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Tra regole e carezze. Comunicare con gli adolescenti di oggi - Intervista al Dott. Alessandro Costantini

Costantini

Incontriamo il Dott. Alessandro Costantini in occasione dell'uscita del suo libro: "Tra regole e carezze - Comunicare con gli adolescenti di oggi", pubblicato da Carocci Editore.

Il Dott. Costantini collabora da ormai diverso tempo con Psiconline mettendo a disposizione dei nostri visitatori la sua competenza e la sua professionalità ed è con piacere che ci accingiamo a parlare con lui direttamente della sua ultima fatica personale e professionale così da poterne comprendere meglio il significato e le motivazioni di base.

Psiconline:
La prima domanda è d'obbligo, cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Dott. Costantini:
Una considerazione semplice. Frequentando con il mio lavoro, un certo numero di educatori, insegnanti, genitori, ho ricevuto continue richieste sui temi che vengono proposti nel testo. Molti di loro si chiedono come mai è sempre più difficile comunicare con gli studenti….i figli….con i giovani in generale….oppure riscontrano con sempre maggiore frequenza l'aumento di una certa aggressività giovanile…fenomeno riscontrabile fin dalle elementari….verso la quale non sanno far fronte…alcuni poi non si capacitano della inefficacia di alcuni loro comportamenti educativi…e si interrogano su quali siano gli atteggiamenti che possono funzionare…infine c'è l'esigenza di molti di conoscere delle modalità e delle tecniche da utilizzare concretamente….che siano veramente incisive nel modificare in positivo la relazione con studenti e figli.

Ecco… la motivazione alla base di questo testo è la necessità di provare a dare qualche risposta a queste richieste, ma soprattutto di far capire, come riflessione di sfondo che percorre tutto il libro, l'interdipendenza che esiste tra modalità comunicative individuali, ritenute spontanee, a volte al riparo di ogni riflessione critica, e cultura educativa acquisita, proveniente da comportamenti collettivi, esperienze personali o prodotta ex-novo secondo propri semplicistici criteri. Nel libro viene proposta un'analisi critica della relazione adulto adolescente, dove l'azione educativa si responsabilizza alla ricerca di riferimenti concreti che hanno dimostrato una certa efficacia e si modifica nella sua modalità comunicativa, superando la casualità e diventando strategica, in grado cioè di perseguire degli obiettivi precedentemente determinati.
L'educatore viene posto di fronte al proprio comportamento personale e stimolato al confronto con gli schemi educativi del presente e del passato, con le trasformazioni sociali e quelle famigliari, con i fenomeni giovanili e la modernizzazione tecnologica, riscoprendo alla fine, nella comunicazione e nel dialogo, gli strumenti per dare un ordine a questa molteplicità di stimoli.

Nella prefazione di A.Putton e nel testo si fa spesso riferimento al concetto di adultità, ci puoi spiegare perché è considerato così centrale nella relazione con gli adolescenti?

Dott. Costantini:
genitoriGli adulti, quando si incontrano con gli adolescenti nelle diverse situazioni di vita, vanno considerati e si devono considerare, come degli educatori. Nella vita famigliare, scolastica o sportiva, nell'associazionismo o nel volontariato, gli adulti sono portatori di una funzione sociale importantissima. Anche se indirettamente, se non è nelle loro intenzioni e non ne sono consapevoli, svolgono un ruolo di collegamento e di mediazione tra i ragazzi e la società, un ruolo che deve tenere conto della delicata fase in cui si trovano gli adolescenti, di fronte alla loro necessità di avere riferimenti educativi e di crescere avendo dei modelli per inserirsi nel mondo.
Per affrontare questo difficile compito, gli adulti devono mettersi nei panni di educatori attenti e sensibili, interpretando al meglio il proprio ruolo e misurando i propri comportamenti, cercando altresì di confrontarsi con il concetto di "adultità". Concetto che esprime l'espressione di un Sé maturo, consapevole, equilibrato, capace di interagire in maniera adeguata ed efficace con la realtà, propositivo verso gli altri e capace di assumersi, in ogni aspetto di vita, la responsabilità dei propri compiti e comportamenti individuali, affettivi e sociali. L'adultità è un modello ideale per l'adolescente, un modo di essere verso il quale si immagina prima o poi di arrivare superando gli ostacoli legati alla crescita, ritrovandosi alla fine realizzato ed inserito in un futuro che però per lui è ancora lontano da venire.

Per gli adulti è dunque molto importante saper comunicare con i ragazzi. Perché è così difficile?

