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Spiritualità e cervello: la neuroteologia

La neuroteologia studia i correlati neurali delle credenze religiose e spirituali e cerca di comprendere perchè alcune persone sono più inclini alla spiritualità, mentre altre rimangono profondamente scettiche riguardo l'intera idea dell'esistenza di Dio.

la neuroteologia Dio e cervelloSiamo l'unica specie sul pianeta conosciuta per la pratica della religione!

Questa caratteristica è universale tra gli umani: non esiste una nazione sulla terra che non pratica una o più forme di credenze spirituali.

La domanda è: cosa rende il nostro cervello diverso da portarci a praticare la spiritualità? La religione ha un qualche scopo per la nostra specie in termini di beneficio per la sopravvivenza ed il progresso?

Queste domande sono molto filosofiche. Molti pensatori credono che la religiosità sia ciò che distingue l'Homo Sapiens dal resto del regno animale e ha portato la nostra specie a dominare questo pianeta.

D'altra parte, un gran numero di pensatori crede che la religione impedisca il progresso e mantenga la nostra società ad uno stato 'barbaro'.

Non c'è dubbio che la religione abbia avuto un ruolo molto importante nella prima storia umana: fornire le prime spiegazione per l'esistenza del mondo che ci circonda.

La necessità di tale spiegazione evidenzia un passo importante nello sviluppo del cervello e dei processi cognitivi. I tratti comportamentali potrebbero essere rafforzati dall'evoluzione se apportano benefici alla sopravvivenza.

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I ricercatori pensano che l'altruismo, per esempio, sia questo tipo di tratto comportamentale: potrebbe essere svantaggioso per un particolare individuo in una particolare istanza, ma porta vantaggi alla specie in generale.

Il comportamento altruistico è promosso dalla maggior parte delle religioni del mondo. Pertanto, le pratiche religiose avrebbero potuto fornire vantaggi evolutivi anche per gli esseri umani primitivi in termini di sopravvivenza.

Alcune persone sono così profondamente religiose che il sistema di credenze che praticano modella la loro intera vita.

Sarebbe ragionevole presumere che qualcosa di interessante dovrebbe accadere nel loro cervello. È anche molto probabile che questi processi cerebrali siano diversi dai processi cerebrali dei non credenti.

Questo è ciò che la nuova scienza della neuro-teologia intende studiare. La neuroteologia studia i correlati neurali delle credenze religiose e spirituali.

Tali studi, il cui obiettivo è cercare di comprendere esclusivamente l'esistenza di caratteristiche fisiologiche specifiche, possono aiutare a scoprire perchè alcune persone sono più inclini alla spiritualità, mentre altre rimangono profondamente scettici riguardo l'intera idea dell'esistenza di Dio.

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Ci sono già alcune scoperte interessanti nel campo delle neuroscienze che possono aiutare ad aprire la finestra nel cervello spirituale.

Primo, non esiste una singola parte del cervello che sia “responsabile” della relazione di un individuo con il suo Dio.

Come ogni esperienza umana emotivamente intensa, le esperienze religiose coinvolgono più parti e sistemi del cervello.

Diversi esperimenti con l'uso di scanner cerebrali confermano questo punto di vista. In uno studio, a cui hanno partecipato delle suore carmelitane, è stato chiesto di ricordare la loro esperienza mistica più intensa mentre veniva condotta una scansione, mediante neuroimmagine, del loro cervello.

I loci di attivazione in questo esperimento sono stati osservati nella corteccia orbitofrontale mediale destra, corteccia temporale media destra, lobuli parietali inferiori e superiori parietali, caudato destro, corteccia prefrontale mediale sinistra, corteccia cingolata anteriore sinistra, lobulo parietale inferiore sinistro, insula sinistra, e tronco cerebrale.

Allo stesso modo, uno studio di risonanza magnetica funzionale (fMRI) su soggetti mormoni ha trovare aree di attivazione nel nucleo accumbens, nella corteccia prefrontale ventromediale e nelle regioni frontali attenzionali.

Il nucleo accumbens è l'area del cervello associata alla ricompensa; è anche coinvolto nelle risposte emotive all'amore, al sesso, alle droghe e alla musica.

Uno studio recente ha anche identificato una serie di cambiamenti nei volumi corticali regionali che sono associati a diverse componenti della religiosità, come una relazione intima con Dio e la paura di Dio.

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Sembra probabile che le esperienze religiose che cambiano la vita possano essere collegate ai cambiamenti nella struttura del cervello.

Ad esempio, un altro studio ha dimostrato che il cervello degli anziani che hanno segnalato tali esperienze presenta un grado di atrofia dell'ippocampo.

L'atrofia dell'ippocampo è un fattore importante nello sviluppo della depressione, della demenza e della malattia di Alzheimer.

Non è chiaro esattamente come i cambiamenti strutturali nel cervello ed il livello di religiosità si relazionano tra loro.

È noto anche che alcuni farmaci simulano esperienze spirituali. Per esempio, la psilosibina, il principio attivo dei “funghetti magici”, stimola i lobi temporali e 'mima' le esperienze religiose.

Ciò implica che la spiritualità sia radicata nella fisiologia neuronale. Non c'è da meravigliarsi che i composti psicoattivi siano spesso usati in pratiche rituali e sciamaniche in tutto il mondo.

Tutti gli studi che coinvolgono l'imaging cerebrale di persone in stati specifici soffrono ovviamente di un limite importante: è difficile essere sicuri che le persone siano effettivamente in quello stato particolare al momento della misurazione.

Ad esempio, se si misura l'attività cerebrale quando un soggetto dovrebbe risolvere un problema di matematica, non si può essere sicuri al 100% che la sua mente non si stia distraendo invece di concentrarsi sull'attività.

Lo stesso vale per la misurazione di qualsiasi stato spirituale. Pertanto, i modelli di attivazione cerebrali ottenuti attraverso le diverse tecniche di neuroimmagine non dovrebbero essere considerati come la prova definitiva di qualsiasi teoria.

Varie pratiche religiose hanno il potenziale per influenzare la nostra salute, sia in senso positivo che negativo.

È stato notato che le persone religiose, in generale, hanno un minor rischio di ansia e depressione. Questo, a sua volta, è collegato ad un sistema immunitario più forte.

D'altra parte, le persone impegnate in lotte religiose potrebbero sperimentare gli effetti opposti. La ricerca sulla risposta del cervello alle pratiche religiose potrebbe aiutare a sviluppare ulteriormente la nostra comprensione della connessione tra salute e spiritualità.

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

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