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Uomini e accettazione della malattia mentale

Alcune ricerche hanno evidenziato come il processo di accettazione di una malattia mentale sia particolarmente influenzato dal genere, e per gli uomini, l'ostacolo più importante è rappresentato dal concetto di “mascolinità”.

uomini accetazione malattia mentaleL'accettazione di un problema di salute mentale è una delle tappe più critiche e difficili nella vita di una persona.

Diversi autori hanno infatti sottolineato come sia complesso il processo di riconoscimento e gestione delle attività legate ad un problema di salute mentale.

Uno dei risultati della ricerca ha sottolineato come il processo di accettazione sia particolarmente influenzato dal genere.

A tal proposito, nel presente articolo verranno descritti gli ostacoli che gli uomini incontrano nell'accettare un problema di salute mentale.

In prima battuta, essi si scontrano con una mascolinità egemonica; uno degli ostacoli principali per l'accettazione di una problematica di salute mentale è infatti proprio questa.

Con il concetto di mascolinità egemonica, si fa riferimento ad una tipologia di mascolinità, riconosciuta all'interno della società, come modalità più onorevole di essere uomo e rispetto al quale tutte le altre tipologie di mascolinità si devono mettere in relazione.

Questo concetto fa inoltre riferimento al senso di appartenenza che molti uomini sperimentano rispetto alle normative di genere tradizionali come la tenacia, il coraggio e l'invulnerabilità al dolore.

Gli uomini intervistati descrivevano sofferenze silenziose, poiché l'ammissione di un problema di salute mentale poteva essere interpretato come segno di debolezza o vulnerabilità.

Nel versante opposto, alcune donne intervistate, hanno sottolineato tale differenza di genere, asserendo:

a volte penso che sia più facile per le donne avere una malattia mentale rispetto agli uomini, perchè siamo state abituate all'idea di poter piangere o essere emotive. Gli uomini, al contrario, tengono sempre tutto dentro, e non so come facciano a vivere senza esplodere”.

Gli uomini hanno spesso navigato in queste rigide nozioni di mascolinità attraverso un lavoro costante all'interno dei confini della socializzazione di genere tradizionale.

Questo li ha portati automaticamente a pensare che la presenza di un eventuale sintomo o problematica sia da tenere per sé, e preferiscono restare in silenzio in quanto la costruzione dell'accettazione è vissuta come segno di coraggio, forza e flessibilità.

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Dalla ricerca è emerso inoltre un evitamento volontario della ricerca di aiuto. Un'altra sfida chiave nel contesto della salute mentale, riguarda il comportamento maschile del “non chiedere aiuto”.

La ricerca di aiuto attraverso strumenti professionali o di supporto potrebbero invece favorire un maggiore riconoscimento e comprensione di un problema di salute mentale.

Secondo Charmaz e Courtenay, sono molti gli uomini che mascherano le proprie problematiche di salute; vi sono uomini affetti da diabete che preferiscono saltare il pranzo piuttosto che richiedere dei cibi specifici, oppure, dirigenti che nascondono i propri appuntamenti di dialisi ai propri dipendenti per evitare di essere considerati dei deboli.

D'altra parte, molti uomini hanno superato tale conformità di genere, impegnandosi attivamente nel trattamento; e, sorprendentemente, ciò ha comportato il coinvolgimento di donne nel processo di cura.

La donne infatti spesso si pongono come medici di riferimento per la salute degli uomini, soprattutto nella gestione del benessere mentale e fisico, aiutandoli a individuare e rispondere a sintomi che non possono ignorare.

Le donne possono quindi favorire una maggiore accettazione del supporto professionale quando necessario, abbattendo così le rigide norme di genere.

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Un altro aspetto interessante riguarda la soppressione emotiva; all'interno della ricerca, si è osservato che gli uomini possono sentirsi condizionati da tali norme, al punto di respingere o reprimere le emozioni che sono annesse ad un problema di salute mentale.

All'interno di diverse terapie di gruppo, praticate soprattutto con veterani di guerra, l'unica emozione che gli uomini vivevano come socialmente appropriata, e quindi conforme alla loro identità di genere, nonché esprimibile era la rabbia.

I sentimenti dolorosi, come la tristezza e il lutto, venivano invece repressi e celati dalla rabbia.

Questo processo si può ovviamente invertire mediante un processo di accettazione ed espressione dei sentimenti.

Anche l'abuso da sostanze o dipendenze comportamentali possono vincolare l'espressione emotiva.

Questo avviene, in quanto, a prescindere dalla tipologia di sostanza o dipendenza, è una modalità attraverso la quale “intorpidire” il dolore.

Molti uomini intervistati hanno confessato di abusare di sostanze per lenire il proprio dolore:

mi sentivo solo e abbandonato, quindi ho preso la prima bottiglia e ho iniziato a bere, ma senza sapere che non mi sarei più fermato”.

Molti uomini superano questo ostacolo attraverso percorsi di recupero dalla dipendenza, iniziando così ad accettare la malattia e lavorando insieme a professionisti che offrono un supporto psico-sociale ed uno spazio in cui il diniego viene attivamente superato.

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A questo elenco, si aggiungono anche i comportamenti distruttivi per la salute; molti uomini oltre a sviluppare dipendenze comportamentali o da sostanze, possono ricorrere ad altri comportamenti distruttivi come l'omicidio o il suicidio.

Tra gli intervistati, un uomo ha sottolineato che:

se credo di non avere un problema, non prendo la mia medicina, perchè se prima non accetto di averla, allora non posso fare tutto il necessario per tutelare la mia salute”.

La cura di sé e gli interventi per la salute possono quindi servire come alternative a queste barriere legate all'accettazione di un problema di salute mentale.

Nel complesso, è bene però sottolineare che gli uomini sono in grado di affrontare questi ostacoli, accettare la presenza di una malattia mentale, riuscendo così a superarla.

È importante ricordare in queste discussioni di genere, che le differenze possono essere maggiori e più pressanti per gli uomini, soprattutto per la presenza di diverse identità come quelle razziali, etniche, sessuali e così via.

Tuttavia, le discussioni sulle differenze di genere tra uomini e donne rischiano di determinare categorizzazioni sociali di scarso rilievo; possiamo tuttavia capire come la costruzione sociale del genere possa innescare in determinati soggetti alcune sfide importanti per la prevenzione della salute mentale.

Pertanto, le categorie di genere tradizionali possono essere tossiche per tutti; solo attraverso lo sviluppo di nozioni più fluide all'interno di tali categorie, come ad esempio la mascolinità, si può “imboccare” quella direzione sana per il processo e l'accettazione della salute mentale.

 

Tratto da PsychologyToday

 

(Traduzione e adattamento a cura della Dottoressa Giorgia Lauro)

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