Dott. Costantini:
Fra le righe della comunicazione quotidiana, gli adolescenti cercano di cogliere negli adulti quei segnali che rispecchiano il modo in cui sono visti e giudicati e che possono essere d'aiuto per percepire e definire la loro identità in formazione. Il desiderio implicito è che il proprio sentimento di autostima ne esca rafforzato, che vi sia un sostegno, un incoraggiamento, un rinforzo psicologico, che vi sia l'accettazione e la comprensione del proprio modo di essere, che sia usato un linguaggio che rimandi un'immagine positiva e di riconoscimento del proprio percorso di autonomia.
E' la ricerca di dialogo con quella figura di adulto ideale con la quale gli adolescenti si confrontano più facilmente. Un adulto valorizzante, comprensivo ed equilibrato, capace di ascoltare e di infondere coraggio, di stimolare all'azione e di essere rassicurante, di ragionare con la mente aperta e non con i pregiudizi, capace altresì di dare fiducia e di esprimere sentimenti, di favorire in altre parole una relazione più intensa, significativa, affettiva. Un adulto che ha sicuramente più probabilità di essere ascoltato, anche dagli adolescenti più ribelli, perché più adatto a liberare le potenzialità positive presenti in ognuno di loro.
Perché gli adolescenti sviluppino appieno le loro risorse bisogna che ogni educatore dia il meglio di sé e si ponga come punto di riferimento, anche se è facile che l'adolescente tenda a idealizzarlo, visto che lo vede come un individuo che ha già compiuto il proprio percorso di maturità e di stabilità emotiva, capace di affrontare con la forza e la sicurezza che a lui manca, i problemi quotidiani e le scelte che riguardano il futuro.

Comunicare risulterà ancora più difficile di fronte a fenomeni come l'aggressività adolescenziale in continuo aumento in famiglia e a scuola. Cosa si puo fare?

Dott. Costantini:
L'uso della comunicazione nella relazione, è lo strumento che viene proposto in questo lavoro per facilitare il rapporto degli adulti con gli adolescenti, nella loro veste di educatori. E' lo strumento che in particolare può essere utilizzato per affrontare e prevenire, attraverso tecniche e piani di intervento scolastico, il fenomeno dell'aggressività, che condiziona e preoccupa l'azione di molti genitori e insegnanti.
C'è una crescente difficoltà di intervento da parte degli educatori che non sanno come rispondere, se non usando dei metodi che risultano spesso inefficaci. Sebbene il fenomeno sia limitato, nelle sue forme più estreme, ad una minoranza di giovani, relativamente alle azioni di teppismo e violenza, ci sono altre forme che tendono svilupparsi in fasce più ampie di giovani. E' il caso dei comportamenti legati alle frequenti trasgressioni e al non rispetto delle regole in famiglia, agli episodi di prevaricazione nelle scuole (bullismo), agli atteggiamenti di incomunicabilità e di ribellione nei confronti del mondo adulto.
Una recente indagine rileva che 22 bambini su 100, dalla prima alla terza elementare, hanno esperienze di prepotenze, la percentuale sale al 30% in quarta e quinta ed arriva al 45% alle medie inferiori.
Il diffondersi di questi comportamenti di aggressività fa sì che i giovani d'oggi vengano vissuti, da parte di molti genitori ed insegnanti, come adolescenti difficili, con i quali non si sa bene come comportarsi.
Il testo vuole proporsi come un manuale per gli educatori che cercano modalità nuove di confronto con i giovani, tenendo conto della complessità che ogni azione educativa contiene se commisurata alle dinamiche relazionali in atto ed al contesto dove essa si sviluppa. Non vengono presentate risposte certe ma opportunità di intervento, la cui utilità è stata sperimentata in varie occasioni, che possono essere usate o meno per affrontare una relazione difficile.

genitori2Come è articolato il libro?

