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Stress, cultura e depressione

Perché oggi le persone tendono a sentirsi più ansiose e depresse? Lo stress può determinare l’insorgenza di un quadro depressivo? Quanto possono aver influito i cambiamenti culturali?

Stress cultura depressioneAl giorno d’oggi si sente molto spesso parlare di stress; l’essere immersi in una società in cui la frenesia e la fretta sembrano caratterizzare le nostre giornate, sembra determinare un sovraccarico di stress da cui spesso può risultare difficile uscire.

Molti, infatti, raggiungono un punto di rottura, in quanto l’esacerbazione dello stress vissuto determina un crollo psichico e l’insorgenza di quadri depressivi di varia natura, ossia problematiche di salute mentale che le generazioni precedenti, di nonni e bisnonni, difficilmente sperimentavano, nonostante oggi sia invece molto comune.

Probabilmente 50 anni fa le persone non parlavano della depressione, così come non cercavano il trattamento per essa, anche perché i trattamenti efficaci sono maggiormente disponibili oggi rispetto ad allora.

Forse le persone oggi sono anche più “disposte” ad ammettere la loro depressione, e questo potrebbe essere il motivo per cui spesso ci si lamenti dello stress o dei propri sbalzi di umore.

Per comprendere come mai oggi tali problematiche siano più comuni, potrebbe rivelarsi utile effettuare delle indagini anonime sull’ansia e la depressione, e ancora meglio, interrogare i soggetti sui sintomi caratterizzanti tali condizioni; in tal modo, le persone non dichiarano in modo definitivo la presenza o meno di depressione, ma piuttosto segnalano come realmente si sentono.

A tal proposito, è stato pubblicato un nuovo studio sulla rivista Social Indicators Research, il quale ha coinvolto tre campioni differenti, per un totale di 7 milioni di persone.

È stato riscontrato che gli adolescenti attuali, rispetto a quelli della metà degli anni ’80, presentano una difficoltà a ricordare in una percentuale del 38%; il 74% presenta problemi di sonno, nonché una probabilità doppia nell’aver incontrato almeno una volta un professionista della salute mentale.

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Gli studenti universitari, insieme agli adulti, presentavano problematiche di sonno, scarso appetito e tutto ciò che riguardava la quotidianità era vissuto come uno sforzo.  In un certo senso, tali asserzioni richiamano tutti i sintomi psicosomatici classici della depressione.

Tuttavia, quando ai suddetti soggetti è stato chiesto in maniera diretta se si sentivano depressi, le risposte non differivano da quanto si riscontrava negli anni ’80.

Tutto questo può essere spiegato sottolineando come la maggior parte delle persone non si rende conto, o non possiede conoscenze, rispetto al fatto che la difficoltà di dormire, mangiare o ricordare siano sintomi tipici della depressione.

Molte persone ammettono di essere stressati e sopraffatti dalla quotidianità, ma non si considerano depresse.

Il problema è che lo stress è un fattore di rischio per la depressione, e non sempre la depressione appare caratterizzata da estrema letargia e tristezza, in quanto i sintomi corporei o neurovegetativi assumono un ruolo centrale in tale condizione.

Questo significa anche che l’aumento dei problemi di salute mentale non è causato esclusivamente da una non ammissione di essere depressi, ma da una scarsa informazione e prevenzione di tali condizioni.

I sintomi psicosomatici, spesso trattati da medici di medicina generale, le cui soluzioni sono temporanee, in realtà necessitano di un trattamento approfondito che ripristini il funzionamento dell’individuo.

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Ciò che risulta importante cercare di comprendere è come mai oggi le persone sembrano essere più affette o inclini a sviluppare determinati disturbi.

Da un’analisi della letteratura le motivazioni potrebbero essere differenti tra loro:  innanzitutto le nostre relazioni, così come i legami comunitari appaiono più deboli; siamo più concentrati su obiettivi come il denaro, la fama e l’immagine e questo risulta correlato con l’ansia e la depressione; le nostre aspettative sono troppo alte, probabilmente a causa del porre troppo l’accento sul “si può essere tutto quello che si vuole”, e soprattutto in virtù di una visione di sé eccessivamente positiva.

Probabilmente ci saranno altre ragioni, inclusa la tecnologia, ma quest’ultima non si configura come quella principale.

Ciò che sicuramente appare “allarmante” è che c’è qualcosa di diverso all’interno della nostra cultura che sembra rendere le persone infelici.

Tratto da PsychologyToday

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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