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Vergogna o senso di colpa: come distinguerle?

Proviamo a distinguere due emozioni apparentemente simili ed estremamente importanti.


vergognaÈ noto che, quando la vergogna diventa tossica, essa sia un’emozione distruttiva, che consuma la nostra energia e ci ruba la gioia di essere vivi.

Ma questo vuol dire che essa è sempre un qualcosa di brutto?


Cos’è la vergogna.

La Dr. essa Brene Brown definisce la vergogna come “Il sentimento, o l’esperienza, intensamente dolorosa, di credere di essere imperfetti e, quindi, di non essere degni di amare ed essere amati”.

Quindi, questa vergogna tossica colpisce il centro della nostra identità, per cui ci portiamo dentro questa sensazione oscura di essere profondamente imperfetti e difettosi.
Questo è così doloroso, che cerchiamo disperatamente di nasconderci dagli altri e di sviluppare comportamenti compensatori (come cercare il potere e la ricchezza, o scherzare costantemente), per distrarre le persone dall’accorgersi dei nostri difetti (che pensiamo di avere).

Essere paralizzati dalla vergogna ci mette in uno stato congelato, che ci ostacola in diversi modi. Ci sono volte in cui, addirittura, facciamo qualcosa che viola il nostro codice etico e crea dolore per gli altri o noi stessi. Forse abbiamo mandato una mail dura, non abbiamo mantenuto una promessa, oppure abbiamo ecceduto nel mangiare e nel bere.
Tuttavia, se non abbiamo consapevolezza di questi inevitabili errori, non possiamo riconoscere quell’emozione, che ci dice che abbiamo violato i limiti di qualcuno, ferito noi stessi ed abbiamo fallito nel vivere all’altezza dei nostri valori.

Il Dr. John Bradshaw, scrive che:
Di per sé, la vergogna non è cattiva. È una normale emozione umana. Infatti, provare vergogna è necessario per sentirsi veramente umani perché essa ci indica i nostri limiti. […]
Una vergogna sana è il fondamento psicologico dell’umiltà. È la sorgente della spiritualità”.
    

Vergogna o senso di colpa?

Il Dr. John Bradshaw ha affermato: “Il senso di colpa ci dice che abbiamo commesso un errore; la vergogna dice che siamo un errore.
Il primo dice che quello che ho fatto non va bene; la seconda che io non vado bene”.
    
Questo potrebbe essere un modo utile per capire la differenza tra come ci sentiamo quando facciamo un errore, o non raggiungiamo i nostri ideali, dalla vergogna paralizzante di essere un errore.
Possiamo imparare dagli errori; possiamo rimediarvi. Possiamo chiedere perdono, perdonare noi stessi ed andare avanti.

La cosa importante è trovare un qualche modo per distinguere qualcosa dentro di noi, che è estremamente tossico, da qualcosa che può esserci utile e salvarci. Ma è difficile.

Come suggerisce la Dr. essa Christine Evans:
Credo che, per lo più, noi che proviamo spesso quest’emozione tossica ci vergogniamo quando abbiamo fatto qualcosa che ci fa sentire in colpa. È quasi impossibile per noi semplicemente ‘commettere un errore’. Per noi, sbagliare conferma la nostra convinzione di essere uno sbaglio e, quando parliamo di colpa, spesso ci riferiamo ad una vergogna che, però, non sappiamo riconoscere”.

La Dr. essa Evans, quindi, fa una distinzione tra la vergogna sana, che ci mantiene umili e ci ricorda i nostri limiti, dalla vergogna patologica, che è paralizzante ed invalidante.


Se riusciremo a riconoscere ed intervenire sulla nostra vergogna tossica, in modo tempestivo, e, se necessario, con l’aiuto di un esperto, possiamo riuscire a dare valore a noi stessi ed affermare al meglio ciò che siamo.

Così, questa vergogna debilitante comincerà a guarire, riusciremo a distinguerla dalla vergogna sana e a concentrarci maggiormente su quest’ultima, in modo da favorire al massimo la nostra crescita.    
            

 

 

Fonte: PsychCentral.com

 

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

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