiografica.

Il meccanismo di base proposto da Horton e Malinowski è che gli elementi multi-modali complessi, necessari al completamento delle esperienze autobiografiche, vengono decomposti duranto il sogno in elementi/immagini decontestualizzate che vengono poi ricombinate in nuovi modi per favorire il consolidamento e la creatività.

Essi scrivono che “la rilegatura delle risorse mnestiche si verifica quando il cervello entra in uno stato di iper-associazione, uno stato riflessivo sia durante il sonno REM che non-REM”.

Lo stato iper-associativo si pensa sia dovuto al rilassamento dei processi esecutivi frontali di controllo durante il sonno, soprattutto nella fase REM.

Horton e Malinowki sottolineano che il processo di decontestualizzazione di tutte queste immagini sconnesse ed elementi frammentati favorisce, più facilmente, il consolidamento nella memoria a lungo termine, perchè ora possono semanticamente connettersi con qualsiasi altro numero di elementi (iper-associazione).

Tutto questo risulta coerente con il modello associativo di Llewellyn e il modello di Nielsen e Levin, i quali sottolinenano che i sogni partecipino anche all'integrazione dei ricordi emotivi e traumatici nella memoria a lungo termine.

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Incubi ripetitivi possono essere quindi concettualizzati come una rottura nel processo di decontestualizzazione.

L'esperienza multimodale originaria autobiografica non è effettivamente decomposta quando si trova nella memoria di lavoro, ma è grazie all'attività del sogno che tenta di integrarsi nella memoria a lungo termine.

Non perdendo però la sua forza emotiva o traumatica l'individuo tende a rivivere l'esperienza più e più volte.

Questi recenti modelli del ruolo del sogno nel consolidamento delle memorie autobiografiche ed emotive hanno comunque bisogno di una maggiore verifica empirica.

Qualora si riscontrasse che i sogni sono in realtà causalmente necessari per il consolidamento della memoria, allora avremo almeno una conferma empirica del funzionamento del sogno, ossia facilitare il consolidamento.

Il processo di decontestualizzazione, in particolare, ha bisogno di maggiori indagini in quanto è fondamentale per il processo di consolidamento delle memoria e poiché cruciale alla comprensione della selezione di ciò che fa e non fa entrare nella memoria a lungo termine.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

 

I sogni sono necessari per il consolidamento della memoria? È possibile che questi riflettano i processi mnestici?

 

Ci sono tre scuole di pensiero o congetture per quanto riguarda il ruolo che i sogni potrebbero svolgere nel consolidamento della memoria: la prima sostiene che non giocano alcun ruolo; la seconda avvalla l'ipotesi che i sogni riflettano processi fondamentali di consolidamento della memoria; e infine la terza ritiene che i sogni siano invece necessari per il consolidamento della memoria.

 

Rispetto al primo punto, è bene sottolineare il fatto che alcune persone non sognano o comunque riportano pochi sogni e il consolidamento della memoria non sembra essere particolarmente compromesso, anche se si deve ammettere che tale problema non è stato ampiamente studiato.

 

Gli animali probabilmente non sperimentano lo stesso tipo di esperienze narrative che sono presenti invece negli umani durante il sonno REM, anche se probabilmente fanno comunque esperienza di immagini nel sogno. Essi sembrano comunque funzionare molto bene senza narrare i propri sogni.

 

Quando guardiamo direttamente al contenuto del sogno negli esseri umani, gli elementi episodici che compongono la memoria episodiche sono in gran parte assenti nei sogni.

 

Tuttavia, non dovremmo aspettarci di trovare episodi di memoria completamente formati nel sogno se quest'ultimo è causalmente necessario per la codifica di elementi informativi presenti nella memoria a lungo termine.

 

Bisognerebbe invece indagare su ciò che troviamo nei sogni: immagini frammentate, pensieri, unità o caratteristiche di episodi multi-modali come i protagonisti, lo sfondo, i colori e soprattutto le emozioni.

 

Le emozioni sono fondamentali per il consolidamento dei ricordi, in quanto inviano informazioni alla memoria circa quali elementi informativi debbano o non debbano essere integrati nella memoria.

