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esame amicoUna ricercatrice della Baylor University afferma che gli studenti, a cui vengono riferite delle informazioni, e che le raccontano a qualcuno di lì a poco, ricorderanno persino i dettagli meglio e più a lungo.

Bisogna riprodurre, o rigenerare, attivamente l’informazione, per esempio, parlare con qualcuno dei particolari, invece di rileggere semplicemente il libro o gli appunti e ristudiare di nuovo l’argomento”, ha spiegato la Dott. essa Melanie Sekeres, autrice dello studio, pubblicato sulla rivista “Learning & Memory”.

Una settimana dopo, il ricordo del tema esposto era altrettanto buono”, ha continuato la studiosa. “Quindi, dire a qualcun altro quello che abbiamo imparato è, per gli studenti, un modo molto produttivo di studiare”.

I ricercatori hanno scoperto, inoltre, che dare un breve indizio iniziale sembrava riattivare rapidamente la memoria.

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Gran parte della ricerca sulla memoria esamina come i danni cerebrali o l’invecchiamento colpiscano il richiamo, ma “abbiamo voluto osservare il normale corso del dimenticare nei cervelli sani”, ha aggiunto la Dott. essa Sekeres. “Anche se è stato dimostrato, di volta in volta, che la strategia del ri-dire le informazioni – nota come ‘the testing effect’ – è una tecnica di studio realmente efficace, in questa ricerca si è osservato, per la prima volta, come i nostri ricordi cambiano nel tempo in un determinato gruppo”.


Lo studio ed i risultati.

I ricercatori hanno studiato tre gruppi di studenti universitari, ciascuno con 20 ragazzi, con un’età media di 21 anni.

Ai partecipanti sono stati mostrati 24 secondi di clip estratte da 40 film, in un periodo di circa mezzora.
In seguito, gli studiosi hanno chiesto ai soggetti cosa si ricordavano del film, in intervalli che vanno da diversi minuti a sette giorni dopo.
Lo studio si è concentrato, in particolare, sulla loro capacità di tenere in memoria sia la trama generale del film, che le sue particolarità, come suoni, colori, gesti, sfondo e tutte quelle altre informazioni periferiche, che permettono ad una persona di ri-esperire un evento nei suoi dettagli.

Abbiamo scelto per lo più film stranieri e sconosciuti, assicurandoci che la maggior parte degli studenti universitari non li avesse già visti”, ha aggiunto la Dott. essa Sekeres. “Le clip contenevano brevi scene di normali eventi di tutti i giorni, come, ad esempio, una famiglia a cena, o dei bambini che giocano in un parco”.

I ricercatori hanno scoperto che:

-    Tutti i partecipanti hanno ricordato di meno sia i dettagli, che la sostanza del film, dopo un periodo di tempo più lungo. Nello specifico, hanno dimenticato i dettagli percettivi o ‘periferici’ più rapidamente ed in misura maggiore, rispetto ai temi centrali dei film.

-    Il secondo gruppo di studenti, che ha avuto degli indizi prima che venissero fatte domande sul film, ricordava meglio anche i dettagli periferici. Tuttavia, la loro ritenzione delle informazioni centrali non era molto diversa da quella del primo gruppo.

-    Il terzo gruppo, che ha raccontato il film a qualcuno subito dopo averlo visto, ha ricordato meglio sia le informazioni centrali, che quelle periferiche, anche a distanza di tempo.


Quindi, il metodo del “ripetere” comporta uno sforzo considerevole, ma può valerne la pena.

"Diciamo agli studenti di testare se stessi, sforzatevi di raccontare a qualcuno cosa avete appena appreso. Anche scrivendovi delle domande e poi rispondendovi da soli, si hanno maggiori probabilità di ricordare le informazioni importanti. A confronto, solo ri-leggere, o ascoltare passivamente la registrazione di una lezione, nella speranza di ricordarne gli aspetti più salienti, non è una grande strategia di studio”.


Considerazioni.

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Anche se i ricercatori si sono concentrati su come dare degli spunti e il richiamo attivo dei ricordi influenzino gli studenti, queste azioni potrebbero essere utili a tutti coloro che debbano riattivare dei ricordi.

Se c’è qualcosa che davvero si vuole ricordare, mettetevi alla prova: dite i nomi dei presenti, ad esempio, a quella cena e cosa indossava Tizio, o cosa ha portato Caio”, ha spiegato la Dott. essa Sekeres.

La studiosa ha, poi, aggiunto, che ulteriori ricerche sarebbero utili per determinare come gli effetti del dare indizi e del recupero attivo abbiano una durata di mesi o anni. Il suo gruppo di ricerca sta usando, attualmente, la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI) per esaminare come l’attività cerebrale cambi nel tempo, man mano che i ricordi invecchiano e perdono i loro dettagli periferici.

Identificare i cambiamenti cerebrali, che accompagnano la normale evoluzione del dimenticare nel cervello sano, aiuterà a capire quali sono le differenze tra il normale e l’anormale processo della memoria”, ha concluso la Dott. essa Sekeres. “Bisogna comprendere prima come qualcosa funziona normalmente, per poter tentare di risolvere i problemi”.

 

 


Fonte: PsyPost.org

(Traduzione ed adattamento a cura della Dottoressa Alice Fusella)

 

 

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