Dott. Costantini:
Nel primo capitolo, si offre una riflessione generale sul ruolo che riveste oggi l'educazione in una società complessa coma la nostra, che sta oltretutto attraversando una fase di rapide trasformazioni. E' una sintetica lettura di come sta cambiando il mondo giovanile, di come gli eventi macrosociali possano incidere sulle azioni educative, di come i cambiamenti e gli effetti che ne derivano, sono capaci di modificare le percezioni ed i comportamenti quotidiani dei giovani e di chi li educa. Una di queste modificazioni riguarda la necessità di ridimensionare l'eccesso di permissivismo nella relazione con i figli, che può essere una delle tante cause della diffusione dei comportamenti aggressivi da parte dei giovani di ogni fascia d'età. Un'altra di queste modificazioni, riguarda l'adolescenza ritardata, quel processo psicologico evolutivo che fa apparire l'adolescente di oggi molto più infantile e immaturo, ma anche più sensibile e reattivo, di quanto fossero i suoi coetanei di una volta.
I due capitoli successivi hanno un risvolto pratico.
Il secondo affronta una specifica forma di aggressività giovanile, il bullismo, che riguarda le prepotenze tra pari. Fenomeno sul quale vengono presentate alcune considerazioni tratte da alcune ricerche, ed un progetto operativo proposto per contrastarne la diffusione, da destinare alle scuole. L'azione prevede il coinvolgimento degli adulti presenti nella scuola, degli insegnanti, dei genitori, del personale non docente, e un'organizzazione degli spazi e dei tempi che faciliti il controllo e lo sviluppo delle relazioni interpersonali. Il tutto fa parte di una strategia tesa a contrastare i comportamenti di prevaricazione, aggressività e violenza da parte dei bulli nei confronti delle loro vittime predestinate.
Il terzo capitolo è una proposta di consigli utili e di tecniche che favoriscono la comunicazione e la relazione con i giovani. Queste tecniche sono state sperimentate da tempo nel nostro paese e nelle scuole di molti paesi europei ed americani in chiave preventiva, come strumento per ridurre i rischi di comportamenti trasgressivi da parte dei giovani. Un dialogo aperto e significativo tra adulto ed adolescente, tra genitore e figlio, tra insegnante e studente, è sicuramente uno strumento in grado di rendere più comprensibile la relazione, di aiutare il ragazzo in difficoltà e di favorire con equilibrio la sua crescita.
In ultimo, nel capitolo quarto, viene presa in considerazione anche la fatica e l'incertezza che ogni adulto vive nel momento in cui deve dire dei no, dare dei limiti. Si tratta di riconoscere una necessità evolutiva senza la quale un percorso di crescita non si sviluppa appieno: i bambini, gli adolescenti, hanno bisogno di limiti, hanno bisogno di regole, perché quei limiti e quelle regole rappresentano un punto di riferimento mentale, una base di partenza per dare un senso ed una interpretazione al mondo che li circonda. Il difficile confronto tra quello che si vorrebbe fare e quello che si riesce a fare può causare contrasti, ma la reciproca attenzione alla sensibilità individuale e alla comprensione, anche attraverso i conflitti, possono aiutare a capirsi di più e favorire la costruzione di un rapporto più vero.

Quali sono le parole chiave e i riferimenti teorici a cui fai riferimento?

Dott. Costantini:
Ho cercato di mettere assieme diversi contributi che mi aiutassero a dimostrare che nei rapporti adolescente-adulto solo la costruzione di un ruolo educativo innovativo, basato sulla comunicazione e sulla responsabilizzazione, può essere capace di fronteggiare un rapporto in continua evoluzione. Tutti coloro che lavorano con gli adolescenti hanno la necessità di confrontarsi su questi temi: insegnanti, famiglie, educatori dei servizi pubblici e privati.
Nella parte pratica ed operativa del testo, l'interattività, è la metodologia che fa da sfondo a tutti gli interventi. Un'azione cioè rivolta al qui ed ora, allo scambio comunicativo, all'interazione espressiva ed emotiva, alla partecipazione. Rivolta ai giovani questa modalità favorisce il confronto e la collaborazione nel gruppo dei pari. E' una modalità che rinforza la percezione positiva del Sé, l'apprendimento di competenze prosociali e favorisce l'acquisizione di eventuali contenuti didattici.
Il quadro di riferimenti teorici fa capo all'approccio sistemico-relazionale per le strategie di intervento psicologico e sociale, all'autoefficacia percepita e all'apprendimento sociale per una visione di comunità educante (Bandura), all'empowerment per promuovere le potenzialità personali e di gruppo in rapporto al contesto visto come contenitore e rete di risorse (Rappaport e Zimmermann), alle metodologie delle pedagogie attive e della psicologia umanistica per un'azione educativa più empatica ed efficace (Maslow, Rogers, Freinet), al ciclo vitale della famiglia (Haley), al metodo per una comunicazione efficace (Gordon) e a quello per la comunicazione socio-affettiva (Francescato-Putton), allo sviluppo di competenze ed abilità prosociali (life skills, OMS), alle analisi sull'intelligenza emotiva (Goleman e Gottman).

 

Intervista a cura di Luigi Di Giuseppe

 

 

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