 

La maggior parte degli scienziati sembrano invece sostenere la seconda tesi, ossia che i sogni si limitano a riflettere i fondamentali processi di memoria.

 

A favore di tale ipotesi, viene fornito da Nielsen et al. il cosiddetto “effetto lag” del sogno, dove le immagini annesse alle esperienze che hanno avuto luogo circa una settimana prima (5-7giorni) ri-appaiono nuovamente nel sogno.

 

Presumibilmente le immagini derivanti dalle esperienze della settimana prima vengono selezionate dal sistema per essere memorizzate nella memoria a lungo termine.

 

I sogni potrebbero quindi essere causalmente implicati nella memoria di consolidamento, almeno per le esperienze emotivamente significative. Pertanto sembrerebbe corretta anche la terza ipotesi.

 

Il successo della “Imagery Rehearsal Therapy” per chi soffre di incubi frequenti, suggerische che l'alterazione delle immagini oniriche e degli script legati al sogno è necessaria se le immagini emotivamente cariche devono essere integrate con successo nella memoria a lungo termine.

 

Così, mentre la prima congettura sostiene che i sogni non svolgono alcun ruolo nella memoria, e la seconda che i sogni riflettono semplicemente i processi di memoria, una versione restrittiva della terza ipotesi, ossia che i sogni sono necessari, è quella che sta divenendo sempre più plausibile.

 

Diversi autori hanno recentemente presentato modelli di come le immagini oniriche potrebbero facilitare i processi di consolidamento della memoria.

 

Verrà ora menzionato brevemente il modello di Horton e Malinowski, nel tentativo di tener conto del fatto che i sogni richiamano anche le esperienze autobiografiche e i ricordi.

 

Se si vuole infatti comprendere come i sogni partecipano al processo di consolidamento della memoria il luogo più ovvio da guardare è appunto la memoria autobiografica.

 

Il meccanismo di base proposto da Horton e Malinowski è che gli elementi multi-modali complessi, necessari al completamento delle esperienze autobiografiche, vengono decomposti duranto il sogno in elementi/immagini decontestualizzate che vengono poi ricombinate in nuovi modi per favorire il consolidamento e la creatività.

 

Essi scrivono che “la rilegatura delle risorse mnestiche si verifica quando il cervello entra in uno stato di iper-associazione, uno stato riflessivo sia durante il sonno REM che non-REM”.

 

Lo stato iper-associativo si pensa sia dovuto al rilassamento dei processi esecutivi frontali di controllo durante il sonno, soprattutto nella fase REM.

 

Horton e Malinowki sottolineano che il processo di decontestualizzazione di tutte queste immagini sconnesse ed elementi frammentati favorisce, più facilmente, il consolidamento nella memoria a lungo termine, perchè ora possono semanticamente connettersi con qualsiasi altro numero di elementi (iper-associazione).

 

Tutto questo risulta coerente con il modello associativo di Llewellyn e il modello di Nielsen e Levin, i quali sottolinenano che i sogni partecipino anche all'integrazione dei ricordi emotivi e traumatici nella memoria a lungo termine.

 

Incubi ripetitivi possono essere quindi concettualizzati come una rottura nel processo di decontestualizzazione.

 

L'esperienza multimodale originaria autobiografica non è effettivamente decomposta quando si trova nella memoria di lavoro, ma è grazie all'attività del sogno che tenta di integrarsi nella memoria a lungo termine.

 

Non perdendo però la sua forza emotiva o traumatica l'individuo tende a rivivere l'esperienza più e più volte.

 

Questi recenti modelli del ruolo del sogno nel consolidamento delle memorie autobiografiche ed emotive hanno comunque bisogno di una maggiore verifica empirica.

 

Qualora si riscontrasse che i sogni sono in realtà causalmente necessari per il consolidamento della memoria, allora avremo almeno una conferma empirica del funzionamento del sogno, ossia facilitare il consolidamento.

 

Il processo di decontestualizzazione, in particolare, ha bisogno di maggiori indagini in quanto è fondamentale per il processo di consolidamento delle memoria e poiché cruciale alla comprensione della selezione di ciò che fa e non fa entrare nella memoria a lungo termine.

 

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

 

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