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Un particolare tipo di brain training riduce il rischio di Demenza.

È stato dimostrato che c’è un esercizio specifico per mantenere attive le menti delle persone.


anzianaSecondo la ricerca, presentata alla Convention Annuale della American Psychological Association, anche se ne esistono diverse tipologie, finora solo un tipo di brain training computerizzato può migliorare la prontezza mentale delle persone e ridurre significativamente il rischio di Demenza.


“L’errore che fanno alcune persone è quello di pensare che tutti i brain training siano uguali”, ha aggiunto la Dr. essa Jerri Edwards, della University of South Florida.

“Considerarli tutti insieme è come cercare di determinare l’efficacia degli antibiotici considerando tutti i tipi di pillole, incluse le pastiglie di zucchero e gli integratori alimentari. Lo stesso vale per questi tipi di esercizi mentali: alcuni funzionano, altri no”.


Dalla metanalisi allo studio ACTIVE.

Vista la mancanza di analisi mirate, la Dr. essa Edwards ha analizzato gli studi che si focalizzavano sull’efficacia di uno specifico esercizio di brain training, chiamato training della velocità di elaborazione, conosciuto anche come training del campo visivo utile (UFOV - useful field of view).

In aggiunta a questa metanalisi, la studiosa ed il suo team hanno condotto lo studio “ACTIVE”, che sta per “Advanced Cognitive Training for Independent and Vital Elderly”, il quale ha trovato che il rischio di Demenza degli anziani era ridotto del 48% in 10 anni, se completavano 11 o più sessioni di questa tecnica di brain training (in particolare, esso era ridotto dell’8% per ciascuna sessione completata).
Questo esercizio altamente specifico è disegnato per migliorare la velocità e l’accuratezza dell’attenzione visiva o la prontezza mentale di una persona”, ha spiegato la Dr. essa Edwards.
Per esempio, durante uno dei compiti, una persona doveva identificare un oggetto (una macchina o un camion) al centro di uno schermo, mentre veniva localizzato un oggetto bersaglio, ad esempio un’altra macchina, nella sua visione periferica. Man mano che le persone diventavano pratiche del compito, il tempo che impiegavano per localizzare l’oggetto periferico diminuiva, anche se gli oggetti diventano più difficili da distinguere.
Questo compito prevedeva, poi, ulteriori difficoltà, ad esempio, il bersaglio periferico veniva circondato da oggetti distrattori, costringendo la persona a fare uno sforzo maggiore per restare concentrata.

In generale, i partecipanti che completarono il training di velocità di elaborazione miglioravano la prestazione nelle misurazioni riguardo il livello cognitivo (attenzione), comportamentale (sintomi depressivi, sentimenti di controllo), funzionale (qualità della vita inerente alla salute, prestazione funzionale) ed il mondo reale (guidare, costi previsti per le cure mediche).

La Dr. essa Edwards ha indicato, in particolare, che la ricerca sulla velocità di elaborazione riguardo la guida è un esempio concreto di come questo training si generalizzi alle attività quotidiane. Gli studi hanno mostrato, infatti, che esso causava un miglioramento nel tempo di reazione, aumentando la consistenza dello spazio di frenata, e che favoriva una diminuzione del 36% nelle manovre pericolose. In più, il 40% delle persone smise del tutto di guidare e ci fu la riduzione del 48% degli incidenti in cui esse erano colpevoli.


Conclusioni.

“Alcuni brain training funzionano, ma non tutti”, ha concluso la Dr. essa Edwards. “Le persone dovrebbero cercare quelli sostenuti da studi approvati dagli esperti. La metanalisi di questo particolare training della velocità di elaborazione mostra come esso possa migliorare il funzionamento delle persone nelle loro vite quotidiane”.

Lo studio ACTIVE consisteva di 2.832 partecipanti tra i 65 ed i 94 anni. Il campione era per il 74% di bianchi ed il 26% di afroamericani. Il 76% di essi era costituito da donne. Anche se la Dr. essa Edwards ha ammesso che il campione non era rappresentativo dell’intera popolazione americana, questa ricerca è la prima prova a larga scala e randomizzata per testare i risultati a lungo termine degli effetti del brain training sulla prevenzione del deterioramento cognitivo nei vari aspetti della quotidianità.
    
            

 


Fonte: Apa.org

 

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

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