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Stress traumatico e cervello

Una nuova ricerca della rivista "Depression and Anxiety" ha evidenziato come vi siano delle differenze sessuali nelle alterazioni cerebrali di soggetti giovani con disturbo da stress post-traumatico.

stress trauma CervelloSecondo un nuovo studio condotto presso la Stanford University School of Medicine, ha evidenziato come lo stress traumatico influenzi lo sviluppo cerebrale di maschi e femmine in modo diverso.

In giovani con sintomi da stress post-traumatico, si è osservata una variazione tra maschi e femmine nel volume e superficie nell’insula dopo aver sperimentato un trauma precoce rispetto a quelli che non hanno avuto esperienze simili.

L’insula è una regione sepolta in profondità all’interno della corteccia cerebrale che svolge un ruolo chiave nelle trasformazioni interocettive, ossia la percezione delle sensazioni corporee che forniscono il senso della nostra condizione fisica, la regolazione delle emozioni e la consapevolezza di sé.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Depressione and Anxiety”, ed è il primo studio ad oggi che ha esaminato le differenze sessuali nelle suddivisioni dell’insula in soggetti giovani con storie traumatiche.

Curiosamente, molti individui che sperimentano un trauma non sviluppano un disturbo da stress post-traumatico. Le persone che ricevono invece una diagnosi di questo tipo, o hanno esperito un grave trauma stressante nella loro vita presentano pensieri intrusivi in un secondo momento, che sono associati all’evento traumatico.

Questi sintomi vengono definiti intrusivi in quanto indesiderati e sgraditi dalla persona che li sperimenta e possono includere memorie ripetute angoscianti, sogni, flashback, e reazioni fisiologiche e psicologiche prolungate che portano il soggetto a pensare che l’evento traumatico si stia nuovamente manifestando nel presente, anche se è cessato da molto tempo.

A sua volta, l’individuo esposto a traumi che è incline a sviluppare il disturbo da stress post-traumatico eviterà eventuali stimoli associati all’evento traumatico e sperimenterà dei cambiamenti di pensiero e di stato d’animo, così come presenterà un’accresciuta eccitazione fisiologica con iper-attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.

Le ricerche neuroscientifiche condotte precedentemente hanno evidenziato che i cambiamenti nell’insula a seguito di traumi contribuisce non solo allo sviluppo del disturbo da stress post-traumatico ma anche al suo mantenimento.

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Allo stesso modo, si è riscontrato che le donne che esperiscono dei traumi hanno maggiori probabilità di sviluppare il disturbo, ma ancora gli scienziati non hanno ben compreso quali siano i meccanismi implicati.

Nel presente studio sono stati selezionati 59 giovani con età compresa tra i 9 e i 17 anni; la metà dei soggetti presentava i sintomi del disturbo da stress post-traumatico.

I soggetti suddivisi in due gruppi che per semplicità definiremo “traumatico” e “non traumatico”, presentavano caratteristiche simili per alcune caratteristiche quali età, quoziente intellettivo e sesso.

I 30 partecipanti appartenenti al gruppo “traumatico” (14 femmine e 16 maschi) riportavano la presenza di un forte stress traumatico, segnalando più di 2 esperienze di questo tipo o esposizione cronica al trauma.

Utilizzando la risonanza magnetica strutturale (sMRI), i ricercatori hanno scansionato il cervello dei partecipanti e comparato con il gruppo di controllo.

Anche se non vi sono state delle differenze strutturali nelle suddivisioni dell’insula tra uomini e donne del gruppo di controllo, vi erano invece notevoli differenze tra i maschi e le femmine del gruppo traumatizzato.

I giovani del gruppo “traumatico” presentavano invece un volume e una superficie dell’insula maggiore rispetto al gruppo di controllo, mentre le ragazze aveva una superficie e un volume più piccolo rispetto alle donne del gruppo di controllo.

Questa scoperta suggerisce che il trauma non solo influenzi lo sviluppo cerebrale durante lo sviluppo, ma che tale sviluppo differisce tra uomini e donne.

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Il volume dell’insula solitamente diminuisce con l’invecchiamento, e la presenza di un volume ridotto di questa nelle ragazze con disturbo da stress post-traumatico suggerisce che questa parte del cervello invecchia prematuramente a causa, in parte, dello stress traumatico.

Alcuni autori hanno inoltre sottolineato che “possedere una comprensione migliore delle differenze sessuali in una specifica regione cerebrale coinvolta nell’elaborazione delle emozioni, potrebbe favorire lo sviluppo, da parte di clinici e scienziati, di costrutti da indagare circa traumi sessualmente specifici, così come trattamenti per la disregolazione delle emozioni”.

Lo studio inoltre ha evidenziato l’interazione tra natura e cultura, quando si tratta di valutare problemi di salute mentale complessi come il disturbo da stress post-traumatico.

Mentre la maggior parte delle persone non può accedere facilmente ad attrezzature come uno scanner per la risonanza magnetica strutturale, i professionisti della salute mentale e i pazienti hanno la capacità di ricordare come lo stress ambientale si traduce in cambiamenti neurobiologici e che questi cambiamenti differiscono tra i sessi, pertanto un trattamento influenzato dal sesso del paziente si rivelerà molto meno efficace di un trattamento che invece considera le variabili contestuali dello stesso.

Tratto da PsychologyToday

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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