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Stile di attaccamento: come cambia nel tempo?

I risultati di un recente studio suggeriscono che, come altri aspetti della personalità, lo stile di attaccamento non è un qualcosa di immutabile, ma esso varia in funzione delle esperienze relazionali, così come dalle varie richieste sociali presenti nei diversi stadi di vita.

stile di attaccamento come cambiano nel tempoNonostante la teoria dell'attaccamento sia stata proposta per la prima volta negli anni '50 dallo psicoanalista John Bowlby, nel panorama odierno della psicologia essa costituisce ancora un caposaldo.

All'interno della teoria, Bowlby evidenziò l'importanza delle nostre prime relazioni con i caregiver, sottolineando come la natura di quei legami saranno quelli che poi modelleranno le successive relazioni con altre persone durante la vita adulta.

Tuttavia, la letteratura ha indagato poco sulle modalità con cui lo stile di attaccamento, inteso come stile caratteristico di relazione con le altre persone, varia durante le diverse fasi della vita.

Un articolo recente, pubblicato sulla rivista “Journal of Personality and Social Psychology” ha cercato di documentare come lo stile di attaccamento varia durante la crescita.

I risultati suggeriscono che, come altri aspetti della personalità, lo stile di attaccamento non è un qualcosa di immutabile, ma esso varia in funzione delle esperienze relazionali, così come dalle varie richieste sociali presenti nei diversi stadi di vita.

Lo studio attuale è una delle prime indagini longitudinali sui cambiamenti di durata nell'orientamento dell'attaccamento e sugli antecedenti di questi cambiamenti”, asserisce il Dottor William Chopik, autore della ricerca.

I dati provenienti da cinque progetti storici, hanno coinvolto sondaggi sulla personalità di 628 cittadini statunitensi nati tra il 1920 e il 1967. Il più breve di questi è durato 9 anni, mentre il più lungo 47 anni.

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Tutti i partecipanti sono stati valutati per molti anni utilizzando il California Adult Q-Sort, uno strumento psicometrico che include 100 item relativi alla personalità.

Chopik e il suo team si sono concentrati su 14 elementi chiave che gli hanno consentito di stilare punteggi per le tipologie di “attaccamento ansioso” e “attaccamento evitante” per ogni partecipante.

Le persone che presentano un attaccamento ansioso temono il rifiuto e sono alla ricerca costante di rassicurazioni; mentre, coloro che presentano un attaccamento evitante tendono a sfuggire dall'intimità, con conseguente difficoltà nel fornire supporto emotivo agli altri.

Punteggi bassi sia nelle dimensioni di ansia che di evitamento rappresentano un segno di attaccamento sicuro.

I ricercatori hanno unito i dati dei cinque campioni insieme, in modo che avessero punteggi per i due stili di attaccamento in un periodo complessivo che copriva 59 anni.

La ricerca passata si era scontrata con il problema delle ricerche trasversali, in cui eventuali differenze tra persone di età diverse potevano essere dovute a differenze generazionali, piuttosto che a tendenze evolutive.

La nuova ricerca ha invece superato questo problema, identificando chiare tendenze legate all'età negli stessi individui nel tempo.

In particolare, il team ha scoperto che l'attaccamento ansioso delle persone tendeva ad essere elevato in adolescenza, aumentando nella giovane età adulta, per poi declinare durante l'età media e la vecchiaia.

L'attaccamento evitante ha invece mostrato meno cambiamenti legati all'età, nonostante inizi con un picco alto nell'adolescenza per poi declinare in modo lineare durante la vita.

I ricercatori hanno ipotizzato che i due stili di attaccamenti potrebbero essere più “marcati” in adolescenza a causa della transizione stressante dall'avere primariamente un legame molto stretto con i genitori per poi ricercare tale legame nel gruppo dei pari e nelle relazioni romantiche.

Hanno anche sottolineato che la metà della vita – quando ansia ed evitamento tendono a declinare – è probabilmente il momento in cui si è maggiormente investiti in vari ruoli e relazioni sociali, e che “l'aumento della sicurezza spesso deriva dal fatto che le persone si sentono più a loro agio nelle loro relazioni, ottengono più conferme che la relazione durerà e via dicendo”.

Nel frattempo, durante la piena età adulta, quando l'ansia e l'evitamento sono in genere più bassi, le persone hanno la tendenza a concentrarsi maggiormente sul qui e ora.

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Questo è confermato, secondo i ricercatori, dal fatto che durante la terza età vi è una maggiore ricerca di vicinanza ai propri familiari e del mantenimento di tali connessioni emotive.

Un altro risultato dello studio è che è in tutti i momenti della vita, trovarsi in una relazione intima tendeva ad andare di pari passo con un punteggio più basso per entrambi gli stili di attaccamento.

I partner romantici premiano comportamenti appropriati e ammoniscono quelli inappropriati”, hanno riferito i ricercatori.

Investendo in questi ruoli sociali, le persone aderiscono alle regole e al comportamento appropriato delle relazioni intime e possono cambiare il modo in cui affrontano le relazioni, divenendo forse più sicure”.

Lo studio ovviamente presenta alcuni limiti, in quanto i risultati si basano sulle medie di gruppo che potrebbero mascherare le modalità idiosincratiche con cui le persone potrebbero cambiare nel loro stile di attaccamento.

Lo studio è inoltre limitato alla sola popolazione Americana, ma presenta comunque un punto di forza.

Il fatto che siano stati raccolti dati da più campioni nel corso del tempo, la quantità di consistenza attraverso i campioni nella stima dei cambiamenti nel tempo dell'attaccamento è ancora più notevole.

Le prove convergenti testimoniano la robustezza di questi risultati, in quanto sono stati trovati in condizioni diverse in campioni raccolti tra il 1936 e il 2016”, hanno spiegato i ricercatori.

Questo fornisce pertanto uno stimolo in più per le ricerche future, compreso il modo in cui le conseguenze dei diversi stili di attaccamento possono variare nelle diverse fasi della vita, e se e come le prime esperienze di vita potrebbero interagire con le tendenze evolutive identificate in questo studio.

Esaminando queste direzioni future e identificando le condizioni in base alle quali cambiano gli orientamenti degli attaccamenti, possiamo finalmente iniziare a prendere sul serio l'affermazione di Bowlby che le esperienze di attaccamento sono importanti dalla culla alla tomba”, hanno concluso i ricercatori.

 

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

 

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